EDITORIALE E DIALETTO
Precisazione

Gianluigi Marcora

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Ho riletto l’Editoriale dal titolo “mordersi la lingua” e l’ho trovato “normale“. Ho citato dei “modi di dire” dei Bustocchi e della mia gente in generale. “Nulla di che” direbbero in tanti. Un “pezzo” che cita situazioni e modi della “parlata Bustocca” che in tanti definiscono Dialetto e altrettanti Lingua Bustocca.

Fatto è che s’è innescato un meccanismo che ha portato una gentile Lettrice a travisare il concetto. Come se io avessi inteso “dedicare a lei” l’Editoriale. Anche perchè, in fb quando una persona accetta l’amicizia di qualcuno c’è scritto “scrivi sul diario di” ed io l’ho fatto. Subito la gentile signora m’ha tolto l’amicizia, ha postato un suo “pezzo” mettendoci dentro del “pepe” e ha prodotto reazioni disparate, non tutte lusinghiere. “Uno” – poi – s’è permesso di dire che “se dovessi incontrarti (diretto a me), quattro cosucce te le direi” ed io non ho inteso cosa volesse dire.

A parte che la mia nonna Luisina (morta tre anni prima che io nascessi) diceva (me l’hanno riferito in casa) “magòri a mou cut’ul gobu, ma non cut’ul gosu” che ha quale significato “magari morirò con la gobba, ma non con il gozzo” che vuol dire sostanzialmente “quel che ho da dire, lo dico“, non vedo perchè “colui” che asserisce di avere “quattro cosucce da dirmi” e a quanto pare in maniera palese….. non gli sono simpatico, vuole aspettare (magari) di trovarmi in giro, per dirmele. Lo faccia subito, noh? Da parte mia non ci sono problemi e, invece di “rodersi” veda di “sputare il rospo” e liberarsi dall’incombenza.

Ovvio che la grande maggioranza ha compreso quanto c’è scritto nell’Editoriale e più d’una persona ha “postato” che c’è stato un’incomprensione e che assolutamente c’è nulla di personale o di privato. Così s’è appianato un problema con “madame“. Si sappia che un Editoriale è la “linea di un giornale” e non un dialogo fra privati. Si sappia pure che quando mi riferisco a una o più persone, sono avvezzo a mettere nome e cognome e mai mai mai “lancio il sasso e nascondo la mano”.

Detto (e mi auguro, chiarito) tutto ciò vado avanti col dire che le mie “disquisizioni dialettali” piacciono ai Lettori e uno di loro mi ha pure apostrofato con un “Sua Bustocchità” e m’è piaciuto moltissimo questo bel “riconoscimento”. Tanto è vero che i miei Editoriali riscuotono il favore dei Lettori. Non solo: miei libri tipo BUSTOCCO NON PER CASO, BUSTOCCO “lo nacqui” intrisi di “modi di dire” della mia gente hanno riscosso il favore del pubblico e dei Lettori su vasta scala.

Visto poi che il tizio delle “quattro cosucce” mi ha dato dell’arrogante, gli rispondo che arrogante è colui che “dimostra presunzione e insolenza” ed io non l’ho fatto e che i miei libri sono venduti in gran numero superiore degli altri autori locali. E’ “arroganza” questa? E’ solo verità, “tizio”: ci sono i documenti fiscali che lo provano e non vado certo a millantare la credibilità dei “miei Lettori” per provare quanto asserisco.

Visto che s’è andati oltre la pacatezza di un dialogo e che il “tizio” ha risposto al mio “onore di Busto” (detto dal Sindaco durante la cerimonia della Giornata del Ringraziamento) con un “onere di Busto” (detto dal “tizio”) gli dico solo che personalmente, oltre all’onore per la “mia” Busto Arsizio, in questi 37 anni di attività de l’[email protected] ho portato ricchezza alla mia gente e per nulla al mondo mi sento un “onere”, capito?

Per il “fatto educativo” porto una sola “prova”: la fiaba “Tepy” (scritta da me) distribuita a tutti i bambini della Scuola dell’Infanzia, delle Elementari e delle Scuole Medie di primo grado: 10.000 copie nel 2011 e 10.000 copie nel 2017 ….. ravvediti “tizio” e impara a capire da te stesso che l’arrogante sei tu: io porto prove di lavoro, di credibilità e di professionalità.

Siccome non si può piacere a tutti, ripeto qui quel che ho ribadito altre volte: ringrazio col cuore le persone che mi leggono e che apprezzano i miei scritti, ma ringrazio pure le poche persone a cui non sono simpatico: sono proprio costoro che mi stimolano a stare sulla “retta via”. Non vorrei mai dicessero a mio disdoro “te l’avevo detto io” che per me sarebbe la peggiore sconfitta della mia vita.

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