“Panzanighe”

Le chiamavano "panzanighe", roba da ridere, filastrocche, modi di dire, invenzioni locali, usi ......  "chiamale se vuoi....emozioni" (questi sono versi di Mogol per la canzone di Battisti). Ora diamo spazio a due filastrocche che si cantavano o si declamavano allora, "ai tempi miei" o "roba de noaltri" (Nino Manfredi)

Gianluigi Marcora

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Le chiamavano “panzanighe“, roba da ridere, filastrocche, modi di dire, invenzioni locali, usi ……  “chiamale se vuoi….emozioni” (questi sono versi di Mogol per la canzone di Battisti). Ora diamo spazio a due filastrocche che si cantavano o si declamavano allora, “ai tempi miei” o “roba de noaltri” (Nino Manfredi).

La prima: “auliùlè, catamusè, cataprufita lusinghè, tutlulèm blem bleau, tulùlem, blem bleau“. La traduzione non c’è. Si usava quel “detto” per la conta; quando si dovevano formare le squadre per la partita a pallone o per il gioco del “nascondino” per sapere chi “c’era sotto” per la prima partita, mentre tutti andavano a trovare qualche “riparo” (nascondiglio) per poi balzare fuori e correre a un ipotetico “fòa par mèn” (fuori per me) o ingaggiare una corsa con chi “era sotto” che poteva dire semplicemente il nome di chi aveva “scorto” dal nascondiglio.

Da lì in avanti, era “sotto” chi s’era fatto scoprire e doveva iniziare la conta.

La seconda: “piziga, muliga, la gatta l’ha riga – riga rigon – faseau da mèlon – sabat de sera g’ha canta’l gàl, fora la musca dentar ul càvàl“. Due piccole precisazioni, prima della traduzione dal  ….. Bustocco. Il “sabat de sera” è tipicamente …milanese (a Busto Arsizio avrebbero detto “sabatu da sìa” e non “sabat de sera” – “fora la musca” è sempre espressione milanese; a Busto avrebbero detto “fòa”  riferito alla mosca, per dire fuori.

Se ne deduce che …. tutto mondo è paese e che le “copiature“: esistono dappertutto e a ogni livello. Oppure, le “copiature” possiamo chiamarle “evoluzioni della Lingua o del Dialetto“. Più elegante.

Ci siamo con la traduzione: “piziga” vuol dire pizzica ….il gioco si fa mettendo la mano aperta sul tavolo, col palmo rivolto in basso. L’adulto, di solito, gioca col bimbo e lo scopo del “gioco” è quello di fare in modo che a ogni giro della cantilena, si “sottrae” un dito dalla mano, “nascondendolo” all’interno, cioè, piegando il dito sotto il palmo della stessa mano.

Sul “muliga” c’è da commentare nulla….è parola intraducibile (chi dovesse conoscerla, ce lo faccia sapere – grazie), “la gatta l’ha riga” frase sconnessa: che ci “azzecca” la gatta con la riga? Poi si ribadisce il “riga – rigon” e qui si evince che si tratta di una “riga” (linea) con tanto di accrescitivo (rigon), Poi “faseau da melon” (fagioli di melone) ….visto mai il melone che produce fagioli?

sabat de sera” l’abbiamo già detto; è “sabato sera” …..”g’ha canta’l gàl” sentito mai un gallo che canta il sabato sera? Chiaro che qui si tratta di ….ossimoro. Un gallo che canta di sera (e per giunta, di sabato) o è ubriaco, o s’è “fatto”, oppure deve essere portato dal veterinario per potergli regolare “l’orologio …bionico”. E ci tuffiamo in un’altra …pazzia, costituita dal finale della filastrocca: quella del “fora la musca dentar ul cavàl” tradotto in “fuori la mosca, dentro il cavallo” ….non si sa da che e non si sa …. da dove, la mosca deve uscire e dove metterci il cavallo.

Due semplici “modi di dire” utilizzati per giocare, per far ridere, per stare insieme, per sorridere coi pargoli, per condividere con chi si vuol bene, con chi si vive. Il “non sense” lo si è sempre usato. Non è che lo si trova in giro solo ora. Addirittura ho trovato nella seconda filastrocca, due parole che mi …. coinvolgono nell’attualità. Sono “rigon” e “mosca” e non scrivo la motivazione. Solo due piccole frasi che chi è “coinvolto” dovrebbe tenere presente e ci deve meditare sopra. Non si può piacere a tutti. Non “tutti” hanno “buon gusto” e vivono nella loro balordaggine.

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