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A Palazzo Gilardoni il bambino che si offrì come ostaggio sul bus dirottato: “Ho fatto la cosa giusta”

“Ho fatto la cosa giusta, non ci ho pensato due volte”.
Nicolò Bonetti, il 12enne che volontariamente si è offerto come ostaggio a Ousseynou Sy sul bus dirottato a San Donato Milanese, ha ricevuto un riconoscimento dal sindaco Emanuele Antonelli per il suo gesto coraggioso.

Accompagnato dal padre a Busto Arsizio, città di origine della nonna materna Marisa, è stato accolto a Palazzo Gilardoni sabato mattina. Il primo cittadino gli ha donato alcuni gadget de “Il bello di vivere a Busto” e lo stemma della città.

Una delegazione delle donne di “Fratelli d’Italia”, che ha organizzato l’iniziativa, ha consegnato a Nicolò una targa con la dedica al “piccolo grande eroe nel cui cuore scorre anche sangue varesino”.

Hai fatto una cosa bellissima, sei un eroe ma non montarti la testa – gli ha detto sorridendo il sindaco – lunedì ti chiamerò per sapere come è andata la verifica, che è la cosa più importante”.

Nicolò ha ripercorso, con estrema calma, quell’ora di terrore: “Al mercoledì facciamo educazione fisica. L’autista del pullman doveva sempre fare una particolare manovra per tornare indietro. Quel giorno però ha detto a tutti di allontanarci dalle porte ed ha urlato: ‘Qui nessuno esce vivo’. Ha mostrato un coltello e ci ha ammanettato con delle fascette. Erano abbastanza semplici da staccare e io sono riuscito a liberarmi. Poi ha preso di forza una mia compagna e ha chiesto chi volesse offrirsi come ostaggio, tutti avevano paura e io mi sono volontariamente consegnato. Ha imboccato la Paullese e si fermato per prendere la benzina e spargerla sul pullman. A tratti ci diceva di stare tranquilli e due minuti dopo gridava che ci avrebbe ammazzati tutti. Nel frattempo, un mio amico è riuscito a prendere un cellulare che era caduto per terra, l’ha passato a Rami che ha telefonato ed ha comunicato la nostra posizione esatta. È stato bravissimo. Verso Milano, le forze dell’ordine hanno fatto un posto di blocco e sono riusciti a fermarlo. I Carabinieri hanno rotto i vetri con i manganelli, io e i miei compagni siamo scappati. Siamo stati tutti eroi, dal primo all’ultimo. Rami è un grande, ha fatto un gesto eroico. Ora abbiamo già dimenticato tutto”.

Il padre di Nicolò, Gianluca, ricorda gli interminabili minuti in cui scopriva cos’era accaduto  ma ancora non conosceva quale fosse la sorte del figlio: “Sono stato il primo genitore ad arrivare. Devo dire che sono stati tutti bravi ma encomiabili sono state le forze dell’ordine”.
Nicolò, mercoledì 29 maggio, è atteso a Roma, invitato insieme a tutta la classe da Papa Francesco. Insieme a Rami e ad alcuni suoi compagni che si sono distinti per il coraggio in questa terribile avventura, ha incontrato, per un gelato, anche il ministro dell’interno Matteo Salvini.