IL SISTEMA ECONOMICO LOCALE IN UN’ANALISI DELL’UFFICIO STUDI UNIVA
Piccole industrie “combattive” e innovative

VARESE

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La provincia di Varese è la in Italia per numero di addetti nel settore gomma e materie plastiche, nel chimico e farmaceutico ( solo nel chimico), nel tessile-abbigliamento-moda ( solo nel tessile) e anche nel metalmeccanico. Insomma, il comparto industriale della nostra provincia occupa i primi posti della “classifica manifatturiera” italiana.

A precisarlo è un’elaborazione dell’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese sugli ultimi dati ISTAT-ASIA 2015 disponibili riguardo le unità locali e le forze lavoro in Italia.
Andando più nello specifico, per quanto riguarda le nicchie produttive d’eccellenza, la provincia varesina si classifica ai primi posti in 27 comparti e in 7 è addirittura da podio.

Varese risulta essere medaglia d’oro e, dunque, primo distretto produttivo per numero di addetti, nei comparti delle produzioni di articoli in materie plastiche e in quello denominato “altre industrie tessili” tra cui rientrano il tessile casa e i tessuti a maglia.

La medaglia d’argento arriva, invece, per l’aerospazio e i generatori di vapore. Gradino più basso del podio per quanto riguarda il finissaggio dei tessuti, i prodotti chimici di base (come fertilizzanti e composti azotati), la gomma sintetica e gli apparecchi per uso domestico.
All’interno del tessuto manifatturiero locale del Varesotto a spiccare come cuore pulsante e primo comparto per numero di addetti è la meccanica varia (che si ritaglia la quota del 15,3% sul totale dei dipendenti dell’industria della provincia) per un valore assoluto di 13.748 lavoratori impiegati. Seguono rispettivamente al secondo e terzo posto il tessile, abbigliamento, pelli (15%) con 13.403 addetti e il settore delle macchine e degli apparecchi (14.9%) per 13.354 dipendenti. Quarta e quinta posizione, invece, per plastica e gomma (11,3%) che impiega 10.115 addetti e il settore dei computer e degli apparecchi elettrici (9,6%) che conta 8.570 dipendenti. Via, via tutti gli altri comparti.

Più in generale, in provincia di Varese si contano 69.270 unità locali, che rappresentano il 7,9% delle imprese lombarde e l’1,5% di quelle italiane.

Per un totale di 268.172 addetti, il 7,7% dei dipendenti della regione Lombardia e l’1,6% del totale italiano.

Nello specifico, nel settore manifatturiero (industriale e artigianato produttivo) si calcolano 8.299 unità, per un totale di circa 89.650 addetti.

La ripartizione settoriale mette in risalto una prima caratteristica del tessuto produttivo locale, ovvero un’ampia varietà merceologica.

Risultato della forte propensione dell’imprenditoria varesina verso il nuovo, della capacità di adattamento all’evoluzione del mercato, dell’intuito degli imprenditori nell’intravedere le nuove fonti di business. I settori più rappresentativi sono il tessile-abbigliamento, il metalmeccanico, il chimico-farmaceutico e il settore delle materie plastiche e gomma.

Dall’analisi della struttura dell’imprenditoria locale si conferma la caratteristica di un sistema basato sulla piccola e media dimensione delle unità locali.

Mediamente nella provincia di Varese, un’impresa conta circa 3,9 addetti e il 94% delle aziende impiega da 0 a 9 dipendenti.

Circa la metà dei lavoratori (45,8%) è occupata proprio nelle unità locali di dimensioni più piccole (0-9 addetti), mentre solo il 29,5% lavora in realtà con più di 50 addetti.
Con riferimento al solo settore manifatturiero, si denota una maggior dimensione delle unità locali varesine (si registrano in media 10,8 addetti per azienda).

La percentuale di addetti impiegati in realtà di piccolissime dimensioni (0-9 addetti), nell’industria varesina, scende al 21,3%, mentre sale al 47,2% per gli impiegati in unità con più di 50 addetti.

“Dai grafici di trend risulta evidente che la crisi finanziaria del 2007-2009 ha avuto un impatto significativo sulla struttura produttiva del territorio: le dinamiche di lungo periodo (2007-2015) a cui si è assistito, sia in termini di unità locali, che di addetti – precisa l’Ufficio Studi di UNIVA – , risultano particolarmente negative, con il settore manifatturiero che ha subito le maggiori perdite. Tuttavia, guardando all’evoluzione nel tempo dei dati di struttura, si può notare un contenimento della discesa dopo il primo impatto della crisi. Questo trend, che già si intravedeva nel 2015, dimostra come a livello strutturale il sistema industriale manifatturiero varesino abbia sofferto, ma allo stesso tempo le imprese che sono state in grado di innovare, di incrementare la propria apertura internazionale e di riposizionarsi nelle catene globali del valore, siano riuscite ad arginare gli effetti della crisi, creando i presupposti per una ripartenza e confermando, comunque, i propri primati a livello nazionale”.

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