Sosta in “verticale”
Problema comune… nel Comune

Proprio vero: ciò che non è proibito, è lecito. Poco importa il resto. Così, ciascuno si accomoda come può e gli altri si arrangino. Problema spicciolo...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Proprio vero: ciò che non è proibito, è lecito. Poco importa il resto. Così, ciascuno si accomoda come può e gli altri si arrangino. Problema spicciolo evidenziato dalla cronaca. A Busto Arsizio, in via Canova c’è una striscia bianca che regolamenta lo spazio “in verticale” per una sosta. Non solo qui: c’è in viale Cadorna e c’è in via Bellingera, ma c’è pure in altre vie della città.

Ne parliamo, perché il problema è comune, nel Comune, e suscita disprezzo, dinieghi e pure rabbia che fa a pugni col decoro cittadino e con la logica del vivere civile. Qual è dunque il problema? Lo denunciamo subito. Negli spazi riservati alla “sosta documentata” delle vetture, cosiddetti “in verticale“, chi prima arriva lascia la propria vettura. Poi ne arriva un altro e un altro ancora, ma è da qui che emerge il problema. Nello spazio riservato a (mettiamo) dieci vetture, riescono a parcheggiare regolarmente (al massimo) sei vetture. E lo sapete il perché? Semplice: chi mette in sosta la propria vettura, “si prende” un ampio spazio tra la propria vettura e l’altra, in modo tale da non poter più inserire un’altra vettura.

Ci fossero gli spazi necessari in cui parcheggiare, ecco che tra una vettura e un’altra, lo spazio ci sarebbe per parcheggiare comodamente altre vetture. E, per l’esempio sopra citato, nello spazio di dieci parcheggi, ci starebbero comodamente 10 vetture. Ѐ così semplice, da far accapponare la pelle.

Si potrebbe obiettare: gli spazi “in verticale” così ben delimitati servono per consentire ampia manovra a ogni automobilista. Fatto è che di “automobilisti” ne esistono di molteplici specie e una è quella del “chissenefrega“. Cioè a dire, io parcheggio, lascio lo spazio (davanti e dietro) di oltre un metro e gli altri… si adeguino. Da qui nasce un pateracchio mostruoso, facilmente risolvibile con una semplice delimitazione degli spazi riservati.

A spiegare una “cosa semplice” quasi si fa fatica e (per favore) non ci si venga a dire che una striscia in più (in orizzontale) dentro il parcheggio “in verticale” costerebbe al Comune, una cifra iperbolica. A pensare e a vedere come la gente parcheggia c’è da gridare allo scandalo. Abbiamo visto, anche in via Indipendenza, per citare una via, ma pure in viale Cadorna che tra una vettura e l’altra ci sono due metri abbondanti, mentre se ci fossero le strisce che delimitano lo spazio riservato al parcheggio di una vettura ci sarebbero gli spazi necessari per una corretta sosta con tanto di sicurezza per le vetture e ottimizzazione dello spazio.

Vero che c’è in giro gente che non ci vede proprio o che fa apposta a vederci poco, ma in un contesto cittadino deve vigere la regola e non l’eccezione. Il tutto a norma del Codice della Strada.

Laddove esistono le cosiddette “strisce blu” (quelle a pagamento, per intenderci), non ci sono parcheggi “in verticale”; quindi per attuare la sosta, è necessario parcheggiare nell’apposito spazio e munirsi del ticket di  avvenuto pagamento.

A questo punto che dire? Semplicemente che ogni spazio che regolarizza la sosta deve essere delimitato in base a uno standard che consente la sosta sia dei “bisonti” della strada (Suv) sia delle vetture cosiddette “normali” affinché si possa comodamente eseguire opportuna manovra per un regolare parcheggio che permetta a tutti di fare altrettanto.

Il risultato qual è (meglio dire, quale sarebbe?): quello di consentire a tutti un comodo parcheggio senza lasciare spazi vuoti che fanno inviperire coloro che si sentono esclusi da un normale diritto del vivere civile. Come diceva quel tale: “di più, non so” anche se ci sarebbe molto altro da dire.

Per il rilevamento degli abusivi – poi – sarebbe più comodo. Chi parcheggia male o “fuori luogo” può prendere adeguata multa, nel rispetto degli altri che hanno diritto di parcheggiare bene.

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