Pagare tutti, pagare meno

Mi ritrovo a trattare un argomento di cui ho già detto la mia più volte: quello dell'evasione fiscale...

Gianluigi Marcora

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Mi ritrovo a trattare un argomento di cui ho già detto la mia più volte: quello dell’evasione fiscale.

Eppure, quando la soluzione al problema è tanto semplice, si accavallano motivazioni assurde che non risolvono affatto il problema, ma lo “truccano” di demagogia e di inutili ripercussioni. Vediamo allora quali possono essere le ripercussioni, prima di riscrivere il mio semplice pensiero.

Si blatera, soprattutto da chi ha i soldi, che “penalizzare i ricchi si rischia di bloccare il commercio“. Non solo: “proibire ai ricchi di spendere, anche la produzione rallenta e si ripercuote sulla classe operaia“. C’è di più: “non siamo in uno Stato coercitivo giacobino, dove chi sbaglia deve essere messo alla gogna“.

Mi fermo qui, per non turbare facili conclusioni di chi le cerca tutte pur di non pagare le tasse. Passo a qualche esempio, per dimostrare che si può “pagare tutti (le tasse) per pagarne tutti meno“. Non prima d’aver respinto i dubbi rivolti ai ricchi che potrebbero “fermare” le fasi della composizione della ricchezza. Chi può, si compra una Ferrari. Se la intesta e paga la dovuta tassa, compreso il dovuto bollo (che ora si chiama tassa di possesso) e mette nella sua Dichiarazione dei Redditi il vero importo pagato (dico “vero” solo per il fatto che la vettura extra lusso è di proprietà di una persona e non di società fantasma che (magari) hanno sede nei “paradisi fiscali”). Anche le ville e i castelli o …le navi devono seguire identica procedura, con indicazione corretta di chi possiede tale bene.

Vediamo ora la “spesa spicciola“: vale a dire la usuale uscita di danaro che ha una famiglia normale. Facciamo qualche esempio: acquisto di un televisore – manutenzione della lavatrice – giornali, bar, e tutto quanto si può acquistare per un consumo giornaliero – assicurazione dell’auto, della vita, della casa, manutenzione del giardino – abbonamento allo stadio – spese dal meccanico, da chi esegue la manutenzione dell’impianto di riscaldamento – le spese mediche, il dentista, gli esami eseguiti in Ospedale, i ticket, i mutui ….. ci mettiamo dentro in tutte queste simboliche spese (a cui se ne aggiungono ovviamente altre) una “pezza giustificativa” …. uno scontrino fiscale, una fattura, una ricevuta che attesti quanto si è riscosso.

Il risultato è quello di ottenere un TOTALE delle spese documentate che devono servire nel momento della compilazione della “benedetta” Dichiarazione dei Redditi. Che si fa, ora? Si somma ogni documentazione di spesa e la si raffronta con le ENTRATE della famiglia (o del singolo, non fa specie). L’importo delle ENTRATE (stipendi, affitti, rendite) meno l’importo delle USCITE determina un risultato che in gergo fiscale si chiama IMPONIBILE. Proprio su questo “imponibile” si applicano le aliquote che determinano l’importo da versare al Fisco in maniera proporzionale al Reddito familiare o della persona che deve pagare le tasse.

Dov’è il trucco? – Di fronte a uno “sforamento” delle spese di fronte alle entrate, lo si giustifica. Non ha senso spendere di più di quanto si guadagna. Dovesse succedere, ecco la “giustifica” legittima e comprensibile. Chiaro che di “voci” di Entrata e di Uscita ce ne sono tantissime, ma quel che conta è l’interesse di chi spende, di documentare la spesa. Oggi, se viene l’idraulica a riparare il rubinetto e chiede 150 Euro in fattura e 100 Euro in nero, certo che chi deve pagare “preferisce” i 100 Euro in nero (alzi la mano chi non l’ha mai fatto). In tal modo, si favorisce l’evasione fiscale e non si ha alcun interesse nella Dichiarazione dei Redditi. Si eviterebbero gli affitti di case in nero e tutto ciò che rappresenta un movimento di danaro.

A questo punto, “tutti pagherebbero le tasse e tutti pagheremmo meno”. Anzi: togliamo il condizionale e mettiamoci pure il ….presente! “Tutti pagano le tasse e tutti pagano meno”.

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