Tempo di concretezza
Prendi le strade di Busto Arsizio…

Il tempo delle parole è finito... ha fatto il suo tempo. Contano i fatti, al netto delle illazioni, accompagnati da prove e da precisi intendimenti

Gianluigi Marcora

BUSTO ARSIZIO

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Il tempo delle parole è finito… ha fatto il suo tempo. Contano i fatti, al netto delle illazioni, accompagnati da prove e da precisi intendimenti. Vero che la bacchetta magica ce l’ha nessuno, ma i fatti abbisognano di concretezza con tanto di precisi impegni. Quel ch’è scritto è da concretizzare; quel che bisogna profetizzare appartiene al futuro. Del resto, un buon amministratore non pensa con “l’oggi per il domani“, ma pensa con “l’oggi per l’avvenire” (lungimirante) tenendo presente che il mondo si evolve e le esigenze dei Cittadini sono sempre in mutazione.

Prendi le strade di Busto Arsizio: alcune hanno un bel “respiro” con tanto di corsie adeguate, come ad esempio viale Duca d’Aosta o viale Lombardia o viale Boccaccio. Altre (specie nel centro cittadino) hanno i grandi problemi del traffico affollato. Via Montebello sembra un intreccio di “vecchio stampo” che si affaccia al modernismo. Via stretta, marciapiede al limite consentito e parcheggi “inventati” per dare sfogo a un commercio latente. Ora poi che l’esperimento Santa Maria è andato bene, la zona intera resta chiusa al traffico itinerante e causa qualche problema ai negozianti.

L’alternativa qual è? O si consente ai negozianti di cambiare collocazione oppure li si tuteli con adeguati provvedimenti. Uno di questi è quello di consentire unicamente il traffico pedonale e di bloccare quello di vetture in transito che mai si fermeranno per dare corpo al commercio.

Un centro intero pedonalizzato mette al sicuro sia il commercio sia la salubrità della gente che va in giro a piedi. Un percorso ibrido non va. La gente ha bisogno di chiarezza. Lasciamo stare via Milano che è il centro per antonomasia, ma da viale Europa sino a oltre Corso XX Settembre con via Montebello sino in Piazza Cristoforo Colombo e (dall’altra parte) via Dante sino alle Poste deve persistere la zona pedonabile.

Una volta esclusi tutti i mezzi di locomozione (salvo quelli dei residenti e quelli dei “rifornimenti”), la gente si sente sicura e scorrazza per negozi e per i monumenti (Santuario Santa Maria di Piazza, Basilica San Giovanni) in scioltezza e con pochissimi pericoli. Sui parcheggi in zona, nulla da dire. Sono esterni, ma vicini al centro storico, tipo quello delle Poste o quello di Piazza Vittorio Emanuele.

Il tempo del parcheggio “sotto casa” è finito. Giusto “andare in giro“, ma una città che evolve deve tenere presenti le motivazioni del vivere insieme. Vero che i negozianti puntano sui numeri delle presenze, ma è altrettanto vero che quando la popolazione sa che per tutto il centro cittadino si gira a piedi, apprende di essere maggiormente tutelata e di fare acquisti con maggiore libertà.

Non è solo il centro storico da salvaguardare, ma sono pure le strade di scorrimento che devono essere tutelate. Per farlo occorre “rispolverare” il Piano dei Trasporti che non deve unicamente tenere conto dei mezzi pubblici attuali, ma deve mettere sul piatto delle discussioni, il trasporto dell’intera nostra zona: vale a dire Busto Arsizio e i Comuni del medio Olona, per un Piano dei Trasporti organico che soprattutto elimini (si, abbiamo scritto ELIMINI) i giganteschi bus per parecchie ore della giornata. Quelli, i “bus bisonti” vanno bene per le ore di punta (al mattino coi ragazzi a scuola e gli operai nei luoghi di lavoro) e a pomeriggio e a sera, per il rientro a casa. Due ore al mattino, due ore nel primo pomeriggio e due ore a sera. Il resto della giornata NON richiede il “gironzolare” di bus giganti vuoti che costano parecchio all’Amministrazione comunale e acuiscono i costi appestando l’ambiente con puzze maleodoranti che producono smog. Poi si tenga presente che in Piazza Solaro (vecchia entrata dell’Ospedale di Busto Arsizio) stazionano tuttora tre o quattro bus giganti che rappresentano la più grande oscenità in merito al Trasporto Urbano che (tra l’altro) ha causato pure dei morti. Intanto, lo spiazzo di via Formazza (con relativa villetta, mai utilizzata, ma più volte inaugurata e più volte… derubata) resta sempre “nudo” in attesa di un Piano Trasporti ancestrale.

Già… quale futuro? Gli Amministratori attuali dovranno fornire una risposta: una, ma buona.

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