“Abbiamo occupato il Parlamento”
Il potere delle donne

C’è qualche diffuso intelligentone o intelligentona che confonde il pacifismo o la pazienza con il restare a subire i soprusi che vengono commessi e le ingiustizie che vengono effettuate a danno delle persone perbene...

Michela Diani

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C’è qualche diffuso intelligentone o intelligentona che confonde il pacifismo o la pazienza con il restare a subire i soprusi che vengono commessi e le ingiustizie che vengono effettuate a danno delle persone perbene. Il 25 novembre del 2017, ossia pochi giorni fa, le donne su invito della Presidente della Camera, Laura Boldrini, hanno occupato il Parlamento per dire esattamente il contrario, in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza alle donne. E’ la prima volta non solo in Italia, ma anche nel mondo, che un Parlamento viene messo a disposizione delle donne per operare una denuncia aperta, forte e insistente su questo tema.

”E’ il momento di non stare più zitte per paura, per vergogna, per la speranza che poi tutto si aggiusta, il silenzio non è un rifiugio, non è via di scampo. E’ la parola ad aggregare, a salvare. Il silenzio voi l’avete rifiutato, avete deciso da tempo di parlare. Avete diritto di parola. …Siamo il 51% della popolazione, siamo la maggioranza, non una sparuta minoranza, non ci possiamo sempre comportare da minoranza. Noi sappiamo farci sentire e trovare la forza di parlare, anche pubblicamente, e il paese non può ignorarci più.”

Con queste parole, Laura Boldrini ha accolto 1400 donne sugli scranni del Parlamento, uscendo perfino dal suo costante aplomb istituzionale  con un sostenuto dissenso percepibile da cuore a cuore, di fronte all’inascolto e alla disattenzione istituzionale che le donne sono costrette a subire in questo paese, a causa di una legislazione carente, di una mentalità di retrogrado maschilismo permanente e di una diffusa incompetenza istituzionale che spesso si tramuta in un crimine di stato, visto che tali incompetenze e negligenze portano anche alla morte delle persone  coinvolte, come ad esempio, nel caso di Federico, un bimbo di soli 8 anni, ucciso dalla criminalità assolta dei servizi territoriali di zona.

Non ci sono parole sufficienti, né adeguate, per descrivere l’emozione che ho provato per aver ricevuto l’invito da parte di Manden, l’associazione presieduta da Grazia Biondi, e #amaretedonnePangea che vede coinvolta la Fondazione Pangea, una rete di mutuo aiuto delle donne di cui faccio parte, a sedere su quei banchi nella sala centrale del Parlamento ove vengono tutti i giorni prese decisioni che condizionano la vita quotidiana di ogni singolo cittadino presente in questo paese, ormai alla frutta di qualsiasi decenza. Non ci sono parole per descrivere la vomitevole consapevolezza che persone comuni hanno a fronte di un sistema la cui cancerosità, i responsabili, cioè coloro che lo hanno ridotto in questo stato, continuano a ignorare.

Molte sono state le testimonianze offerte da parte di donne, associazioni, giornalisti, studiosi, esperti, che si sono espressi e a toni decisi contro una prassi istituzionale maledettamente fallace che rappresenta la causa sia di morti fisiche e reali, che di omicidi in vita, grazie a un gaslighting istituzionale costante e prepotente sulle vittime e un garantismo sfacciato e illimitato verso i carnefici. Nel paese delle seconde opportunità ai criminali, alle persone perbene viene tolta anche la prima.

Ebbene io in quell’aula, ho visto e toccato con mano tanta sofferenza e tante grida di dolore, tanti sacrifici, ma anche tanto amore, amore per la vita, per i propri figli, per un futuro migliore nel quale si continua a credere nonostante tutto. Ho visto l’immensa e incommensurabile forza delle madri, una cosa sconosciuta a quei gretti, ignoranti, indifferenti, vili, parassiti operatori di facciata che in luogo di mettere le mani in pasta perché se le dovrebbero sporcare, preferiscono girare la faccia dall’altra parte, rivendicare un diritto alla codardia a spese di qualcun altro.

Ciascuna delle persone presenti in quell’aula conosceva bene i volti di questi vili. Ciascuno ne conosce bene l’inadeguatezza e l’ignoranza. Ciascuna conosce bene, perché sono state vissute sulla propria pelle le responsabilità della politica, della Giustizia e delle istituzioni di fronte a una piaga sociale che non si vuole debellare perchè fa probabilmente comodo mantenerla, visto che sulla sua base ci mangiano avvocati, mediatori, psicologi, servizi di zona, progetti, associazioni, parassitando senza etica e vera attenzione su situazioni che potrebbero essere risolte con un ascolto attento, una sana empatia, una preparazione almeno DECENTE degli operatori coinvolti, la consapevolezza che le persone non sono numeri insignificanti ma esseri umani a cui con le proprie scelte e decisioni sbagliate si determina l’intera esistenza.

Ma, la vera piaga, mi sento di dire, non sono i femminicidi, sono queste prassi criminali che si continuano a perpetrare a danno della collettività e che anche Strasburgo non fa che condannare invitando l’italia a modificare il proprio comportamento giuridico e istituzionale.

Anche l’Onu si è espresso in tale senso, dichiarando l’Italia un paese che accetta la violenza contro le donne come un crimine di Stato perché non è capace di contrastarlo adeguatamente con forme di prevenzione che devono riguardare la vita delle donne, sempre, in tutti gli ambiti della vita e in tutte le tappe della sua esistenza.

Ma che diamine di paese può essere un paese dove il sistema giustizia tutela i malfattori in luogo delle persone perbene? Che diamine di fiducia si può avere in una Giustizia che assolve i servizi di zona che hanno provocato con la loro totale indifferenza la morte di un bimbo di 8 anni in luogo di sbatterli in galera come meritavano! Ma in nome di quale Giustizia questi giudici e magistrati varcano la soglia di un palazzo che dovrebbe essere considerato sacro se non altro perché al suo interno vi sono sale intitolate a chi ha combattutto la mafia con la propria vita? In nome di quale Giustizia operate, ci farebbe piacere saperlo!

Vivo in questo paese e lo amo profondamente, ne amo le bellezze perché sono infinite e profonde, per questo motivo detesto con tutte le mie forze coloro che lo sporcano con la loro ipocrisia vile e con un menefreghismo complice, con una connivenza mafiosa ad un sistema che va debellato perché un cittadino perbene ha il diritto di vivere in un paese che sia per lui un porto sicuro.

Vi è un modo distorto di guardare al potere in un paese che ha completamente perso la bussola come il nostro. E in quell’aula l’ho toccato con mano. Vi è un potere usato per fare soldi e aumentare il proprio portafoglio e un potere che serve per servire.

A seconda della parte del campo in cui decidiamo di sederci, l’esercizio di questo potere sarà differente e con la nostra decisione determineremo l’esito della partita.

Sono fortemente convinta che questa occupazione simbolica del Parlamento sia stata la nostra Bastiglia, la Bastiglia di un paese che grida rivoluzione e cambiamento da tutti i pori, ma che viene continuamente ostacolata dalla plastica di parole vuote e prepotenze arriviste.

Vorrei un paese dove le forze politiche si unissero indipendentemente dal colore su questi temi per porsi obiettivi concreti per sovvertire la mentalità che è quella che veramente va presa a spallate se vogliamo cambiare qualcosa. Non so se questo sia un sogno possibile, quello che so è che è una cosa che solo noi donne, unite, potremmo essere in grado di fare.

Essere accompagnate e appoggiate in questa battaglia da uomini coraggiosi che non hanno fatto della viltà il loro abito preferito è una cosa che forse è troppo ambizioso pensare visto che ben pochi si espongono pubblicamente e con i fatti a difesa delle donne, accendendo il cervello e non il pisello.

Ora, se state leggendo questo articolo e avete stomaco, e soprattutto se siete avvocati, magistrati, periti e assistenti sociali, ascoltate queste testimonianze.

 

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Donne Donne e Uomini, non ominicchi e quaquaraquà

Link dell’ evento alla Camera dei Deputati

http://webtv.camera.it/archivio?id=12258&position=0

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