IL COMMENTO SUL GIRONE DEI TIGROTTI
Pro Patria, quando Trento è più vicino di Arconate

A Silvio Peron, fra le firme più prestigiose del giornalismo sportivo, abbiamo chiesto un commento sul girone di campionato della Pro Patria

GIOGARA

Mattia Brazzelli Lualdi

BUSTO ARSIZIO

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All’indomani dell’ufficializzazione dei gironi di campionato di serie D, con la Pro Patria inserita ancora nel raggruppamento B lombardo-trentino, al giornalista Silvio Peron, fra le più prestigiose firme della provincia nonché esperto conoscitore delle gesta biancoblù, abbiamo chiesto un commento:

Facciamo finta di indignarci quando l’iperbolismo finanziario mette in piazza le cifre pagate per il trasferimento di un giocatore; poi facciamo spallucce quando pochi intimi, chiusi nei confortevoli palazzi romani, fanno spendere preziose palanche ai club dilettantistici. Diteci qual è stato il criterio per mettere insieme i gironi di serie D, sennò dobbiamo fare ammenda con la suocera, convinta che a pensar male ci si azzecca. Perché chi ha messo una squadra qui e l’altra là sembra essere un campione di equilibrismo e soprattutto un fuoriclasse del controsenso. Almeno abbiamo fatto chiarezza scoprendo che la divisione dello scorso anno fra Pro Patria e Legnano, ossia del derby dei derby, è una mega fake-news: allora non si potevano correre rischi di ordine pubblico, adesso la preoccupazione non c’è più: adesso anche un Varese-Como sarà come una gita fuori porta con tanto di colazione al sacco.

Meglio così: il calcio è passione, campanile, senso di appartenenza. E i tifosi della Pro Patria appartengono orgogliosamente alla Pro Patria. Vorrebbero, però, non essere costretti a salire ogni volta sul Golgota del pallone per espiare peccati che hanno commesso imbonitori di passaggio. E vorrebbero tenere in tasca qualche centesimo senza doverlo spendere in caselli autostradali, distributori di benzina o cedere alla tentazione dell’autogrill, dove un Camogli costa un occhio e ci sono i subdoli gratta e vinci all’entrata o all’uscita. O forse queste spese fanno parte del paniere preparato dalla Lega Dilettanti per incrementare le entrate dello Stato e ingraziarsi chi si occupa di economia. Se non è l’ennesima punizione per i bustocchi: dateci una spiegazione e diteci perché, ad esempio, Olginatese e Lecco, confinanti geograficamente, sono divise calcisticamente; diteci che c’entra Sesto San Giovanni, a un tiro di schioppo da Bergamo, con Castellazzo Bormida. E spiegateci l’amenità di costringere la Pro Patria a tre trasferte in Trentino, oppure in val Gobbia o in valle Camonica quando fuori di casa ci sono Arconate, Inveruno, Venegono Superiore o Caronno Pertusella. O forse a Roma non sanno che Varese e Pro Patria stanno nella stessa provincia?  

Chi paga scelte tanto discutibili? Pantalone? Per rinfrescare la memoria bisogna ricordare che Nasser Al-Khelaifi sta a Parigi e non a Busto e che la signora Patrizia Testa (e come lei tantissimi presidenti) non possiede pozzi di petrolio nel giardino del condominio. Per dire che i sacrifici vanno rispettati affinché il pallone possa rotolare anche in una serie dilettantistica solo di facciata e sulla quale sarebbe il caso di avviare finalmente una serena e profonda discussione. E rispetto anche per i tifosi che fanno muovere il motore del calcio e ai quali non si possono prosciugare le tasche.

Vero, accontentare tutti non si può, ma da questi gironi sembra emergere la convinzione che qualcuno ha avuto santi in paradiso e altri no. Un peccato, certo, ma lo dobbiamo alla suocera per dare un senso al suo detto e non finire invece sul suo infido cuscino, fatto di spine e di cattivi pensieri.  Che rischiano di mandarci all’inferno, un rischio che però vale la pena di correre”.

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