Assemblea generale 2018 di Confindustria Alto Milanese
“Questo Paese è pro-industria o contro l’industria?”

I mercati hanno emesso il loro verdetto, dopo la pubblicazione dei numeri del Documento di economia e finanza: bocciatura della manovra economico-finanziaria del governo gialloverde, con Piazza Affari sotto di oltre due punti percentuali e lo spread schizzato a quota 305

Luciano Landoni

LEGNANO

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I mercati hanno emesso il loro verdetto, dopo la pubblicazione dei numeri del Documento di economia e finanza: bocciatura della manovra economico-finanziaria del governo gialloverde, con Piazza Affari sotto di oltre due punti percentuali e lo spread schizzato a quota 305.

“La domanda a cui dobbiamo rispondere è solo una: questo Paese è pro-industria oppure o contro l’Industria?”

Giovanni Brugnoli, vice presidente di Confindustria con delega per il Capitale Umano, partecipando alla 73° Assemblea di Confindustria Alto Milanese, è stato molto chiaro e ha espresso tutta la perplessità (per usare un eufemismo) degli industriali nei riguardi delle decisioni governative in campo economico.

“Mandare in pensione 400.000 persone non significa affatto offrire altrettanti posti di lavoro ai giovani. Certi automatismi, nel mondo dell’economia reale, non funzionano. Sarebbe opportuno recuperare alla svelta – ha aggiunto – il senso della realtà. Chi colmerà il vuoto di competenze che si determinerà? Noi vorremmo ragionare sul ‘lavoro di cittadinanza’ e non sul ‘reddito di cittadinanza’. E’ semplicemente assurdo che si contrappongano cittadini e lavoro. Lavorare non vuol dire solo consumare. Il senso dell’impegno, del sacrificio, della responsabilità che fine fanno? Mettere il lavoro al centro – ha aggiunto il vice presidente di Confindustria – vuol dire mettere al centro le persone e le imprese manifatturiere”.

Un vero e proprio appello al “buon senso” quello di Giovanni Brugnoli che è stato anche il filo conduttore della relazione di Giuseppe Scarpa, presidente di Confindustria Alto Milanese.

“Generare il futuro, investire nei giovani, è leadership – ha detto il leader degli industriali legnanesi aprendo i lavori dell’Assemblea, incentrata sul tema “Leadership nell’era digitale”, davanti agli imprenditori che lo ascoltavano nel Teatro Città di Legnano “Talisio Tirinnanzi” -. Mi domando dunque: è coerente con la nostra visione che punta al futuro delle nuove generazioni l’odierna politica per la scuola? E lo è la promessa di un ‘reddito di cittadinanza’? Un trasferimento di risorse così importante, si parla di 780 euro, può diventare un boomerang per un ragazzo in circa di lavoro, che andrebbe incentivato a trovare un’occupazione, ma non con un sussidio per stare a casa, chissà per quanto tempo”.

Insomma, la solita misura assistenziale, condita in salsa populista, concepita più per attirare consensi (e conquistare voti in vista delle prossime elezioni europee del maggio 2019) che per favorire il lavoro.

“Il rischio – ha commentato Giuseppe Scarpa – è che si crei una vera e propria dipendenza che non fa bene a nessuno. Tanto meno a uno Stato, già oberato da un debito pubblico record di 2.342 miliardi di euro, che non può permettersi un ulteriore assistenzialismo, oltretutto permanente, fine a se stesso”.

Gli imprenditori hanno bisogno d’altro, chiedono altro: investire nell’istruzione (nei prossimi 5 anni le industrie avranno bisogno di 270.000 nuove figure professionali) e tagliare il cuneo fiscale.

“Siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa e viviamo il paradosso che la questione industriale è da sempre trascurata. Da noi – ha denunciato il presidente di CAM – l’imprenditore viene definito ‘prenditore’ e continua a essere guardato con sospetto”.

I giovani devono essere motivati e informati in merito alle profonde trasformazioni che hanno caratterizzato e continuano a connotare il mondo delle imprese industriali: “Non riusciamo ancora a far capire ai ragazzi che lavorare in fabbrica può essere appagante, e che non deve rappresentare l’ultima scelta”.

L’ossatura produttiva dell’Alto Milanese è fatta da piccole e medie industrie innovative e, nonostante tutto, competitive e con una forte propensione all’export: degli oltre 5 miliardi di euro di fatturato aggregato delle 439 aziende aderenti a Confindustria Alto Milanese ben il 42% finisce sui mercati di tutto il mondo.

“Qui si trovano spazi adeguati, risorse umane preparate, un ecosistema fertile fatto di una rete di subfornitori in grado di soddisfare ogni esigenza produttiva. Il nostro Alto Milanese – ha sottolineato Giuseppe Scarpa – ha quindi tutte le carte in regola per fare della manifattura la sua vocazione per il presente e per l’avvenire”.

Certo, c’è bisogno di infrastrutture e di una collaborazione con il settore pubblico realmente proficua: la vicenda relativa alla gestione dell’area Tosi, con gli incredibili ritardi che l’hanno funestata e il sostanziale rifiuto di addirittura 3 proposte imprenditoriali di riconversione, dimostra quanto cammino ci sia ancora da compiere.

“Il cantiere per formare i collaboratori di domani – ha rimarcato con forza Scarpa – è sempre aperto. La nostra attenzione in particolare è rivolta alla formazione professionalizzante e post-diploma. La 1° edizione del corso IFTS per il settore calzaturiero ha riscontrato un grande successo. Il 70% degli studenti che hanno aderito è già stato assunto. La prossima settimana partirà la 2° edizione con 25 partecipanti, con la novità che i due migliori studenti avranno l’opportunità di fare uno stage all’estero”.

“L’impresa è il vero motore della crescita e dello sviluppo. Sarebbe opportuno rendersene conto una volta per tutte, abbandonando – ha detto Giovanni Brugnoli – questa condizione di campagna elettorale permanente. Si continua a parlare di pensioni e non si parla di capitale umano e di education. Confindustria chiede da tempo la decontribuzione  per i primi tre anni di assunzione dei giovani e chiede anche più investimenti per l’istruzione tecnica superiore e sostegno all’internazionalizzazione. Solo così sarà possibile assecondare il cambiamento”.

Un cambiamento che nell’era digitale è frenetico e profondo.

“Manager e leader si devono integrare – ha spiegato David Bevilacqua, co-founder e partner di YOROI (società specializzata nella sicurezza informativa) – così da formare il ‘leader connettivo’. Nelle organizzazioni quello che conta è la cooperazione, più che la competizione. Dobbiamo dare ai giovani degli ‘scopi’, ingaggiandoli emotivamente. Abbiamo un passato, abbiamo un futuro e abbiamo una scelta. Possiamo essere – ha concluso David Bevilacqua – il nostro passato ed avere un futuro o possiamo essere il nostro futuro ed avere un passato”.

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