Proverbi bustocchi

Sono alle prese con due"proverbi" Bustocchi che meritano un'interpretazione e un chiarimento. Si riferiscono a un'era ....bucolica che ben interpreta i valori della campagna, aggiunti ai valori di un buon operare, da parte del contadino che in Bustocco significa "paesàn"

Gianluigi Marcora

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Sono alle prese con due”proverbi” Bustocchi che meritano un’interpretazione e un chiarimento. Si riferiscono a un’era ….bucolica che ben interpreta i valori della campagna, aggiunti ai valori di un buon operare, da parte del contadino che in Bustocco significa “paesàn“.

Vediamo il primo: “ul paesàn gurdu, al va’n lèciu senza scèna“. Diciamolo subito, la “scèna” (con la e aperta) è la”cena”, il pasto serale e non la scena della ribalta di un teatro. Perchè mai, il “paesàn” (contadino) deve coricarsi “al và’n leciu” (va a letto) senza consumare il pasto serale?

Già l’aggettivo “gurdu” lo testimonia. Il “gurdu” è colui che “ha ingordigia”, che vorrebbe di tutto e di più. Colui che non si accontenta di quanto ha o di quanto è materialmente possibile ottenere. Uno che quasi “tira la corda” più del dovuto, senza pensare che la “corda” potrebbe rompersi.

Ed eccoci al pratico: il troppo lavoro (specie nei campi) è logorante; le intemperie costringono a un superlavoro non programmato; il terreno già saturo di coltivazioni, non può accettarne altre; magari, una richiesta troppo esosa, allontana il possibile acquirente.

Il nesso del proverbio, quindi, stimola alla comprensione, all’umano decoro, alla richiesta lecita, a una giusta valutazione di quanto è giusto pretendere, per un giusto ottenere. In sintesi: essere “gurdu” (esoso) va a finire che ….si va a letto a stomaco vuoto, per avere nulla per riempirlo.

E’ o non è, l’aneddoto in ogni campo nella vita? Inutili esempi: essere parsimoniosi ed equilibrati si va a una giusta trattativa che consente un giusto epilogo. C’è poi un aneddoto che la dice lunga sul “gurdu” del “paesàn“: è quello del contadino che si vantava cogli amici, di avere scoperto come far lavorare il proprio asinello, senza dargli da mangiare. La perplessità degli amici è approdata alla …. curiosità e alla relativa spiegazione.

Il “fenomeno” (riferito al “paesàn gurdu”) spiega che ogni sera, quando portava la razione di biada all’animale, ne toglieva una manciata. Buona la prima, buona la seconda, il contadino osservava che l’asinello continuava a lavorare come se nulla fosse. Alla ….decima manciata in meno (non le ho contate, ma è per dire che il “paesàn gurdu” riduceva ogni giorno la dose del fieno), l’animale presentava sintomi mai visti prima e …inspiegabili. Proprio la mattina seguente, quando il “paesàn” è entrato nella stalla, ha trovato il suo asinello morente che lo guardava con quegli occhi buoni e colmi di pietà, per l’ultimo addio….. l’asinello è morto.  Morale: guai ad essere “gurdi”!

L’altro proverbio è dedicato agli sfaccendati; ai cosiddetti perditempo, a chi bighellona in giro, a chi non sa chi ha “inventato” il lavoro e che, se l’avesse conosciuto, sicuramente l’avrebbe ucciso. Ecco il proverbio: “vòia da lauà, saltami a dossu” (voglia di lavorare, saltami addosso). Non è un ossimoro, ma una convinzione. Chi capisce l’importanza del lavoro, non….implora ….la voglia di lavorare di “saltargli addosso”, ma ne concepisce l’importanza e mette in pratica quel desiderio di poter lavorare, con dignità, con coscienza vitale e (diciamolo) per sentirsi utili.

Chi si ….affida alla “voglia di lavorare” di “saltargli addosso” sa a priori che ciò non avverrà mai; per un semplice fatto: il lavoro fa parte della dignità dell’individuo e, da quando ….Eva e Adamo furono cacciati dal Paradiso Terrestre, il “lavorare con sudore” è diventato un preciso mezzo per proseguire nella vita, col progresso. Per gli sfaccendati, c’è questo aneddoto: 100 persone erano radunati in piazza per ottenere un posto di lavoro. Chi lo offriva, disse chiaro e tondo che non voleva scegliere e che si sarebbe affidato alla fortuna, estraendo un solo nome. Così fece. Il “prescelto” ovviamente uno scansafatiche, commentò….”con tanti volonterosi che vogliono lavorare, proprio su di me si è accanita la sfortuna?” L’hanno guardato molto male …specie di questi tempi, pensando anche al primo articolo della Costituzione Italiana che recita: “l’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro” …..non per tutti!

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