PROGETTO PRESENTATO ALLA CITTADINANZA
“Ospedale unico sarà polo super tecnologico”. Ma le critiche non mancano

Tanti dubbi, ancora poche certezze sul nuovo ospedale unico. Villa Calcaterra affollata nell'incontro organizzato dal Pd bustocco, alla presenza del Direttore Generale Giuseppe Brazzoli

GIOGARA

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

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Sì oppure no all’ospedale unico di Busto Arsizio e Gallarate. Pienone all’incontro organizzato a Villa Calcaterra dal Pd bustocco, durante il quale è stato presentato per la prima volta il nuovo progetto alla cittadinanza. Ad introdurre la serata, il commissario e consigliere regionale Carlo Borghetti: “L’idea di una grande struttura può rilanciare il settore pubblico – afferma – è interessante però capire come il nuovo ospedale unico si inserirà nel modello di rete ospedaliera del territorio. Le domande sono tante: come si inserirà nel tessuto urbano? Che ne sarà delle due strutture esistenti? L’esperienza ci dice che gli accorpamenti non sempre hanno potenziato il personale”.

Francesco Longo, esperto di Governance Sanitaria dell’Università Bocconi, si presenta così: “Di professione chiudo ospedali”, e poi osserva: “Siamo un paese che sta invecchiando sempre di più; in Lombardia 400mila persone non sono autosufficienti. Il 38 per cento degli italiani ha una patologia cronica. L’età media dei primari è 62 anni, quella dei medici 52. In questo quadro abbiamo bisogno di concentrare la rete ospedaliera in pochi poli specialistici super tecnologici ad alta casistica e di spostare risorse sulla cronicità”.

Presente il direttore generale dell’Asst, Giuseppe Brazzoli che fa il punto sulla situazione: “Regione Lombardia a inizio settembre ha deliberato di dare l’avvio all’accordo di programma. È stato stanziato anche mezzo milione di euro per fare uno studio di fattibilità dove si troveranno la maggior parte delle risposte”. Per quanto riguarda i costi, osserva: “Finché non sappiamo cosa ci mettiamo dentro non possiamo dire cifre”. E sul rischio di un possibile ridimensionamento del personale, chiarisce: “Se lasceranno 1+1 faremo 2,5. Ma se l’1 non ci sarà più, con 0,8+0,8 faremo 2 come oggi. Per fare un esempio, con un solo turno di guardia notturno rispetto agli attuali due di chirurgia generale si può aprire una sala operatoria da 2000, 2500 interventi l’anno. Abbiamo messo insieme la più grande neurologia lombarda, la più grande otorinolaringoiatria. C’è l’opportunità di guardare avanti e mettere a posto la sanità pubblica su questo territorio per una cinquantina d’anni”. Sulla sorte delle sedi vecchie, Brazzoli afferma: “Venderle sarebbe impossibile. La legge 23 dice che dobbiamo garantire servizi di prossimità per la cura dei malati cronici. Quindi direzione generale e servizi centrali potrebbero rimanere lì e potremmo svolgere attività per rimanere vicini alle persone”.

Da parte del pubblico sono numerosi gli interventi critici:  “Le giunte di Busto e Gallarate hanno scelto un’area sul Sempione che ha grosse problematicità perché non è idonea ad ospitare l’ospedale unico – osserva un cittadino – A meno che si pensi di costruire dei mostri in altezza e dimensione che vanno ad interferire con un’area boschiva di pregio. Questi soldi siano distribuiti per migliorare l’assistenza generale sanitaria”.

L’ex sindaco di Gallarate Edoardo Guenzani afferma: “È un piano zoppo perché non tiene conto della destinazione delle aree che vengono dismesse. Diventerebbe un grosso problema per le due amministrazioni”. Cinzia Berutti del Pd bustocco si chiede come la possibilità di creare un’unica struttura ultraspecialistica possa incidere nel rapporto personale tra medico e malato. Interviene anche l’ex assessore bustocco Mario Cislaghi: “Nessun ospedale dismesso è stato riutilizzato. Il territorio va ascoltato, a San Giuseppe abbiamo una situazione particolare, bisogna ragionare su tutti gli aspetti collaterali. Facciamo interventi realistici affinché non ci siano edifici abbandonati a se stessi. La mia preoccupazione è per il quartiere di Beata Giuliana, per la viabilità e le infrastrutture”. Andrea Barcucci di Legambiente osserva: “Credo sia più semplice far spostare un medico che cento pazienti, meglio due sale operatorie funzionanti in due ospedali che una sola. Medici e infermieri si possono spostare ma gli ammalati no”.

La conclusione spetta al consigliere regionale Alessandro Alfieri: “Dobbiamo fare un grosso investimento nella sanità pubblica, a partire da chi ci lavora. Occorre investire nelle nuove generazioni. L’altro grande punto riguarda le liste d’attesa,  pubblico e privato non si parlano. È uno dei talloni d’achille del sistema lombardo”.

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