Oltre 1.600 le copie vendute di “VOLARE”
Pasqua ha portato bene

Milleseicento persone hanno in mano il mio libro. Che dire? Mi sono piaciute soprattutto le critiche. La gente legge ma non si limita a recepire il “messaggio” dell’autore

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Pasqua ha portato bene: sono oltre 1.600 le copie vendute di VOLARE. Milleseicento persone che hanno in mano il mio libro. Che dire? Mi sono piaciute soprattutto le critiche. La gente legge (altro che da noi, non si offre spazio alla Cultura), ma non si limita a recepire il “messaggio” dell’Autore. Molte persone telefonano, mandano mail, commentano su Facebook il contenuto del libro e ciò mi fa soltanto piacere. Certo che andare in tutte le librerie d’Italia e del Canton Ticino non è cosa da poco e lì, il bilancio lo si potrà redigere dopo un anno di apparizione. Lo catechizza il contratto di Edizione. Le 1.600 copie di cui sopra sono relative alle copie vendute in Busto Arsizio e nei Comuni del Medio Olona; quindi, c’è da essere soddisfatti.

Ci verrebbe da aggiungere qualche considerazione su gente scellerata che ha sempre da dire su tutto e tutti e non lo facciamo. Vuoi per orgoglio personale, ma vuoi pure per quel senso di accondiscendenza a taluni  insegnamenti ricevuti da persone care, in primis la mia Pierina. Ricordate? “cerca sempre la rivincita e mai la vendetta” come ho scritto nel libro di poesie dal titolo DI NUOVO QUI edito nel 2010. Mi fa piacere di chi mi ha scritto “non trascuri mai la tua Pierina” ed è vero. Qualcun altro aggiunge “perché non la chiami espressamente mamma?”. Rispondo quindi a entrambi. La mia Pierina mi ha insegnato a NON essere un mammone. Gliene sono grato. Con lei ho sempre avuto un rapporto conflittuale …. intendiamoci non è che ci accapigliassimo o sconfinavamo nell’insulto… guai al mondo. Il “conflittuale” significava per noi una netta posizione sulle rispettive idee… lei da mamma, io da figlio. E buon per me che a vincere era lei per il 90% e per il restante 10% si registrava un pari per il 6% e vittoria mia per il 4%.

 

La mia Pierina soleva dire “ti lascio sbagliare sino a quando posso aiutarti a cambiare opinione, ma se devi sbagliare per rovinarti la vita, allora ci sono io” …. cara grazia aver avuto una mamma così. Lei andava per le spicce, da autentica contadina orgogliosa e amante delle “cose sue” a oltranza. E dentro quelle “cose sue” c’ero io. Lei, su di me esercitava ogni diritto (mai da despota, ma col ragionamento), ogni dovere e quell’amore sviscerato che ogni buona mamma deve (dovrebbe) attuare nei confronti dei figli. Un solo esempio: all’oratorio mi ero azzuffato con due compagni. Nella baruffa ebbi la meglio su entrambi (ero più grosso di loro) e don Guido piombò su di noi come un falco sulla preda. Senza sentire ragioni, mi mollò due ceffoni (di quelli che lasciano il segno) e fece nulla contro i miei compagni di botte. Non piansi, ma avrei voluto farlo. Strappai sotto lo sguardo del prete la “Tessera di presenza” e minacciai di non tornare più all’oratorio. E me ne andai.

A casa, mamma mi chiese ragione della maglietta rotta, delle dita sbucciate, dello sguardo truce che avevo. Scrollai la testa senza parlare. Arrivò don Guido in bicicletta. Si avventò (quasi) in casa mia e si mise a urlare sulle mie malefatte e mamma lo lasciò sbraitare sino a un certo punto….poi? Poi fece notare al prete che era in casa mia, che non aveva sentito dire il motivo della tenzone dei ragazzi e …. don Guido aggiunse di avermi mollato due ceffoni. Non ebbe il tempo di aggiungere altro. La mia Pierina disse secco “sciur don Guido – con quel sciur dialettale che vuol dire signore – lù, ùl me fioeu làa nanca ta tucàl cunt’una pèna, parché ùl me fioeu al picu mèn e nissòn d’oltar. Sal sucedi ‘noltra òlta, men, a ga tiu fòa a veste e i du sberluni a gùu do a lu“. Traduco ? …. letteralmente “signor don Guido, lei, mio figlio non lo deve toccare nemmeno con una piuma. Mio figlio, lo picchio io (al caso, nda) e nessun altro. Se dovesse succedere un’altra volta, io le tolgo la veste (di prete, nda) e i due sberloni (sberle grosse, nda) le rifilo a lei”. Compreso chi è la Pierina? Sul mio “mamma” non c’è problema. La chiamavo sempre mamma. Talvolta però le dicevo “à me Pierina” e vedevo il suo sguardo ammorbidirsi, distendersi, gioviale che… meglio di così non si può. Quando poi le portavo un mazzetto di fiordalisi vedevo questa donna felice, nel vero senso della parola e il nostro abbraccio sincero e rispettoso durava un’eternità (massimo due secondi e 30).

La ragione di aver scritto ciò? in VOLARE ci sono tanti esempi di vita vissuta (da me e da altri), ma pure altre riflessioni sul mondo “che gira”, con prosa e poesia come recita la nuova narrativa. Se in tre settimane di edizione del libro si è superata quota 1.600 copie vendute, qualcosa di buono ci deve essere scritto, no? Continuate a comprare VOLARE: l’intero ricavato va al giornale e noi continueremo a ….VOLARE nel cielo delle buone intenzioni. Grazie per l’attenzione!

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