TRACCE DI CULTURA
Paolo Balzarini, scrittore di storie di lago e dell’anima

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Nascere e crescere lungo le sponde dei nostri laghi, in un clima dolce ed esclusivo, favorisce l’insorgere nella personalità e nella scrittura degli autori che narrano vicende che in questo ambiente si svolgono, di una attenzione particolare alla natura singolare che abbiamo la fortuna di avere attorno, e all’umanità delle persone che abitano i nostri luoghi e che diventano poi i personaggi dei loro libri.

Non può essere altro che la sensibilità e la curiosità ciò che muove lo scrittore a raccontare le vicende di umanità e di anime che vivono in un tempo dilatato, rallentato, attento all’individuo, in un contesto che ha ritmi e fascino propri e che lascia spazio a domande e a riflessioni che necessitano di tempo per sé e per la propria anima sempre alla ricerca di risposte vere ed esclusive.

Paolo Balzarini, classe 1965, nato ad Angera, che ha trascorso la sua vita tra Taino, Varese e Sesto Calende, che dei luoghi del lago e dintorni conosce tutte le pieghe, dopo decenni di vita dedicati alla progettazione e ai brevetti, si dedica alla scrittura in modo accurato, trovando in essa sfogo e missione.

Il suo intento, infatti, è parlare del cammino che ogni essere umano deve fare nella propria crescita personale, operando scelte e cambiamenti con fiducia e con la “coscienza” manzoniana che un fine migliore è sempre pronto per chi sa vedere il proprio destino come una tela da tessere in cui l’impegno e la fiducia sono fattori indispensabili.

Essere editori significa porsi davanti alla scelta del pubblicare o no i testi proposti in lettura dagli autori, avendo il fiuto istintivo di prevedere se i libri pubblicati incontreranno il favore dei lettori, perché al di là della visione commerciale, l’editore, quando è un buon editore, è un lettore.

Abbiamo conosciuto Paolo Balzarini quasi per caso al Salone Internazionale di Torino qualche anno fa. Aveva le fotocopie del suo primo libro sottobraccio e desiderava conoscerci.

Ci siamo piaciuti reciprocamente, perché il suo merito è, tra gli altri, presentare un testo già curato, corretto nella esposizione, completo nella fabula, pronto per l’editing finale, perché Paolo Balzarini lavora in modo sistematico, come gli scrittori di maggior fama, e non in modo estemporaneo o casuale, dedicandosi alla scrittura in modo metodico e con tempistiche quotidiane.

Dopo i suoi romanzi d’esordio, “Via Cadorna, 41 bis” e “Le Gatte di via Sara“, è ora in prossima uscita “70 volte 7” (tutte le opere sono pubblicate da TraccePerLaMeta Edizioni con la cura editoriale di Ilaria Celestini, critico letterario e direttore editoriale della casa editrice) e intervistiamo Paolo Balzarini per conoscerlo meglio e sapere da lui cosa si prova ad avere ottenuto così ampi riconoscimenti per i suoi romanzi da parte di numerose giurie di Premi Letterari in ogni parte d’Italia.

 

Qual è il motivo di fondo ispiratore della sua scrittura?

Ho scoperto la scrittura quasi per caso, anche se sono convinto che il caso non esiste. Una persona è pronta a scrivere quando ha talmente tanto da dire, che non riesce più a contenere quello che ha dentro. Tutto diventa naturale e le sensazioni, le emozioni, tracimano dal cuore, sotto forma di pensieri. Detto così potrebbe sembrare un atto di liberazione, personalmente l’ho vissuta più come un’esigenza di condivisione. Dopo le prime esperienze, mi sono convinto a continuare soltanto quando ho capito che non facevo fatica, anzi mi divertiva. Se diventa faticoso, meglio smettere. Per me scrivere è un’esigenza dell’anima e frutto di ispirazione, pertanto il merito personale è marginale.

Come si articola il “messaggio” attraverso le tre opere già pubblicate che potremmo definire una trilogia spirituale?

È un messaggio ovviamente in evoluzione. Nel primo romanzo il tema è abbastanza semplice, ed è quello della speranza. Il protagonista lotta per il suo obiettivo, spesso senza un filo conduttore, ma lasciandosi trasportare da eventi apparentemente casuali. L’essere trasparente, a tratti ingenuo, è la sua salvezza e lo porterà a diventare qualcuno. Quel qualcuno, che invece imprigiona la protagonista del secondo romanzo, dove l’irrequietezza interiore diventa il vero motore del riscatto. L’avere tutto comporta spesso non avere niente ed aprire gli orizzonti diventa fondamentale per ritrovare una felicità che lei aveva dimenticato. Così inizia un percorso di guarigione, attraverso l’introspezione, ristabilendo le giuste priorità, comprese le relazioni con gli altri, perse ormai da tempo. Guarigione che è presente nel terzo romanzo sotto un’altra forma, un po’ più complessa e articolata, quella delle relazioni con il nostro albero genealogico. Attraverso la meditazione e il perdono si vengono a sanare dinamiche ancora aperte, che i nostri avi non hanno saputo superare quando erano in vita. Situazioni che spesso incidono sulla nostra quotidianità e di cui non ci rendiamo assolutamente conto. Tre messaggi: la speranza nei propri sogni, il riscatto per una nuova felicità e il perdono che arriva da lontano; e un unico denominatore comune, l’amore.

Che senso ha offrire alle donne e agli uomini del nostro tempo una visione positiva del vivere, imperniata sui valori di una Fede profonda che indirizza, sostiene e aiuta a sperare?

Mi considero spirituale, in contrapposizione ai materialisti. Le religioni spesso ci presentano una fede da vivere nella costrizione di norme e precetti, limitando la sfera d’azione della vera Fede, intesa come fiducia che crede nell’impossibile, sostenuta dalla parte divina che è in noi. Noi siamo il tempio di Dio, indipendentemente dal nostro credo religioso, e vale anche per chi pensa di essere ateo, perché, inconsapevolmente, rimane uno strumento della Creazione. Tuttavia, bisogna riconoscere che la Fede non è il fondamento esclusivo di un vivere onesto e irreprensibile. Non è solo una questione di principi, perché basta osservare i Codici promulgati nei vari Stati e si ottengono cittadini modello, aggiungerei cittadini onesti, ma spesso troppo tristi. Prendere consapevolezza della propria parte divina è invece un’altra cosa, è scoprire i nostri veri talenti, da condividere con gli altri nel nostro quotidiano. È un’esplosione di vita, aiuta a liberare e a perseguire i nostri sogni, concilia il rispetto verso gli altri con le nostre sacrosante libertà. Ci sprona a gioire, a sperare, a perdonare e ad affrontare la morte sotto un’altra ottica, perché non è più la fine di tutto. Per questo si cambia prospettiva e si ha una visione positiva del vivere. Riuscirci non è facile, perché è un cammino, e il fine è semplicemente quello di essere persone oneste, ma felici e appagate.

Quali premi letterari ricevuti hanno maggiormente soddisfatto l’ego di Paolo Balzarini uomo e scrittore?

Fare confronti è sempre antipatico. L’annuncio di un premio è motivo di soddisfazione, al di là del piazzamento, tuttavia il primo, ottenuto a Roma nell’autunno del 2016, per ‘Via Cadorna 41 bis’, rimane indimenticabile. Arrivando secondo fra gli inediti, avevo ottenuto, oltre la pergamena, anche una coppa, che non ricordo se tenevo stretta più con orgoglio o imbarazzo, durante il viaggio in metropolitana, al rientro verso l’hotel. Tutti mi guardavano strani … Ogni premio, e in due romanzi ne ho conseguiti undici, mi ha lasciato un’emozione e un ricordo legato alla città dove l’ho ritirato. Napoli, ad esempio, mi ha letteralmente stregato, spero di tornarci presto, per altri riconoscimenti.

Incontreremo Paolo Balzarini presso la Libreria Boragno BustoLibri via Milano 4 A Busto Arsizio il 18 novembre p.v. alle ore 10,30

La presentazione sarà introdotta da Paola Surano per TraccePerLaMeta Edizioni e interverrà Ilaria Celestini, direttore editoriale di TraccePerLaMeta Edizioni e critico letterario.

Tutti sono invitati.

 

Anna Maria Folchini Stabile

Paola Surano

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