RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Precisazioni ad un articolo

BUSTO ARSIZIO

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Spettabile l’Informazione,
inoltro questo comunicato in risposta a un articolo apparso ieri sulla Prealpina, chiedendo cortesemente anche a voi la pubblicazione.

L’articolo apparso sulla Prealpina è allegato.

Cordiali saluti. A disposizione per chiarimenti.

Michela Diani

 

Gentile redazione,
invio questa lettera di risposta all’articolo pubblicato in data 20 settembre 2018, a firma Sarah Crespi,  per quel diritto di contraddittorio e di replica riconosciuto a tutti.  Son certa che la notizia, vista la rapidità dei tempi sia potuta venire solo dalla diretta interessata e dagli avvocati che hanno deciso di querelarmi, perché in un lasso di tempo cosi ristretto non ci si ritrova iscritti nel registro degli indagati, cosa che invece non si può dire della controparte, della dottoressa Gabriella Marzorati, iscritta ad esso dal 2016.

Ritengo che, finalmente, sia  giunto  il momento per me di avere un contraddittorio alla pari .

Mi rivolgo alla giornalista, autrice dell’articolo, per ricordarle che il suo ordine si batte per evitare titoli e considerazioni che ingenerano equivoci e soprattutto che fanno  passare  le donne, che dicono basta alla violenza, come pazze e isteriche. Tengo tra l’altro a precisare che una lettera di denuncia, scritta a questo giornale, il 1 settembre, come controaltare su un articolo del giornalista Linari, del 30 agosto 2018, mai fu pubblicata. Casualmente forse. Parlava di rivittimizzazione secondaria. Una parola non sulla bocca di una invasata, ma ben nota alle circolari del Csm, ultima fra tutte, quella del 9 maggio 2018.

Vi invito, altresì, a correggere una grave menzogna, giammai mi sono recata davanti alla scuola  della figlia della  dott.ssa Marzorati, non sapendo peraltro neanche quale sia. Non ho tempo ed energie da perdere.

Una madre e una donna non si sveglia all’improvviso la mattina e decide di fare i nomi e cognomi di chi a tutti i costi vuole metterla a tacere, soprattutto conoscendo le logiche corporativistiche del sistema, che trita le donne facendole passare per folli sprovvedute e le logiche manipolative della stampa, in questo Paese molto più spesso zerbino del potere che servizio ai deboli. Sono anni infatti che molti genitori denunciano, anche sul territorio bustocco, le cattive prassi a danno di minori.

Questo articolo ha dimostrato ancora una volta che per attirare l’attenzione dei media occorre farsi denunciare e che l’unico modo per farsi ascoltare è fare nomi e cognomi, perché chiedere di essere ascoltati come vittime funziona solo per la Marzorati.

La “fanatica del web”  quella che “dopo la separazione dal marito si scatena su FB” è una donna che ha deciso di fare nomi e cognomi, dopo averlo comunque fatto nelle sedi opportune, perché ha ritenuto che questo  fosse l’unico modo per far venire fuori un percorso drammatico ed estenuante per la bambina e per se stessa, e per denunciare i soprusi di un perito che ha giocato con la loro vita.

Il fatto che io sia una pedagoga (pedagogista!) e che venga  riportato quasi come un minus ed in senso quasi dispregiativo, mi permette di fare una delle tante considerazioni che ribadirò nelle sedi opportune. Le vittime passano per carnefici grazie a informazioni manipolate e i carnefici provenienti dal potere vengono salvati come vittime da chi si fa ingannare dalle apparenze e non ha un briciolo di voglia di ascoltare.

‘’Qualcuno della Procura maggiore aveva coniato, fra l’ironico e il dispregiativo, il termine ‘ marianoidi’, per definire i metodi e i colleghi della Procura minore che non si capiva cosa stessero facendo in situazioni che si ritenevano di sola crisi familiare. La violenza veniva confusa con il conflitto. Operazione che, purtroppo, viene praticata ancora oggi, in uno dei tanti pregiudizi giudiziari che soffocano un intervento efficace’’.

Fabio Roia, Crimini contro il donne, pag. 18

Del resto si sa, le donne che denunciano violenza sono tali solo con un necrologio.

Dott.ssa Michela Diani

 

Pubblico volentieri la lettera della dr.ssa Diani, dopo essermi accertato della veridicità della firma e della volontà della stessa. Ovviamente, ogni responsabilità è a carico della firmataria..
Gianluigi Marcora

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