IL RICORDO DEI MARTIRI DELLA COMERIO
Pia Jarach: “Allenarsi alla memoria è un impulso a rimanere umani”

Le parole di Pia Jarach, oratrice ufficiale della commemorazione del 75 esimo anniversario della deportazione degli operai, sono state ascoltate da un pubblico numeroso che ha riempito la sala del Museo del Tessile

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

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“Dobbiamo fare memoria tutti i giorni, prenderci le nostre responsabilità, non voltarci dall’altra parte né essere semplicemente spettatori che rimangono a guardare. Dobbiamo fare con coscienza le nostre scelte. Solo così, ricordando le nostre radici, con la conoscenza e la condivisione potremo essere veramente liberi”.

Le parole di Pia Jarach, oratrice ufficiale della commemorazione del 75esimo anniversario della deportazione degli operai della Ercole Comerio  (avvenuta il 10 gennaio 1944), sono state ascoltate con emozione da un vasto pubblico che ha riempito la sala del Museo del Tessile.

In particolare, è stata apprezzata con piacere, dall’esperta di didattica della Memoria del Memoriale della Shoah di Milano, la presenza di alcuni giovani: “I  bambini di quinta elementare sono i miei migliori interlocutori perché sono preparati, non hanno paura di fare domande ed esporsi – ha sottolineato Jarach – i  ragazzi su cui tanto spariamo a zero, hanno un bisogno spasmodico di fiducia, di essere incoraggiati, di qualcuno che dica loro che è possibile creare un mondo diverso”.

Ricordando i deportati della Ercole Comerio, evidenzia: “A loro dobbiamo un fortissimo rispetto. Perché ebbero il coraggio di fare una scelta, di lottare contro un’ingiustizia e per questo morirono nei campi di sterminio”. Nella sua riflessione, ha ricordato le figure di tanti Giusti che per opporsi al regime nazifascista trovarono la morte ad Auschwitz e a Mauthausen: la storia di Andrea Schivo, la guardia di San Vittore che di nascosto diede da mangiare ai bambini ebrei e per questo fu deportato, e di un funzionario statale, Calogero Marrone, che procurò documenti falsi ad ebrei e oppositori, salvando così tante vite ma pagando con la sua.

Jarach ha  evidenziato, nel suo intervento, le responsabilità di Vittorio Emanuele III nell’emanazione delle leggi razziali, esattamente ottant’anni fa: “E’ terribile pensare che il nostro re fu il primo firmatario, senza che nessuno alzò un dito per opporsi”.

“Allenarsi alla memoria è un impulso a rimanere umani”, ha concluso l’oratrice. Ad introdurre la cerimonia è stato, come ogni anno, Natale Pargoletti delle Rsu della Comerio: “Dobbiamo rendere onore ai nostri martiri, facendo sì che questo momento di riflessione possa scuotere le coscienze. L’essenza della nostra commemorazione è raccontare ai giovani quali aberrazioni possano nascere da una dittatura”.

Il sindaco Emanuele Antonelli ha ringraziato Pargoletti, Jarach, le associazioni e i ragazzi delle scuole che hanno partecipato con grande interesse alle manifestazioni in ricordo degli operai della Comerio: “Sono passati 75 anni ma la città intera è sempre presente – ha osservato Antonelli – In questa battaglia contro l’indifferenza e il disimpegno, occorre insistere sull’imperativo morale, storia maestra di vita”.

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