ASSI DEL CALCIO
Piola e Antoniotti

Silvio Piola a otto anni è centrattacco nella squadra marmocchi della scuola elementare. A tredici è la maggiore attrazione della “Veloces” inespugnabile feudo dei giovani della Pro Vercelli. Dai ragazzi agli allievi sa soltanto vincere, ma è ancora acerbo nel fisico. Giuseppe Cavanna, zio materno, portiere della Pro Vercelli, gli sussurra “metti un po' di carne addosso, sembri un chiodo”...

Giorgio Giacomelli

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Silvio Piola a otto anni è centrattacco nella squadra marmocchi della scuola elementare. A tredici è la maggiore attrazione della “Veloces” inespugnabile feudo dei giovani della Pro Vercelli. Dai ragazzi agli allievi sa soltanto vincere, ma è ancora acerbo nel fisico. Giuseppe Cavanna, zio materno, portiere della Pro Vercelli, gli sussurra “metti un po’ di carne addosso, sembri un chiodo”.

A sedici anni e quattro mesi (16-2-1930) l’allenatore della Pro Vercelli  Nagy lo butta in campo contro il Bologna. Sotto di un goal  alla fine del primo tempo, apprende che “ alla Pro Vercelli  non ci si arrende nemmeno se ti spezzano le gambe “ . Tira via spedito, contribuisce al primo dei due gol del pareggio ( 2 a 2).

Si aggiusta il piede, si esalta di testa, segna due goal alla Pro Patria nella prima storica partita fra  Leoni  e Tigrotti giocata al Robbiano di Vercelli l’11/1/1931, vinta dai Leoni 2 a 1.Tira via alla grande, segna di testa e con il collo del piede destro, ad ogni stagione si conferma invitto cannoniere della Pro Vercelli .

Nell’ottobre 1933 rifila sei goal alla Fiorentina sconfitta 7 a 1, stabilisce un record  eguagliato  solo da Omar Sivori  nel giugno 1961 nel corso della partita Juventus-Inter 9 a 1 passata alla storia per l’Inter schierata con i giocatori della De Martino, attuale Primavera, con Sandro Mazzola, figlio del mitico Valentino, all’esordio con la maglia nerazzurra.

Piola è ormai sulla cresta dell’onda. Nell’estate 1934 viene trasferito alla Lazio per lire 200.000 a scapito dell’Inter ormai certa del suo ingaggio, messa in disparte da fantomatico telegramma disposto da Roma alla Società Pro Vercelli Calcio.

Prosegue nella Capitale a macinare reti a profusione, tanto da meritarsi in nazionale A il ruolo dell’acciaccato Meazza contro l’Austria a Vienna nel marzo 1935. Sgomita, affronta spavaldamente gli arcigni, mai domi difensori viennesi, segna due splendide reti, fomenta tra i tifosi di casa sonori “ pfui “ dispregiativi riservati solitamente agli eredi dei sudditi del Lombardo-Veneto.

Si conferma miglior realizzatore a livello nazionale nei campionati 1936/37 e 1941/42 e con due reti segnate all’Ungheria assegna all’Italia il titolo di Campione del Mondo 1938. A San Siro nel maggio 1939 nella gara fra Italia e Inghilterra terminata 2 a 2, segna la rete del pareggio con un colpo di testa a mezzo busto scagliato da posizione usuale  per la parte mediana del corpo. Intervistato da un cronista dopo la guerra, ammette, seraficamente, di aver colpito il pallone con un malandrino pugno destrorso.

Piola segna in ventiquattro anni di ineguagliabile carriera 290 reti in 566 partite con maglie di Pro Vercelli, Lazio, Juventus e Novara. Tenuto conto delle dispute giocate con Nazionale A e B, Coppa Europa, Coppa Italia, Campionato di Serie B, Campionato Alta Italia 1944, rappresentative varie, tornei ed incontri amichevoli ufficiali, il totale delle reti accreditate sale a 500. Nel febbraio 1951 riceve  da  Marcello Bertinetti, tra i fondatori della sezione calcio della Pro Vercelli, una medaglia d’oro ed il caloroso abbraccio dall’amico Fausto Coppi.

Il Comune di Novara nel 1997 e quello di Vercelli nel 1998 gli dedicano gli stadi sedi delle partite casalinghe di Novara e Pro Vercelli.

Piola al termine della gara persa dal Novara 5 a 0 al comunale di Busto A. l’8-11-1948, solleva il centravanti biancoblù Lello Antoniotti, autore di due splendide reti, nonché primattore per giocate geniali, tocchi illuminanti, lo porta in trionfo sino agli spogliatoi, in segno della massima stima riconosciuta all’astro nascente del calcio italiano.

Lello, dietro congrua contropartita di denaro e giocatori laziali, guarda caso, nel 1951 viene ceduto alla Lazio. Antoniotti dominatore, finissimo giocatore, trascinatore, osannato dai circa seimila tifosi domenicalmente assiepati in via Ca’ Bianca, è acclarato vessillo biancoblu nonchè miglior Tigrotto dal dopoguerra in poi.

Pur tuttavia mi duole constatare che nella Busto, benpensante ad ogni livello, siano stati riconosciuti premi e benemerenze  ad  Atleti Biancoblu  pienamente condivisibili relativamente alle prestazioni in carriera effettuate , nei confronti del LELLO abbiano palesato ignavia ed incuranza. Da Rapallo, prima dell’incontro con la Sampdoria (settembre 1951) LELLO, scrisse un’accorata lettera ai tifosi bustesi “non mi par vero d’indossare una maglia nuova; mi permetto di scrivervi due righe per dirvi grazie per tutto il bene che mi avete voluto, per gli incoraggiamenti che mi avete dato,per le manifestazioni di affetto che tanto bene mi facevano al cuore… Da lontano con tutta la sincerità del cuore e l’affetto del bel ricordo vi seguirò: buon fortuna Tigrotti, ed a Voi tutti cari tifosi bustesi il mio augurio di ogni bene”. f.to Lello Antoniotti.

Parlà l’è fià, citava Carlo Azimonti,  ùl pà Carleoù, immancabile tifoso biancoblu seduto in tribuna accanto al presidente Cerana e particolarmente attento alle movenze in campo del Lello quanto a quelle del Carletto vent’anni prima.

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