Calzature Colombo Sas - Busto Arsizio
Passo dopo passo, “coccolando” i… piedi

Trattare con i piedi (de)i clienti è un’arte che non tutti sono in grado di esercitare...

Luciano Landoni

Busto Arsizio

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Trattare con i … piedi (de)i clienti è un’arte che non tutti sono in grado di esercitare. In pochi riescono a farlo per addirittura 100 anni! Fra questi, la famiglia Colombo di Busto Arsizio. Una famiglia di “scarpari” da diverse generazioni. Roberto Colombo, classe 1955, imprenditore di 3° generazione, ci riceve nel suo negozio (Calzature Colombo Sas) di via Milano, il “cuore commerciale” di Busto Arsizio, e ci racconta una storia che è cominciata nel 1918.

“L’attività vera e propria iniziò con mio nonno Luigi, immediatamente dopo la 1° Guerra Mondiale. Aveva poco più di vent’anni. Anzi, per essere precisi, mia nonna Virginia Giuseppina Crespi, conosciuta da tutti come Giuseppina Colombo, ancora prima del 1918, aveva ereditato un negozio di merceria da una prozia. Nonno Luigi ci aggiunse le scarpe. All’epoca, il negozio – racconta Roberto Colombo – era situato in via Sant’Antonio, angolo via Santa Croce. Ci rimase dal 1918 fino al 1962. Nel luglio del 1962 ci siamo trasferiti in via Milano, 5. Dove siamo tuttora”.

Gli anni del “miracolo economico” italiano.

“Esattamente. Mio nonno morì nel 1946 e mio padre Franco cominciò a occuparsi dell’attività di famiglia nel 1937. Venne fatto prigioniero durante la 2° Guerra Mondiale e tornò dall’Africa solo nel 1946, suo fratello era prigioniero in Germania. Mia nonna fu costretta a … tirare avanti da sola. Era una donna straordinaria. Nonostante il coprifuoco, andava e veniva da Parabiago per procurarsi le scarpe e durante i bombardamenti rifiutava di andare nei rifugi perché, diceva, ‘io la morte del topo non la voglio fare’. Amava profondamente il suo lavoro. C’è da aggiungere che i miei nonni, nel periodo a cavallo fra gli anni ’20 e ’30, gestivano un laboratorio di produzione delle scarpe, avvalendosi della grande professionalità creativa di alcuni artigiani di Magenta, e realizzavano dei modelli ‘su misura’ di grande pregio e qualità”.

Torniamo al periodo del “boom economico”.

“Anni veramente eccezionali per il fervore e l’entusiasmo lavorativo! Mio padre Franco e mia mamma Clara svilupparono considerevolmente l’attività. Ricordo perfettamente che i principali industriali di Busto Arsizio erano nostri clienti. Le famiglie erano numerose e noi dovevamo ‘scarpare’ 7/8 figli per ciascuna famiglia. Molto spesso i nostri due commessi consegnavano a domicilio fino a 40 paia di scarpe per consentire una scelta adeguata. Mio padre se n’è andato nel 2010 e mia mamma è scomparsa nel dicembre 2016. Entrambi hanno veramente ‘amato’ il loro lavoro e l’hanno sempre svolto con grandissima passione. Una passione che si è rivelata … contagiosa”.

Il che significa che sei qui non solo per “dovere familiare”?

“Certo. Quello che faccio mi piace tanto! Ho cominciato a lavorare nel negozio di famiglia nel 1986. Già negli anni degli studi universitari, del resto, ho cominciato a frequentare le principali aziende produttrici di scarpe di Parabiago e aver potuto vedere di persona cosa c’è dietro una scarpa mi ha appassionato. E’ così che ho scelto la mia strada professionale”.

Che cosa ti “entusiasma” di più?

“Constatare l’affetto dei clienti. Ce ne sono alcuni che hanno acquistato da noi le scarpe che hanno calzato quando si sono sposati! Per me è come se fossero ‘di famiglia’. Si fidano e si affidano a me. ‘Tu conosci il mio piede – mi dicono – e sai cosa mi piace, fai tu’. Questa fiducia mi gratifica e mi stimola a fare sempre meglio”.

Di … passi avanti Roberto ne ha fatti tanti da quando è entrato nel negozio di famiglia a oggi: negli anni 2000 è diventato presidente di Uniascom Varese (la Federazione delle Associazioni commerciati della provincia di Varese), nel 2003 è entrato a far parte del Consiglio Nazionale dei commercianti di calzature (Federcalzature) e dal 2010 è Vice Presidente di Federcalzature.

“Proprio in questi ultimissimi mesi – precisa – ho partecipato ai lavori finalizzati a ottenere la ‘fusione’ di Ferdercalzature in Federmoda presieduta da Renato Borghi. Credo molto nell’associazionismo e nel gioco di squadra”.

Qual è il segreto per “sopravvivere” all’assalto dei mega centri commerciali?

“Investire nella qualità, senza mai dimenticare il servizio ai clienti. Nel 2007 e nel 2010 ho ingrandito la superficie di vendita del negozio: un investimento complessivo di diverse centinaia di migliaia di euro. L’ho fatto negli anni della cosiddetta Grande Crisi. E’ così che è stato possibile dapprima mantenere le quote di vendita e successivamente incrementarle anno dopo anno”.

Proviamo a fornire qualche numero.

“Nell’arco di un anno vendiamo circa 8.000 paia di scarpe. La nostra clientela si colloca nella fascia medio-alta. Ci tengo anche a precisare che il nostro è un negozio ‘multietnico’: parecchi fra i miei clienti sono di origine Sud Americana”.

Qual è il livello del fatturato e quanti sono i dipendenti?

“Sfioriamo i 500.000 euro su base annua e i dipendenti sono 3. Lavorare è appassionante e problematico nello stesso tempo”.

Ossia?

“Burocrazia e tasse sono esorbitanti e soffocanti”.

E’ il… ritornello degli imprenditori.

“E’ la semplice verità, altro che ritornello! Ogni mattina ti svegli e capisci di avere una pesante zavorra sulle spalle”.

Il futuro in due parole.

“Il mio … sogno nel cassetto è realizzare un elegante punto vendita multi-tipologico: uomo, bambino, fashion donna. Le idee e la voglia di fare non mi mancano: ogni stagione vedo almeno 300 collezioni e poi decido. Di recente ho sviluppato un’interessante collaborazione con un’azienda della provincia di Pisa specializzata nella creazione di capi d’abbigliamento ‘ecologici’, cioè senza l’impiego di pelli animali. L’esperimento sta andando molto bene. Nel corso dell’edizione di quest’anno di the Micam (la Mostra internazionale della calzatura, ndr.), a settembre, ho ricevuto l’Oscar della calzatura per la provincia di Varese. Un premio che dedico ai miei nonni, ai miei genitori, ai miei collaboratori e a tutti i miei clienti”.

Passo dopo passo, sempre guardando avanti e  “coccolando” i… piedi (dei clienti).

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