Convegno sulle soft skills per il managemente alla LIUC-Università Cattaneo
“Quando qualcuno dice impossibile, sento già che posso farlo”

Provare per credere. Uno slogan vecchio di qualche decina d’anni che però Max Calderan, nato a Portogruaro in provincia di Venezia nel 1967, ha messo in pratica con successi da Guinness dei Primati

Luciano Landoni

CASTELLANZA

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Provare per credere.

Uno slogan vecchio di qualche decina d’anni che però Max Calderan, nato a Portogruaro in provincia di Venezia nel 1967, ha messo in pratica con successi da Guinness dei Primati.

Chi è mai costui?

Trattasi di un esploratore estremo di deserti: è così che si definisce lui stesso.

Un uomo tutto ossa e muscoli che è stato capace di attraversare a piedi, in un arco temporale di 75 ore, 360 Km di deserto in Oman, nell’agosto del 2008.

Così come è stato capace di andare su e giù per 45 volte lungo la parete scoscesa di una gigantesca duna (pendenza della parete sabbiosa del 50%!) in occasione dei 45 anni degli Emirati Arabi.

Roba da far invidia a un super-eroe della Marvel.

Per quale motivo Max Calderan fa quello che fa?

“Perché ho sempre rifiutato – ha risposto nella sua veste di testimonial del convegno Life skills in action – Costruire insieme il futuro svoltosi nell’Auditorium della LIUC-Università Cattaneo e finalizzato a presentare il nuovissimo percorso di allenamento alla professione diretto dal docente Vittorio D’Amato – di appartenere ad una media statistica”.

L’importante è “cercare la propria passione”.

“La passione  – ha aggiunto Max Calderan – mi rende inarrestabile, a patto che sia il frutto di preparazione, duro lavoro e disciplina”.

In altre parole, ognuno di noi può fare quello che desidera veramente fare se si guarda dentro  e individua ciò che gli preme veramente dedicando poi il massimo impegno e la massima determinazione nel raggiungimento del traguardo.

Le competenze tecniche sono naturalmente necessarie, ma non sono sufficienti.

Vittorio D’Amato, subito dopo i saluti di rito del rettore Federico Visconti, ha citato due autorevoli studi realizzati dall’Harvard Business School e dallo Stanford Research Institute  secondo cui le competenze tecniche contribuiscono al raggiungimento del successo professionale rispettivamente nella percentuale del 15% e del 12%.

E’ di fondamentale importanza valorizzare la cosiddette soft skills, vale a dire quelle abilità (tipo l’empatia, la capacità di lavorare in squadra, la passione) e sensibilità di natura trasversale che sono strettamente correlate alle dimensioni relazionali-organizzative e chi esprimono in qualsiasi ruolo professionale.

Ne hanno parlato, durante la tavola rotonda dedicata ai temi delle life/soft skills e del talento in un mondo del lavoro in frenetico e profondo cambiamento, manager e dirigenti d’azienda del calibro di Giovanna Manzi (CEO Best Western Italia) e Paolo Cederle (Italian Executive Chairman and Country Manager EVERIS Spa).

“Quando qualcuno dice impossibile, sento già che lo posso fare”, ha concluso Max Calderan.

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