Due giorni di festa
Ognissanti e 2 novembre

Non posso fare a meno di ricordare Ognissanti e 2 novembre. La mia Pierina diceva che “tutti i nomi sono belli, basta pronunciarli bene”. Lei ha scelto per me Gianluigi...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Non posso fare a meno di ricordare Ognissanti e il 2 novembre. La prima festa è… popolare e festeggia chi non ha un “nome decente” da celebrare per colpa di genitori fantasiosi o assolutamente privi di fantasia. Circolano certi nomi che non trovi sul calendario, nemmeno a darti una ragione su come si possa “seviziare” un nome sino a ridurlo a un pateracchio di intenti per via di alterazioni aberranti.

La mia Pierina diceva che “tut’i nom’in bèi, basta ciamài pulidu” (tutti i nomi sono belli, basta pronunciarli bene) – lei ha scelto per me, Gianluigi e lei sola mi ha sempre chiamato così; gli altri, confidenzialmente mi chiamavano Gigi (anche papà, amici, parenti e conoscenti) e coloro che non si sentivano così “intimi” mi dicevano (e mi dicono) Marcora. Commentavano ….”si fa fatica a dire Gianluigi, meglio Gigi”.

Quindi, Ognissanti (1 novembre) contiene tutti i “senza nome”, in modo da farli commentare in un laconico “oggi festeggio anch’io“. Tanto per non lasciare fuori nessuno dall’Onomastico, solo al funerale, il prete snocciola durante le invocazioni del “prega per lei o per lui) tutti i nomi dei Santi “normali” invitandoli a pregare per il defunto (o la defunta) e nel bel mezzo delle invocazioni ci piazza il nome del “povero disgraziato” che ha avuto un nome impossibile, anche senza… Santo. Amen!

Siamo al 2 novembre. Lo chiamano a disdoro la “festa dei morti“, ma è sbagliato. Primo, non è una Festa. Poi, come dice anche il calendario, il 2 novembre catechizza la Commemorazione dei defunti. Commemorare vuol dire Ricordare. Lo si può fare per momenti solenni (Liberazione, avvento della Repubblica, Caduti per la Patria), ma essenzialmente e intimamente per i cari defunti.

Queste persone che non ci sono più fisicamente, ma che albergano nel cuore, sono la nostra memoria. Loro vanno ricordati con un senso di gioia per ciò che ci hanno dato: la vita, prima di tutto, l’educazione, la disciplina, l’insegnamento. E ricordare tutte queste “buone cose” non è momento di mestizia, ma attimi di estrema gioia. Ricordare ciò che i nostri cari hanno fatto per noi è un dovuto ringraziamento che dobbiamo avere nei loro confronti. E cos’è, se non gioia, il ricordare attimi di vita inanellati l’uno dietro l’altro in un rosario da inserire nel “libro” dell’esistenza?

Lo dico con Foscolo: “la corrispondenza d’amorosi sensi che unisce il vivo al caro estinto” è sacra. Magari s’è vissuto male, in mezzo al dolore, a calamità inenarrabili, ma avere avuto la vita è un segno di estrema riconoscenza. Almeno per questo si deve capire (sempre con Foscolo) che “le tombe dei morti servono ai vivi” per un dialogo d’anima che altrimenti si perderebbe nell’abulia dell’esistenza.

Non è che si parla a una fotografia posta su una tomba, ma in quel momento, anche grazie a una fotografia si entra nell’anima di chi ci ha preceduto e di chi, per noi, ha speso una vita. Il “dialogo” è di sentimento. Ѐ un fervore di buoni intenti. Ѐ un “sentire” la vicinanza di una madre, un padre (anche di un figlio) che è vivo dentro il cuore. Non importa se “il sonno della morte è men duro, all’ombra dei cipressi confortati dal pianto o dentro le urne”: ciò che conta è la “corrispondenza d’amorosi sensi” che non va mai a toccare momenti tristi, ma si rifugia sempre nel bene e nelle prospettive per il futuro.

Per me, il 2 novembre è giorno di Festa: per il Ricordo, per la Corrispondenza, per i Propositi.

Poi – lasciatemelo dire – il 2 novembre del 1973 sono diventato padre. A ripercorrere quei momenti mi viene in mente la gioia quasi spropositata che provai di fronte a quel piccolo “scrigno” di nome Sabrina. Che dire? Scrissi un Elzeviro che iniziava più o meno così “Ѐ l’ora di morire. Quando la felicità è così grande da somigliare a un fiume in piena che rompe gli argini, non si capisce più qual è il confine fra i momenti di dolore e quelli della piena gioia”. Ogni 2 novembre, in casa mia è “Natale”, a partire dal 1973.

Per i 2 novembre precedenti, sempre e comunque il 2 novembre è un giorno di Festa… Festa solenne!

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