Profilo Maglificio Alto Milanese Srl
Produzione snella e così “verde” che più “verde” non si può

Un’organizzazione aziendale leggera e snella, una produzione estremamente diversificata e flessibile, la costante ricerca della qualità e soprattutto la piena consapevolezza che domani è sempre e comunque un altro giorno

Luciano Landoni

BUSTO ARSIZIO

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Un’organizzazione aziendale leggera e snella, una produzione estremamente diversificata e flessibile, la costante ricerca della qualità e soprattutto la piena consapevolezza che domani è sempre e comunque un altro giorno.

“Sì, guai ad adagiarsi sui traguardi raggiunti. Bisogna sempre inventarsene di nuovi e darsi da fare per raggiungerli considerandoli altrettanti punti di partenza”.

Attilio Grampa, 54 anni, presidente del Maglificio Alto Milanese Srl di Busto Arsizio, parla chiaro ed è abituato a guardare in faccia alla realtà con tanta curiosità e con la capacità di cogliere (in anticipo) le nuove tendenze e i nuovi modi di produrre.

E’ così che Maglificio Alto Milanese, fondato nel 1970 da Luigi Grampa, è stato capace di affrontare le numerose e complesse sfide di un settore in profondo e continuo cambiamento.

L’attività della piccola industria di Busto Arsizio – 22 dipendenti e un fatturato annuo di poco inferiore agli 8 milioni di euro – è un esempio vincente di che cosa voglia dire da un lato assecondare fino in fondo il principio base della cosiddetta “economia circolare” (si ricicla tutto e non si butta via niente), e dall’altro rispettare, anzi, esaltare le regole della produzione “eco-compatibile”.

Se le dico “green economy” lei cosa mi risponde?

“Nel 2007-2008 è esplosa una forte crisi per l’intero settore industriale e per il tessile-abbigliamento in particolare. I tessuti a basso costo provenienti dalla Cina (poliesteri) e dalla Turchia (cotoni) stavano letteralmente stroncando il nostro mercato. Bisognava reagire. L’abbiamo fatto reinventandoci tutta la produzione. Abbiamo puntato sul cosiddetto ‘tessile tecnico’ e sui suoi innumerevoli sbocchi: dalla produzione al medicale, senza dimenticare l’automotive. Abbiamo selezionato una clientela di qualità e, anno dopo anno, abbiamo letteralmente ‘globalizzato’ la nostra capacità produttiva. Ci siamo cioè attrezzati per rispondere alle richieste provenienti dall’area fashion, dall’area tecnica, dal comparto delle stamperie e da quello dell’abbigliamento sportivo-tecnico. Abbiamo puntato su produzioni di nicchia ad alto tasso qualitativo e con una forte componente green. Quando parliamo di materiali riciclati intendiamo tessuti realizzati utilizzando i semi dell’olio di ricino, le bottiglie di plastica che altrimenti sarebbero considerate dei rifiuti, gli scarti dei chicchi di caffè, le bucce d’arancia, le foglie di eucalipto”.

La “rivoluzione verde”, componente fondamentale della “economia circolare”, costa non poco …

“Certo. D’altra parte la qualità ha i suoi costi, inevitabilmente. Ogni anno noi investiamo dai 300.000 ai 350.000 euro per mantenere alto il nostro livello produttivo. Aggiungo poi una cosa molto importante: da soli si riesce a combinare poco. È meglio, molto meglio, puntare sulle sinergie con altre aziende. E’ per questo motivo che abbiamo un ‘partner forte’ nel mantovano che ha fatto della ricerca & sviluppo un suo mantra e che ci permette di essere ‘eco’ e ‘green’ consentendoci di esercitare un considerevole appeal nei confronti dei nostri clienti. Come le ho già detto, l’importante è guardare sempre avanti. Io l’ho fatto appena ho messo piede nell’azienda di famiglia e  ovviamente continuo a farlo”.

Nel senso che la 1° “rivoluzione” è quella che si deve fare in casa propria?

“Diciamo che non si deve avere paura di cambiare. L’azienda è stata fondata da mio padre Luigi e originariamente si occupava di tessuti basici per abbigliamento intimo ed esterno in cotone e acrilico. Io ho cominciato la mia attività imprenditoriale fra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 e ho subito avvertito la necessità di modificare l’organizzazione produttiva. Nel 1996 abbiamo iniziato a ‘delocalizzare’ la produzione, nel senso che l’abbiamo affidata a terzisti. Così, in un colpo solo, ci siamo snelliti, abbiamo aumentato la nostra versatilità e abbiamo abbassato i costi produttivi. I fatti hanno dimostrato che la mia intuizione è stata (ed è tuttora) giusta, anche se all’inizio le critiche non sono mancate. Bisogna anche avere il coraggio delle proprie idee e tenere duro”.

Prospettive future?

“Direi senz’altro molto buone. La richiesta di ‘tessuti green’ è in crescita. Parlo di incrementi a due cifre, per intenderci”.

“I Paesi scandinavi – interviene Angela Ambrosetti, responsabile dell’area commerciale e moglie di Attilio Grampa – hanno sviluppato una vera e propria cultura del consumo eco-compatibile. Le stesse firme dell’alta moda hanno abbracciato in pieno questa tendenza”.

Più crescita uguale a più occupazione, magari giovane?

“Certo, a patto di trovare dei giovani volenterosi. Il problema – risponde con immediatezza Attilio Grampa –  è che non se ne trovano. Noi cerchiamo da tempo periti tessili, tecnici di maglieria e di tintoria. Li cerchiamo e non li troviamo. Il ricambio generazionale, così, diventa sempre più difficile”.

Di che cosa c’è bisogno per (ri)scatenare la ripresa sociale ed economica del sistema Paese?

“Tre cose: meno burocrazia, meno tasse dirette e indirette, più infrastrutture”.

Più chiaro di così …

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