Azione economica che non lede l’onore della città
Passerà anche questa “malinconia”

Si attenua un po’ la “polemica” sulla vendita delle azioni Sea che il Comune di Busto Arsizio deteneva e che poi ha messo sul mercato...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Si attenua un po’ la “polemica” sulla vendita delle azioni SEA che il Comune di Busto Arsizio deteneva e che poi ha messo sul mercato. Certo che lo 0.055% delle azioni è un’inezia di fronte al totale, ma 600.000 Euro che il Comune mette a bilancio, costituiscono una buona cifra, altro che “due lire” come sostiene Bottini.  Poi, come dice Speroni (Francesco Enrico, già Ministro e già Presidente del Consiglio comunale di Busto Arsizio) “si tratta di quote della Società di gestione dell’aeroporto” quindi la “storia bustocca messa in vendita è un’affermazione non vera”.

E lo abbiamo scritto anche noi che Busto Arsizio non ha perso l’onore e nemmeno ha ricevuto uno “schiaffo morale” per questa transazione economica che (tra l’altro) ubbidisce alle direttive del Governo centrale che obbliga a vendere tutte le partecipazioni non strategiche.

Semmai va ricordato che l’Aeroporto di Busto costituito a suo tempo in Società per Azioni fu ceduto alla città di Milano che ne acquistò l’intera proprietà. Quindi, la partecipazione in SEA non lede affatto l’onore e la nostalgia dei benpensanti. Conta invece il “cippo” messo a Malpensa: è una pietra miliare per Busto Arsizio.

Eppoi, diciamola tutta: le parole del Senatore Gian Pietro Rossi non suonano proprio a condanna per quanto ha deciso la Giunta Antonelli. Fosse davvero così, Rossi avrebbe replicato da par suo a certe azioni e a certe decisioni. E chi “gli tira la giacca” per portarlo a sè, non conosce Rossi (mi permetto di dire invece che di Rossi ho la massima stima per averlo conosciuto già dal 1963 proprio quando JFK con l’Air Force One sbarcò a Malpensa).

Chiaro che la “malinconia” di Rossi la avvertono tutti. Quasi è pari a quando i bustocchi vendettero la Pro Patria a Gallarate e che dopo si dimenticarono che la Pro Patria odierna è frutto di una “conseguenza” di una… Gallaratese dai bustocchi riacquistata. Passato il “magone”, passerà la “malinconia” di Rossi. Resteranno invece i 600.000 Euro “portati a casa” e messi a bilancio dal Comune.

Addirittura Eugenio Vignati non insiste sull’operazione pur ritenendola un errore. Lui va “sul politico” e plaude alla condivisione con Gianfranco Bottini, mettendo sul piatto gli “indipendenti di Centro” con l’Opposizione o Area di Centro da riclassificare e da ricompattare.

Speroni poi smentisce la linea -Vignati con un perentorio “SEA gestisce l’aeroporto, ma sulla proprietà non c’entra”.  Sul “sogno bustocco” di Giorgio Giacomelli c’è poco da aggiungere. Ribadisco qui che il “sogno bustocco” si concretizzò nel 1948 quando gli “illuminati imprenditori” fecero costruire un aeroporto degno di essere chiamato tale (Air Force One docet) e che finì (il sogno bustocco) quando gli stessi “illuminati imprenditori” si portarono a casa il gruzzoletto della vendita della Aeroporto di Busto SpA alla città di Milano. Provarono “malinconia” o gioia per un affare redditizio?

Con la “nostalgia” non si governa e con le contraddizioni, pure. Basta citare il Patto di Stabilità che obbliga i Comuni virtuosi a fare sacrifici e i Comuni spendaccioni a gozzovigliare alle spalle dei Comuni virtuosi.

La diatriba non finisce qui, ma adesso che anche la Provincia di Varese gestita da Gunnar Vincenzi del Partito Democratico,  ha messo sul mercato le proprie quote di SEA (valore 7 milioni di Euro) non si sa più chi “accusare” o “incolpare” per un’azione semplicemente economica che per nulla al mondo lede l’onore delle rispettive città.

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