CONVIVIALE AL MUSEO DEL TESSILE
Il Panathlon all’Agorà della Scherma. Protagonista il Kendo

Incontro dal titolo “Kendo. La Via della spada” a cura del maestro Claudio Regoli e del suo staff

Ottavio Tognola

BUSTO ARSIZIO

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Il Kendo esprime l’essenza delle arti da combattimento giapponesi. A farlo conoscere, nelle sue peculiarità, non poteva che essere l’Agorà della Scherma, grazie a una società sportiva che rappresenta una vera eccellezza, per la ricchezza dei suoi contenuti tecnici, dai cimeli ai trattati, dalle armi alle attrezzature.

Se il Museo della Scherma esiste, lo si deve in primis al Presidente della Pro Patria Scherma Cesare Vago, premiato dal Presidente del Panathlon “La Malpensa”, Enrico Salomi.
È il papà dello sport bustese, con oltre cinquant’anni di presidenza societaria e le sue meravigliose novantadue primavere, come ribadito proprio nel giorno della festa del papà dal’Assessore allo Sport di Busto Arsizio, Gigi Farioli, ospite del meeting del Panathlon “La Malpensa”, affiancato dal figlio Marino Vago e dal maestro Giancarlo Toran che dell’Agorà è il curatore e il protagonista della sua continua crescita e ricerca di  nuovi preziosi cimeli.

Anche il Kendo è presente all’Agora e una dimostrazione pratica è stata fatta dal Maestro Claudio Regoli con con tre kendoka davanti ai panathleti, che ne hanno ammirato l’abbigliamento in stile tradizionale giapponese e l’armatura (il bogu) che protegge specifiche parti del corpo che fanno da bersaglio ai vari colpi: la testa, i polsi e i fianchi.
La testa è protetta da un elmo stilizzato chiamato men, con una griglia metallica a protezione della faccia, mentre strati di pelle e tessuto coprono la gola così come le spalle e parte del collo.
Guanti imbottiti proteggono polsi e mani; un corpetto il torso, il punto vita e la zona inguinale: è il tare, costituito da tre lembi di tessuto posti in verticale.

Il Kendo, diverso dalla scherma tradizionale, disciplina il carattere umano attraverso l’applicazione dei principi della spada (Katana), formando mente e corpo con un addestramento corretto e severo e non è visto come una tecnica di combattimento, ma come un percorso di crescita personale.
Chi lo pratica deve essere grato al compagno che lo colpisce, perché gli mostra i suoi punti deboli, e deve colpire con spirito di generosità.

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