Questi bustocchi…

Oltre alle parole "di comodo" sanno pure, i nostri Bustocchi, dimostrarsi insofferenti e a volte, coi "duri di comprendonio". diventare... incisivi. Con l'espressione "a disù mò, là" si indica uno stato di insofferenza quasi spasmodico...

Busto Arsizio

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Questi Bustocchi! Oltre alle parole “di comodo” sanno pure, i nostri Bustocchi, dimostrarsi insofferenti e a volte, coi “duri di comprendonio” diventare… incisivi. Con l’espressione “a disù mò, là” si indica uno stato di insofferenza quasi spasmodico. Letteralmente è “cosa dico, adesso?” che sembra un complimento, ma pure una specie di resa, rivolta all’incapacità di comprendere dall’altra parte. Ѐ come dire “ho impiegato tanto tempo a farti capire la ragione e tu rispondi al contrario?” cioè, “ma come?” e su quel “a disù mò, là” c’è dentro tutto. L’espressione veniva utilizzata anche per altre faccende. Ad esempio, di fronte a una richiesta esorbitante su un acquisto di terreno, su una permuta d’un bene, su una faccenda di famiglia, tipo l’assegnazione di un asse ereditario, la risposta era… “a disù mò, là“.

C’è anche la stessa espressione utilizzata allo stadio. Quando a farne le spese era la Pro Patria, quel “a disù mò, là” suonava a “come si permette, quello lì (arbitro) o come si permettono quelli là (giocatori della squadra ospitata)”. Gli esempi si sprecano con le dicerie delle comari; specie quelle espresse “sul paschè dàa gèsa” (sul sagrato della chiesa), dove le “mangia Signui” (le signore “petoniche” che prendevano la Comunione giornalmente) sparlavano in giro e iniziavano e concludevano il discorso col fatidico “a disù mò, “.

Il “petoniche” di cui sopra, fa parte delle parole inventate a Busto Arsizio ed è un sinonimo di bisbetiche e giù di lì. Con “a disù mò, là” si indica pure l’esagerazione, magari condita con un vezzeggiativo o un nome di chiarificazione. Metti che uno percepisca una paga sostenuta dal datore di lavoro, veniva apostrofato con un “cramenzu, che bèi danè, a disù mò, là” (che bei soldi, ma dico?) ed è bello constatare come il “bèi” (belli) si riferisce al cospicuo denaro e non certo alla bellezza del denaro. Per usare un’espressione negativa del “a disù mò, là” dobbiamo ricorrere alle maldicenze. Quella pretendeva un regalo superlativo, ma chi si crede di essere? Oppure “nà fèi pes’che Raeta e sa la voi pisè? – a disù mò, là” e qui c’è il fatto che il “Raeta” era un poco di buono e quando “uno” o “una” ne ha combinate più di (pes’che) Raeta, significava che era pessimo sotto ogni aspetto. Quindi, quale …finalino di discorso….”a disù mò, là“.

Anche nei giochi era così: in cortile, all’Oratorio, per strada, l’espressione la sentivi quasi fosse una cantilena e c’era poco da stupirsi: di fronte a un diniego e a un’esagerazione, la risposta subitanea ed efficace, era quella.  Peggio poi, quando andavi dal gelataio e per un cono di 20 lire ti dava una palettata scarsa di gelato e a quel punto, prima di pagare, aggiungevi “t’u dì ven franchi e ti te me dè gelatu par des’franchi?… a disù mò, là“. Era una… contrattazione subitanea. La traduzione è spicciola: “ti ho detto venti lire (sottinteso, di gelato) e tu mi dai gelato per dieci lire? Ma dico!”.

Identica espressione per i contadini quando ammucchiavano il fieno o portavano a casa il granoturco da “sgranò” (sgranare) e vedevano il raccolto sempre da migliorare rispetto al lavoro svolto e nelle osterie o a casa, il “à disù mò, là” era sulla bocca di tutti. Quasi fosse una… parola d’ordine. Anche le mamme non erano da meno sul “a disù mò, là” quando chiedevi (ad esempio) un cioccolato differente dal solito Italcima o un “sanguis” (traduzione di panino dell’ …inglese sandwich) e non potevi avere altro. O quando chiedevi una proroga ai giochi e la mamma ti incitava (diciamola tutta, ti ORDINAVA) di andare a studiare con un perentorio ” basta giugò, a disu mò, là” come a dire… non ti è bastato questo tempo? Adesso vai a compiere il tuo dovere… ma dico!

Di esempi ce ne sono altri, ma fermiamoci qui… “a disù mò, là” altrimenti sconfiniamo nell’esagerazione! Mai esagerare, Benedetti Bustocchi!

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