Polizia di stato di Busto Arsizio
Picchia la moglie, calunnia e minaccia i parenti: arrestato

Un marocchino di 31 anni, sottoposto alla sorveglianza speciale, è stato portato in carcere su disposizione del Gip. Nell’ultimo periodo ha inanellato una escalation di atti criminali che ha reso necessaria la carcerazione

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Nel pomeriggio di ieri (giovedì 25 ottobre) gli investigatori del Commissariato della Polizia di Stato di Busto Arsizio hanno arrestato, eseguendo un’Ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP Nicoletta Guerrero, un cittadino marocchino di 31 anni residente in città, con diversi precedenti e attualmente sottoposto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno in città. Le accuse nei suoi confronti sono: induzione alla calunnia mediante violenza fisica, atti persecutori e ripetute violazioni della misura di prevenzione.

Dalle indagini svolte dai poliziotti di via Foscolo, con la collaborazione della Procura della Repubblica, è emerso che l’uomo, ben conosciuto dalle Forze di Polizia, negli ultimi tempi ha intrapreso una vera e propria escalation di atti criminali, probabilmente rinfocolata dall’abuso di alcool e droga, che ha reso necessario il ricorso alla carcerazione per evitare peggiori conseguenze. Dapprima, infatti, il nordafricano ha costretto la moglie, con minacce e botte non prive di conseguenze, a presentare una falsa denuncia contro il fratello, accusandolo falsamente di averla picchiata e violentata; il tutto allo scopo di liberarsi del congiunto per motivi economici e di gelosia. Una volta venuti a conoscenza della calunnia, commessa materialmente dalla donna ma riconducibile al marito che l’ha estorta con la violenza e l’intimidazione, altri congiunti dell’uomo hanno informato il Commissariato che di falsità si trattava, fornendo tra l’altro un valido alibi all’incolpato. Per tutta risposta il reo ha picchiato e minacciato la moglie, intimidito un amico che l’ha soccorsa, iniziato a perseguitare con ripetute minacce di morte, “pedinamenti” ed “appostamenti” i parenti che l’hanno smascherato. Si è così giunti all’arresto: i poliziotti, per poterlo ammanettare e portare in carcere, hanno dovuto abbattere la porta di casa che l’uomo si rifiutava di aprire.

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