DA NON CONFONDERE
Ognissanti e Commemorazione dei Defunti

Gianluigi Marcora

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Sono alle prese col “solito” ritornello e alla “solita” rettifica che riguarda il primo e il secondo giorno di novembre. Parliamoci chiaro (lo certifica il calendario): l’1 novembre è la festa di Ognissanti e il 2 di novembre è la Commemorazione dei Defunti. Nulla di strano, ma leggere che l’1 novembre è la Festa dei Morti, mi si accappona le pelle: doppio errore in un’unica data. Mi sembra troppo!

Sulla Festa di Ognissanti, nulla da dire. Chi ha un nome e non ha un Santo, sa che l’1 novembre può gioire e festeggiare. In quel “ogni” ci sta sicuramente il “suo” santo e la Festa può ….proseguire.

Sul 2 novembre – invece – c’è da sfatare un vecchio detto; forse una vecchia abitudine o, per dirla in una maniera più “ruspante” …il 2 novembre l’e ‘l dì di morti. Lo “slang” può anche starci, ma non è proprio vero che il 2 novembre è il Giorno dei Morti. Del resto, commemorare vuol dire ricordare con solennità. Chi?

I Caduti, ad esempio. Ma pure le persone care. Coloro che ci hanno voluto bene. I familiari, le persone amiche, coloro che nella nostra vita hanno impresso un “solco” dentro il cuore, mai più rimarginato, il Bene (con la B maiuscola). Per farla breve: commemorare non vuol dire “giorno dei Morti”, ma giorno del “ricordo” o della Memoria che è stato pure utilizzato per ben altra commemorazione.

Poi, da “foscoliano” mi permetto di citare la famosissima “corrispondenza d’amorosi sensi” che Ugo Foscolo esaltò nel Carme “Dei Sepolcri” e che mette in risalto il ricordo del vivo con la memoria del defunto. Per dire che “le tombe dei morti servono ai vivi” per ricordare il Bene che ci hanno voluto, gli esempi che hanno prodotto, l’insegnamento che ci hanno offerto. La “corrispondenza” che c’è tra il “riconoscente” (colui che visita il Cimitero, con umiltà e fervore) e l’anima del Defunto, non la si desume da una foto, o da una candela accesa. E’ realizzata in virtù di una “confessione” a cui è deleterio mentire. Siamo di fronte a due anime in rapporto tra di loro. Non basta un “grazie” detto col cuore. Occorre una metamorfosi tra una promessa e una realtà, dentro una similitudine di pensiero che unisce chi è vivo dentro il cuore e chi è chiamato a rispettare la lealtà dell’amore.

Il 2 novembre è un giorno di Festa. Deve essere Festa grande, altrimenti la “corrispondenza d’amorosi sensi” è falsa ed è falsata da turpiloqui evanescenti che nulla hanno a che fare con l’amore e il rispetto.

Fatemi dire che non si possono dimenticare i morti. Siamo qui, perchè loro c’erano. Ci hanno dato la vita e la vita è ciò di più sacro che possa esistere. Dimenticare chi ci ha dato la vita è far morire loro un’altra volta e procurare una “eutanasia” al nostro spirito combattivo.

Come a misconoscere la Creazione oppure a catechizzare che anche senza Meucci, il telefono l’avrebbe inventato qualcun altro. O che Michelangelo invece della Cappella Sistina avrebbe realizzato un ritratto. O Leonardo, senza lo studio sul volo degli uccelli, avrebbe potuto creare Alitalia e successivamente creato l’aereo. Lasciamo stare il prosaico. E basta davvero a dire che il 2 novembre è il Giorno dei Morti.

Mi sembra una scusa; un palliativo per portare i crisantemi sopra una tomba o un lucidare un monumento per fare “star comode” le bare che contiene. Il 2 novembre non ci vado al Cimitero. L’ho fatto altre volte e m’è sembrato di andare allo stadio, a partita finita. Un defluire di persone che parlottano di tutto, fuorchè realizzare la “corrispondenza d’amorosi sensi” ….. ma quando due persone si amano, come fanno a pensare ad altro, quando sono insieme?

Poi, ho una ragione in più per amare il 2 novembre: oltre a Commemorare chi mi ha donato la vita e chi mi ha voluto sinceramente bene, il 2 novembre del 1973 sono diventato papà…… apoteosi della vita!

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