Polemiche e condanne

E' difficile entrare in polemica, su una questione nota a tutti e, per giunta condannata da tutti. Invece, in Consiglio comunale a Busto Arsizio, la polemica ha avuto dichiarazioni "focose", in base all'appartenenza Politica e non certo per sudditanza psicologica

Gianluigi Marcora

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E’ difficile entrare in polemica, su una questione nota a tutti e, per giunta condannata da tutti. Invece, in Consiglio comunale a Busto Arsizio, la polemica ha avuto dichiarazioni “focose“, in base all’appartenenza Politica e non certo per sudditanza psicologica.

L’argomento in questione, l’hanno compreso anche i bambini: si tratta di Nino Caianiello, conosciuto “plenipotenziario” di Forza Italia, formalmente non iscritto a Forza Italia (e già qui, un qualcosa di anomalo, esiste) con tanto di condanna (per concussione) definitiva.

Ecco lo stringato sunto sulle dichiarazioni degli esponenti del Consiglio comunale di Busto Arsizio.

Massimo Brugnone (PD) – “Forza Italia e Lega hanno permesso che una persona condannata e interdetta dai pubblici uffici, potesse prendere decisioni e sedere a tutti i tavoli che contano”. Certo, qui Brugnone è nel giusto, ma dovrebbe aggiungere il famoso detto evangelico “chi è senza peccato scagli la prima pietra“; anche dalle sue parti (PD), non si è da meno di FI e Lega, con esempi eclatanti da far paura. Brugnone aggiunge “don Ciotti dice che la vera forza della mafia sta fuori dalla mafia; in tutti quelli che stanno in silenzio”. Gli si può contrapporre il detto di Falcone che non le manda a dire, col suo “la mafia esiste dove c’è gente che si lascia corrompere” quindi, corrotto e corruttore sono sullo stesso piano. C’è quindi l’affondo di Brugnone con un duro “Busto non può permettersi di avere un Sindaco timoroso; c’è bisogno di una sua presa di posizione ufficiale”. Quindi c’è il “sotto scacco dei Partiti” e se il Sindaco non dovesse prendere una posizione ufficiale “non vale niente”. Potrebbe essere – la dichiarazione – una specie di “condanna” o “ricatto” oppure Brugnone, conoscitore della lingua italiana ha voluto dire al Sindaco “se lei non vale niente, vuole dire che niente non vale”, quindi, vale qualcosa (sic).

Orazio Tallarida (FI) è esplicito; tira in ballo la Costituzione. “Forza Italia è garantista”. Aggiunge “che una persona è innocente fino a quando non è condannata”. Giusto, tuttavia c’è sempre la solita scappatoia dei “non luogo a procedere”, della “prescrizione”, della “facoltà di non rispondere”; così i tempi della Giustizia si allungano e per qualcuno la Giustizia è ….più giusta di altri. Qui, in un caso siamo di fronte a condanna definitiva e a fatti acclarati che non hanno bisogno di un prosieguo d’indagine.

Paola Reguzzoni parla di “condanna morale”, di “corrotti” e, nella fattispecie, Caianiello “una condanna l’ha già avuta” a cui aggiunge che “un Sindaco non può decidere con chi dialogare” anche di fronte al famoso “giù le mani da Caianiello” come se fosse l’incaricato a governare senza averne i requisiti. Appunto di Paola Reguzzoni, al PD “Caianiello fu interlocutore anche con loro sulla questione Provincia” per dire che “le persone negative ci sono ovunque”, importante, contrastarle.

Gigi Farioli (FI) è categorico: “la buona Politica non può stare in silenzio” e “la narrazione fatta sui giornali non fa parte del sistema che ha intaccato le scelte amministrative di Busto”. Come a dire che tutti sapevano di Nino Caianiello e solo in questi frangenti, lo si è definito “mostro“.

Gianluca Castiglioni (Busto al Centro) si limita a un laconico “nessuno qui vuole fare il carnefice verso chi è già nei guai”…e che vuole dire? si aspetta che la Giustizia faccia il suo corso? o si deve agire come s’è fatto con Formigoni che da Governatore della Lombardia lo si è “passato” a Senatore? per via dell’immunità parlamentare.

E siamo al Sindaco. Emanuele Antonelli non si è nascosto al problema: “le conseguenze politiche dell’inchiesta hanno colpito al cuore, Busto Arsizio e Forza Italia” e l’ostinato silenzio durato venti giorni era dovuto all’incriminazione diretta di Gorrasi e della Bordonaro. “Bisogna attendere che la Magistratura chiarisca ogni aspetto” superata dalle “dimissioni di Gorrasi già sospeso dal Prefetto“. Una spicciola constatazione, Antonelli la fa: “Gorrasi non era il mio prediletto” ma era la persona a me indicata dalla Maggioranza”.Poi uno sfogo: “volete la mia condanna pubblica? C’è!” poi chiosa “per loro, la peggiore condanna è già arrivata con un danno di immagine irreparabile. Se si dovesse dimostrare che i giornali non hanno sbagliato, darei loro l’ergastolo; lo stesso che darei anche a chi è ignorante”. Il finale del Sindaco è una constatazione su se stesso: “sono deluso, incazzato e dispiaciuto per quanto è successo” e, rivolto soprattutto alla Minoranza “non avrei mai fatto o detto cose che avete fatto e detto voi”.  La Legge …. va avanti!

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