Proiettato nella sede della Direzione Generale per il Cinema
Presentato a Roma il documentario sui cento anni della Pro Patria

Le immagini suggestive e i ricordi pieni di emozione di protagonisti e testimoni degli anni eroici della Pro Patria sono arrivate fino al Ministero per i Beni e le Attività Culturali

BUSTO ARSIZIO

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Le immagini suggestive e i ricordi pieni di emozione di protagonisti e testimoni degli anni eroici della Pro Patria sono arrivate fino al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per la precisione nell’edificio dove ha sede la Direzione Generale per il Cinema.
Dopo l’anteprima al B.A. Film Festival, in primavera, il documentario “28/2/19 Cento anni di passioni” diretto da Claudio De Pasqualis con il montaggio di Matteo Colombo, è stato presentato venerdì scorso a Roma, in una serata evento organizzata in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, e moderata dal direttore artistico del festival Steve Della Casa.

Prodotto dall’Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni di Busto Arsizio con il supporto della BA Film Commission, il documentario ripercorre i primi cento anni della squadra bustocca e racconta un pezzo di storia calcistica del nostro paese grazie a preziosi materiali provenienti dall’archivio dell’Istituto Luce, dalle Teche Rai, dall’archivio del Pro Patria Club e dalle collezioni private di alcuni appassionati storici della squadra biancoblù.

«La nostra città ha un legame forte con i suoi simboli – ha esordito Manuela Maffioli, assessore alla Cultura del Comune di Busto Arsizio aprendo l’incontro – e la Pro Patria è nel cuore di tutti. Busto ha anche una passione genuina per il cinema e nel documentario questi due elementi si sono incontrati».
Riccardo Cucchi, giornalista sportivo, storica voce di Tutto il calcio minuto per minuto e volto de La Domenica Sportiva, ha sottolineato che «chi ama il calcio impara anche la geografia, da questo punto di vista il calcio è cultura. Il calcio è un fenomeno di campanile. Ciò che mi colpì della Pro Patria fu la maglia, l’unica a strisce orizzontali, una maglia molto importante, mai abbandonata».

«Mentre scrivevo un libro su Luciano Re Cecconi mi diedero alcuni documenti sulla Pro Patria – ha ricordato Carlo D’Amicis, scrittore e conduttore del programma radiofonico Fahrenheit – una squadra è espressione dell’immaginario e la Pro Patria è legata al mondo della lontananza. Il documentario restituisce questo aspetto, racconta ma lascia spazio».

«Il fascino della Pro Patria dipende molto anche dal nome – ha concluso Alberto Crespi, critico cinematografico e conduttore di Hollywood Party – mi hanno sempre attirato i nomi misteriosi. Della Pro Patria ho ricordi tramite i racconti di mio padre. Rispetto a Milano, Busto Arsizio era la trasferta più vicina, ma anche la più pericolosa, i tifosi erano agguerriti, la squadra “menava”, era grintosa. Non è facile ricostruire il calcio come fiction, ma il documentario di De Pasqualis ci riesce bene».
Al termine della proiezione il pubblico ha lodato anche la capacità del documentario di coinvolgere persone non particolarmente interessate al calcio, che si sono comunque appassionate alla storia di questa gloriosa compagine.

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