LA PROPOSTA
Pronto Soccorso sovraffollato. Albani rilancia: “Reparti a gestione infermieristica per liberare posti letto”

Per alleggerire la pressione sugli ospedali e sul PS, soprattutto nei periodi di emergenza, il consigliere porta l’esempio dell'ospedale Galliera di Genova: "Una sperimentazione concreta che ha dato ottimi risultati"

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

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Nelle ultime settimane il Pronto Soccorso di Busto è stato preso d’assalto per il picco influenzale, di conseguenza gli accessi si sono moltiplicati, mettendo a dura prova medici ed infermieri.
Sul tema interviene il consigliere comunale leghista Alessandro Albani, di professione coordinatore infermieristico: “È una criticità che non riguarda solo la realtà di Busto ma l’intera provincia. In alcuni casi i pazienti che accedono al Pronto Soccorso necessitano anche di ricovero, quindi si pone ancora di più il problema dei posti letto che vengono a mancare. La situazione è molto difficile, per fronteggiare il maxi afflusso di pazienti, occorre pensare a nuove soluzioni”, sottolinea il consigliere, tornando a focalizzare l’attenzione sulle nuove politiche regionali per l’assistenza ai pazienti cronici.

La proposta che Albani rilancia, è quella di creare reparti per le patologie croniche a gestione infermieristica, proprio per alleggerire la pressione sugli ospedali e sul Pronto Soccorso. A sostegno della sua tesi,  porta l’esempio concreto dell’ospedale Galliera di Genova, dove esiste una realtà a conduzione infermieristica già funzionante con dodici posti letto occupati da pazienti ormai stabilizzati ma che necessitano di ricovero per le terapie. Tale sperimentazione, nei primi sei mesi di attività, ha consentito di liberare ben 1705 posti letto e sarà replicata anche all’interno dell’Istituto Brignole (qui l’articolo pubblicato dal Secolo XIX).

“Mi confortano molto questi dati, dimostrano che si tratta non solo di idee ma di opportunità concrete supportate da ottimi risultati”, afferma  Albani, ricordando che “si tratta di reparti per pazienti già stabilizzati da un punto di vista clinico, con diagnosi formulata dal medico e con la terapia già concordata. In questo modo verrebbe garantita la continuità assistenziale in quella fase di passaggio che precede il rientro a domicilio e, al contempo, si libererebbero posti letto nei reparti per acuti, dove c’è maggiore necessità. Una possibilità da applicare anche a Busto, quando verrà realizzato il nuovo polo ospedaliero, negli spazi della vecchia sede“.

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