AL TEATRO SOCIALE PRESENTATO IL LIBRO 100 ANNI DI PRO
Pro Patria, cento anni di me e di te / Le foto della serata al Sociale

Non esiste il futuro, senza conoscere il passato. In un Teatro Sociale gremito da tigrotti d'ogni età, il libro "100 anni di Pro" ha saputo toccare le corde del grande cuore biancoblù

GIOGARA

Mattia Brazzelli Lualdi

BUSTO ARSIZIO

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Martedì sera al Teatro Sociale c’erano Sindaci (Busto, Castellanza e Marnate), Assessori (Farioli e il mito Pro Patria), politici, personalità ed autorità varie, ma alla presentazione del libro “100 anni di Pro” di Carlo Albè (introduzioni di Giovanni Castiglioni, foto di Emanuele Reguzzoni e Giovanni Garavaglia) c’erano soprattutto quelli che hanno il biancoblù nel cuore: quelli di Meda in Eccellenza e di San Giovanni Valdarno per lo scudetto, quelli dei gradoni dei popolari, quelli delle trasferte, quelli della domenica, quelli della rifinitura, quelli di sempre insomma…

In una sala carica di storia e di trasporto, alla presenza di tantissimi ex calciatori tigrotti di ogni età (da Pippo Taglioretti a Riccardo Colombo, passando per Gipo Calloni, Gigi Sartirana, Bartezzaghi, Antonio Manicone, Melo Dato, Andrea Vecchio, Luca Perfetti, Matteo Serafini, Dario Polverini, Giampaolo Calzi, Michele Ferri e tanti altri ancora…), il giornalista di Sky Fabio Tavelli – presentatore d’eccezione (nonché autore della prefazione) di un evento voluto dal “Comitato 100 anni di Pro” del presidente Luca Calloni e degli infaticabili Lorenzo Pisani e Lele Magni – ha scandito i tempi di una serata all’insegna delle emozioni e dell’amarcord, con la lettura di alcuni estratti del libro: da quei sei interminabili minuti di recupero fra Rezzato-Lecco ricordati da un emozionato Javorcic nell’immediato finale di gara col Levico Terme, al rigore fallito nel derby coi lilla da Sartirana (con tanto di pallone “strappato” dalle mani dello specialista Rovellini), passando per i gol di testa sul primo palo di Gipo Calloni (a cui si deve l’origine dell’Antoniana), alle telefonate del lunedì mattina ai senatori della squadra da parte di Roberto Vender (in sala con la moglie Bruna e il figlio), secondo per applausi solo al sempre amato e sempre bomber Matteo Serafini, con la sua indimenticabile doppietta a Savona dedicata al figlio Davide.

Fra 100 e passa ritratti inclusi in questa galleria d’ogni tempo biancoblù, con tanto di finalità benefica (Ability Apnea, la Casa di Chiara e Apar) e con un ultimo doveroso pensiero al mitico Merlino (e il suo ago sgonfia palloni…), abbiamo scelto di riportare uno stralcio del racconto di due calciatori tigrotti che ancora stanziano dalle parti di via Ca’ Bianca: il capitano della Pro Patria del centenario Mario Alberto Santana, presente in sala con una delegazione di giocatori accompagnati dal diesse Sandro Turotti, dal dirigente Beppe Gonnella e dalla presidentessa Patrizia Testa e dal vice Nazareno Tiburzi) e l’amatissimo ex Andrea Vecchio, attuale allenatore dei tigrotti dell’Under 17, cui ha deciso di regalare una copia del libro.

Mario Alberto Santana: “La verità è che a 35 anni suonati non avevo più voglia di rincorrere un pallone: c’era qualcosa dentro che continuava a dirmi che avevo già assaporato tutto quello che poteva offrire il calcio. Il gol con la maglia dell’Albiceleste contro il Giappone, le gambe che tremavano durante l’Inno Nazionale, il sentirsi al centro del Paese per almeno novanta minuti. Cosa potevo volere di più da una carriere simile? Nulla o forse tutto. Forse è proprio nel momento in cui hai indossato maglie pesantissime che puoi anche permetterti di tornare in campo e prendere per mano una squadra in crisi“.

Andrea Vecchio: “A me non è mai piaciuto perdere, figuriamoci un contrasto. Solo che non avevo fatto i conti con il destino e con le mia ossa. Lo scatto, il contatto, l’odore dell’erba e un dolore che ancora oggi mi fa rabbrividire, la corsa in ospedale, gli antidolorifici, la diagnosi: rottura tibia e perone. Addio sogni di gloria, addio mia cara Pro Patria.

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