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Passa dalla formazione del “capitale umano” il futuro del sistema industriale

L’edizione 2019 del World Manufacturing Forum di Cernobbio ha fatto il punto sui profili professionali necessari per affrontare i cambiamenti innescati dalla 4° Rivoluzione Industriale (la cosiddetta digitalizzazione dei processi produttivi) presentando il report “Skills for the future of manufacturing”.

Una vera e propria mappa delle caratteristiche professionali mediante le quali gestire le profonde trasformazioni che stanno letteralmente ridefinendo/rivoluzionando l’intero mondo del lavoro.

Il report (predisposto dal Comitato Scientifico del WMF, presieduto dal professor Marco Taish) individua le 10 competenze “più ricercate” dall’intero comparto manifatturiero.

Vale senza dubbio la pena di elecarle:

Le 10 top skills

 

E’ ormai da diversi anni che il World Manufacturing Forum rappresenta un appuntamento fisso per gli imprenditori manifatturieri di tutto il mondo, consentendo loro di confrontarsi sui temi delle tecnologie digitali, sugli scenari futuri, sulle catene del valore, sull’ economia circolare, per il benessere di cittadini e di territori.

Il tema della formazione del cosiddetto capitale umano è indubbiamente un fattore strategico da cui dipenderà in gran parte il futuro del saper fare.

Ne è pienamente convinto Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia.

“E’ necessario investire in formazione del capitale umano in chiave 4.0, con competenze che servono alle imprese e che oggi sono spesso introvabili. Per affrontare le sfide dell’innovazione e dell’automazione, allora, è fondamentale ripensare i modelli formativi, coniugando istruzione, formazione e imprese, tra pubblico e privato”.

Si tratta di una sfida che investe tutti i comparti manifatturieri.

“L’industria europea dell’automotive – ha detto Bonometti riferendosi ad un’area produttiva di importanza cruciale –  deve affrontare una triplice sfida: reagire al rallentamento del ciclo economico globale; rispondere alle innovazioni tecnologiche che arrivano dal resto del mondo; soddisfare le esigenze di sostenibilità ambientale. Ma, su tutte, deve essere in grado di superare l’incertezza dei consumatori innescata proprio dalle sfide che abbiamo di fronte”.

“E qui si possono proporre soluzioni concrete a diversi livelli, compreso quello delle istituzioni continentali, visto che le quattro grandi regioni produttrici devono avere nell’Unione europea – ha concluso il presidente di Confindustria Lombardia – un alleato e non un ostacolo all’agguerrita competizione internazionale. Mai come oggi l’industria manifatturiera deve essere al centro del dibattito europeo. Le aziende dell’automotive non possono continuare a confrontarsi con i mercati esteri dell’Est e dell’Ovest frenate da regole che, sebbene idealmente giuste, diventano nel concreto un danno per l’industria, la crescita, l’occupazione”.

A introdurre i lavori del forum il presidente della WMFoundation Alberto Ribolla.

“Al World Manufacturing Forum le aziende trovano le risposte alle domande che si pongono sul futuro: nel pieno della rivoluzione 4.0, per completare questo cambiamento mettendo al centro le persone, bisogna governare questo percorso generando compatibilità tra tre fattori fondamentali per il futuro delle nostre società: economico, sociale, ambientale. Non vi è reale benessere  – ha detto Alberto Ribolla – se gli indicatori economici crescono in contrasto con l’ambiente, le risorse naturali e i territori. E non c’è futuro se l’industria non ricomincia a condividere in maniera non dogmatica la prosperità all’interno delle nostre società”.

Ribolla ha poi indicato il percorso che l’industria dovrebbe seguire per superare l’attuale fase di crisi del manifatturiero: “No dazi, no sanzioni, coinvolgimento dei Paesi in via di sviluppo, rafforzamento delle catene globali del valore valorizzando le macroaree che hanno sistemi produttivi omogenei e investimenti in competenze 4.0, allargamento dei mercati aiutando le nazioni meno fortunate ad emergere creando nuove classi che possano, con la loro domanda, incrementare il mercato e di conseguenza il benessere globale”.