PALAZZO PROVOCA LA MAGGIORANZA
“Perché non fare quanto possibile anche senza finanziamenti?”

Nelle scorse ore Michele Palazzo ha presentato un’interrogazione per chiedere all’Amministrazione a che punto sia il bando sullo Sprar, a cui Castellanza aveva aderito nei primi mesi dell’anno presentando un progetto che prevedeva di accogliere alcuni richiedenti asilo e rifugiati sul territorio comunale

Loretta Girola

CASTELLANZA

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Nelle scorse ore Michele Palazzo ha presentato un’interrogazione per chiedere all’Amministrazione a che punto sia il bando sullo SPRAR, a cui Castellanza aveva aderito nei primi mesi dell’anno presentando un progetto che prevedeva di accogliere alcuni richiedenti asilo e rifugiati sul territorio comunale. “Ci avevano detto che nel mese di luglio si sarebbe saputo qualcosa, ma la situazione è ancora ferma anche a livello nazionale” ha spiegato Palazzo, sottolineando come la politica del nuovo governo non sia all’apparenza favorevole a progetti di questo tipo, e abbia bloccato i finanziamenti messi a disposizione dall’esecutivo precedente.

“So come stanno le cose – ha proseguito il rappresentante di Sognare insieme Castellanza – e mi aspettavo che il Sindaco e la giunta ci spiegassero i problemi a cui lo SPRAR sta andando incontro, e quale sia la loro posizione in proposito, ma da parte loro sull’argomento c’è solo silenzio. Del resto un progetto è stato studiato e presentato, e la maggioranza lo ha sempre difeso dalle critiche dichiarando che fosse importante per favorire una politica di integrazione all’interno della città; perché, allora, questo totale immobilismo sull’argomento?”.

L’interrogazione presentata da Palazzo chiede di conoscere: “A che punto è il progetto SPRAR e quali sono le ragioni e le motivazioni reali di questi ritardi”. “Dietro questa domanda in apparenza semplice si nasconde una provocazione – conclude il capogruppo di Sognare insieme Castellanza – il mio vuole essere un sollecito all’Amministrazione a prendere posizione, sfidando, se necessario, l’esecutivo. Se il loro gruppo tiene sul serio a questo progetto e ai principi di accoglienza che ne stanno alla base, perché non fare qualcosa di concreto anche in assenza dei finanziamenti? Se la volontà è di aprire la città all’accoglienza, si accolga chi è possibile, e ne si favorisca l’integrazione.

Magari non si potrà dare una casa a dieci persone, ma, come ha fatto la parrocchia, la differenza anche solo per pochi può essere fatta, basta analizzare a fondo il bilancio per trovare le risorse per ribellarsi alla scelta del governo di tagliare i fondi per l’accoglienza. Diversi comuni in Italia hanno trovato il modo, perché il nostro non parla nemmeno più di quest’argomento, che sino a qualche mese fa era presentato come di primaria importanza?”.

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