Pubblicato il saggio storico di Emanuele Bernardi dedicato a Giovanni Marcora
Quel politico italiano così competente e appassionato

Conoscere il passato per meglio inquadrare le vicende del presente ed esorcizzare le paure del futuro

Luciano Landoni

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Conoscere il passato per meglio inquadrare le vicende del presente ed esorcizzare le paure del futuro.

E’ forse così che si potrebbe attualizzare il noto detto latino “historia magistra vitae”.

La lettura del saggio storico di Emanuele Bernardi  (ricercatore in Storia contemporanea al Dipartimento di Storia dell’Università “La Sapienza” di Roma) intitolato “Giovanni Marcora visto da Washington – Il ministro dell’Agricoltura nelle carte americane (1974-1979)” – Studium edizioni, pp. 89, euro 12,50 è indubbiamente utile per comprendere fino in fondo il significato e la portata dell’azione politica di uno dei cavalli di razza della vecchia Democrazia Cristiana, Giovanni Marcora appunto, e anche per “misurare” la distanza siderale che separa il “fare politica” di allora con il “(dis)fare politica” di oggi.

Ministro dell’Agricoltura dal 1974 al 1980, nato a Inveruno nel 1922, Marcora (scomparso nel 1983) abbinava alla grande passione politica una solida competenza e una attenta e scrupolosa conoscenza delle problematiche di cui il dicastero da lui diretto era responsabile.

Anche in quegli anni cruciali (caratterizzati dai delicati e complessi equilibri sui quali si reggeva il cosiddetto “compromesso storico” fra la DC e il Partito Comunista Italiano) il nostro Paese dovette affrontare – proprio come oggi – una fase di profonda crisi economica e sociale.

La dettagliata descrizione di Emanuele Bernardi delle delicate e complicate trattative commerciali fra l’Italia e gli Stati Uniti che videro protagonisti il nostro ministro dell’Agricoltura e i massimi esponenti politici americani (fra gli altri, gli ambasciatori statunitensi John A. Volpe e Richard Gardner), evidenzia la forte personalità del ministro democristiano e la sua ferma convinzione che lo sviluppo economico altro non fosse che uno “strumento” al servizio della giustizia sociale e di un’equa redistribuzione delle ricchezze.

Chi più ha, più deve dare!”, ripeteva spesso Giovanni Marcora.

La differenza fra il demagogo da strapazzo (categoria molto ben rappresenta, oggi, in Italia) e il politico lungimirante, competente e attento alle esigenze reali del Paese reale sta tutta nel fatto che quest’ultimo, prima di promettere l’impossibile, si preoccupa di favorire e rafforzare il consolidamento di un contesto socio-economico basato su solidi pilastri: rigore assoluto nei conti pubblici, rispetto di chi lavora e di chi produce, denuncia puntuale e condanna senza se e senza ma di sprechi, speculazioni, ruberie, eccetera.

Esattamente come si è sempre sforzato di fare in tutta la sua carriera politica Giovanni Marcora.

“A Bruxelles tutti lo ricordano con un misto di rispetto e timore – ha scritto di lui Indro Montanelli, non un giornalista qualunque -. Era forse l’unico esponente politico europeo che non aveva bisogno di farsi accompagnare da esperti né di sollecitare i loro suggerimenti negli spossanti negoziati …”.

Insomma, vale la pena di dedicare tempo e attenzione al libro di Emanuele Bernardi per tanti motivi.

Non ultimo, la possibilità di leggere la breve e corposa presentazione di Gianni Mainini, imprenditore in quel di Mesero (past president di Confindustria Alto Milanese), appassionato cultore di storia contemporanea e presidente del Centro Studi Marcora.

“Grazie al lavoro del prof. Emanuele Bernardi emerge l’interesse da parte degli Stati Uniti non solo per l’azione politica di Marcora come ministro della Repubblica italiana – scrive Gianni Mainini –  ma soprattutto l’attenzione puntuale al suo ruolo all’interno del Consiglio dei ministri dell’Agricoltura presso la Comunità Europea, con i timori, neppure troppo velati, che la sua azione decisa e competente potesse in qualche modo interferire e danneggiare la politica agricola americana e le aspettative di alcuni settori specifici d’oltre oceano: la politica euro-mediterranea a confronto con quella americana. Resta peraltro sempre in primo piano l’aspetto che spesso – e specialmente allora – la politica agricola veniva usata come materia compensativa e di scambio dei più vasti interessi industriali americani verso l’Europa, successivamente dipanati attraverso gli accordi WTO (World Trade Organisation)”.

Quasi la trama di un romanzo.

Non a caso, Gianni Mainini aggiunge: “Scavando negli archivi si svelano ‘intrighi’ internazionali, documenti e osservazioni riguardanti la politica italiana e personaggi di casa nostra, equilibri all’interno della Democrazia cristiana, problemi della sinistra e della corrente di Base, rapporti con il Partito comunista. In particolare Marcora torna in primo piano nella sua azione di governo a difesa degli interessi del Paese in momenti di grande schizofrenia per gli interessi contrapposti in sede comunitaria”.

Corsi e ricorsi storici, verrebbe da dire riprendendo la locuzione latina già citata all’inizio “historia magistra vitae”; oppure, molto più prosaicamente, si potrebbe commentare: nulla di nuovo sotto il sole.

“Preme anche ricordare che a distanza di 35 anni dalla sua scomparsa, la figura di Marcora continua a essere di attualità e oggetto di ricerche e attenzioni per la sua grande personalità, di capo partigiano-resistente, di politico e capo corrente democristiano carismatico e lungimirante, di senatore padre della legge sull’obiezione di coscienza e della legge sulla cooperazione, di sindaco appassionato e portatore dei valori di serietà, solidità e pragmatismo della sua gente, di imprenditore (…) si conferma la sua statura umana e politica di ineguagliato ministro dell’agricoltura, di negoziatore capace e rispettato, persino temuto in Europa, di altrettanto capace – conclude Gianni Mainini –  anche se meno ricordato ministro dell’Industria alle prese col piano energetico, la crisi dell’acciaio, il contenimento dell’inflazione galoppante, il controllo dei conti pubblici, la lotta alla disoccupazione, la ricerca di nuove strade per l’equità sociale”.

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