Assemblee delle industrie metalmeccaniche e siderurgiche di UNIVA
Più formazione e più menti d’opera per l’industria 4.0

Si tratta della principale area produttiva della provincia di Varese e raggruppa le imprese industriali meccaniche, siderurgiche, metallurgiche e fonderie...

Luciano Landoni

VARESE

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Si tratta della principale area produttiva della provincia di Varese e raggruppa le imprese industriali meccaniche, siderurgiche, metallurgiche e fonderie.

Stiamo parlando del 60% dell’export manifatturiero dell’intero Varesotto, di quasi il 38% delle imprese aderenti all’Unione degli Industriali della provincia di Varese e di poco meno del 43% degli addetti in esse impiegati.

Le assemblee settoriali delle aziende iscritte all’UNIVA (in attesa dell’assemblea generale che avrà luogo lunedì 28 maggio al centro congressi Malpensa Fiere di Busto Arsizio) rappresentano occasioni importanti per capire esattamente quali siano le priorità a breve-medio  del sistema economico locale.

Le risposte che sono arrivate dai gruppi merceologici presieduti dagli imprenditori Giovanni Berutti (meccaniche) e Dario Gioria (siderurgiche-metallurgiche-fonderie), entrambi riconfermati nei loro incarichi presidenziali, si condensano in tre punti principali: 1) investimenti nell’industria 4.0; 2) formazione; 3) valorizzazione del capitale umano.

L’intero arcipelago produttivo di piccole e medie industrie sta vivendo una congiuntura positiva: il 2017 si è chiuso con un andamento orientato alla crescita.

La maggior parte delle imprese intervistate dall’Ufficio Studi Univa (62,5%) ha registrato una produzione in aumento, mentre il 31,4% ha dichiarato livelli stabili, le previsioni improntate alla stabilità equivalgono al 71,3% delle imprese del campione, mentre il 22,4% si aspetta invece un aumento (in particolare, le aziende della siderurgia e meccanica varia) e solo il 6,3% si aspetta un peggioramento.

Bene, l’export: le vendite all’estero del metalmeccanico hanno registrato una leggera crescita rispetto al 2016 (+2,3%), con significative differenziazioni all’interno del settore (la parte del leone l’ha fatta l’aerospazio con un +10,6% sul 2016).

Ma è soprattutto l’andamento degli investimenti in industria 4.0 a dare il polso di uno scenario in forte fermento: il 52% ha investito nel corso del 2017 in sistemi produttivi digitali, con una particolare “effervescenza” da parte delle imprese meccaniche e siderurgiche (60%).

“Una delle priorità si chiama formazione. Non può esistere progresso – ha sottolineato Giovanni Berutti –  senza un aumento e un cambiamento delle competenze. La corsa verso il digitale delle imprese rischia di perdere slancio se imprenditori, manager, lavoratori e giovani studenti non sapranno rimanere al passo col necessario know-how richiesto dall’industria 4.0. Occorre dunque investire prima di tutto su un nuovo modello scolastico-formativo”.

L’ha ribadito Dario Gioria: “I dati ci dicono che nei prossimi cinque anni le imprese del settore metalmeccanico avranno bisogno di 93.550 profili specialistici e tecnici di cui 22,5% laureati e il 40% diplomati. Ciò vuol dire che dobbiamo, come sistema, promuovere e incentivare modelli di alternanza scuola-lavoro di qualità, là dove esiste una efficace ed effettiva interazione tra la scuola e l’impresa attraverso la co-progettazione del percorso formativo e la co-valutazione dei risultati ad esempio. L’alternanza non si improvvisa, richiede investimenti – ha aggiunto Dario Gioria – per le scuole ed anche per le aziende che devono mettere a disposizione degli studenti strumenti e forme di tutoraggio di livello”.

“In questo senso – ha precisato Giovanni Berutti – l’introduzione del diritto soggettivo alla formazione con il rinnovato Contratto Collettivo Nazionale rappresenta un elemento significativo non solo per i lavoratori che ne beneficeranno e per l’impresa, ma anche per l’intera società. Le 24 ore di formazione previste dal Contratto Nazionale rappresentano, però, di per sé solo un punto di partenza”.

“La diffusione della cultura della formazione in azienda – ha concluso Dario Gioria –  deve prescindere da qualsiasi obbligo derivante da accordi collettivi, altrimenti si rischia di cadere nel campo del dovere da ottemperare e dell’aggravio di lavoro. Si tratta, invece, di metabolizzare il potenziale insito nel fare formazione dandone la giusta lettura non in termini di ritorni immediati. La formazione rappresenta una leva competitiva che non si pone semplicemente a fianco dell’innovazione tecnologica, ma che, anzi, con l’innovazione tecnologica è intrinsecamente legata”.

Copyright @2018