Per tempo…

Tutti i fatti devono accadere "a tempu e ùa" e qui giochiamo un po' con le parole. Per dire che a Busto Arsizio (anche altrove, ma qui in maniera quasi paranoica) la puntualità era (ed è) da considerarsi un pregio da "esibire"...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Tutti i fatti devono accadere “a tempu e ùa” e qui giochiamo un po’ con le parole. Per dire che a Busto Arsizio (anche altrove, ma qui in maniera quasi… paranoica) la puntualità era (ed è) da considerarsi un pregio da “esibire” in ogni campo della vita. Dire “a tempu e ùa” che in traduzione vuol dire “per tempo e ora” si vuole specificare meglio come ci si dovrebbe comportare. Non “dopo il tempo” ma “per tempo” e già con questa mezza frase si capisce che non bisogna ritardare un appuntamento… e non solo. Il “non solo” vuol significare che una lavorazione deve essere condotta “a tempu e ùa” altrimenti potrebbe far scaturire effetti negativi; specie nei lavori di serie o nelle miscele dei coloranti. Non arrivare “a tempu e ùa” voleva significare che l’intero ciclo di lavorazione veniva deteriorato o (peggio) andare buttato.

La meticolosità nella puntualità valeva (e vale) soldi. Poi si poteva aggiungere “mèi cen minuti prima che cen minuti dopo” che stride un po’ con ciò che insegnano ai “focus” in merito all’orario da mantenere. Provate un po’ a comprendere come “la prende” l’altra persona. Ipotizziamo un appuntamento di lavoro alle ore 15 e mettiamoci dalla parte di chi deve ricevere l’ospite. Arrivare prima vuol dire “costringere” l’altro a piantare lì il lavoro che sta svolgendo. Lui, avrebbe potuto terminarlo quel lavoro; invece chi si è presentato prima all’appuntamento lo “costringe” a fermarsi per concentrarsi su altro.

Qui – diciamolo – non si dà una bella impressione sulla puntualità. Vuol dire abusare della cortesia altrui. Anche se, chi riceve fa finta di nulla o tollera l’arrivo dell’usurpatore. Chiaro che così facendo, anche il primo appuntamento “suona male” e non si fa una bella figura. Peggio, il contrario. Vale a dire, presentarsi dopo le ore 15 e non “a tempu e ùa“. L’interlocutore ha altro da fare e magari lo ritarda per non procurarsi inconvenienti per una lavorazione che aveva previsto e che ora non svolge perchè aveva ipotizzato di avere di fronte una persona puntuale.

Quindi, qual è la “misura giusta” che insegnano al Focus, al Bon Ton e alla buona creanza. Se l’appuntamento è fissato per le ore 15 (ipotetico, solo per fare un esempio con altri orari) occorre presentarsi alle ore 15 precise. Impossibile? Assolutamente no! E’ possibilissimo. Chi si deve preoccupare di mantenere l’orario è colui che “ha bisogno” dell’altro e (vero), non è sempre chi raggiunge l’altro a mantenere l’orario della visita. Colui che “ha bisogno” deve organizzarsi prima per arrivare all’appuntamento “a tempu e ùa“; quindi vede di calcolare il tragitto da compiere, gli eventuali inconvenienti ed il possibile ritardo dovuto a imprevisti. Però, al luogo dell’incontro deve arrivare “a tempu e ùa“, all’ora prestabilita e se dovesse essere in anticipo, attende lo scoccare dell’ora fatidica, poi si presenta.

Quando poi chi “ha bisogno” è già sul luogo dell’incontro, attende fiducioso l’arrivo si chi può soddisfare questo “bisogno” e, lasciarlo troppo tempo in attesa, può distruggere il dialogo minando la credibilità di una persona. A Busto Arsizio, arrivare “a tempu e ùa” è un obbligo morale imprescindibile. Dal rispetto dell’ora deriva il successo o il fallimento di una trattativa o semplicemente di un’incombenza. Altri esempi? Moltissimi; a partire da un viaggio da intraprendere a un appuntamento d’amore; da un appuntamento di affari a un incontro al bar, allo stadio o al cinema. Sembra tutto così banale, ma non è vero. Arrivare in tutto “a tempu e ùa” a Busto Arsizio si sono prodotte inventive, strategie commerciali, fiducia nei confronti di colui che si ha di fronte. Insomma: credibilità!

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