L’altra faccia delle statistiche
“Recessione umana” alla MAM

Luciano Landoni

MORAZZONE

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Una proprietà distante migliaia e migliaia di chilometri dalla sede fisica della produzione e un dramma sociale in procinto di esplodere alla MAM di Morazzone.

I cinesi hanno deciso di chiudere la storica fabbrica di accumulatori chiedendone il fallimento e gli oltre 100 dipendenti, molti dei quali impiegati da una vita nella piccola industria di Morazzone e non più giovani, rischiano di trovarsi in mezzo alla strada con le rispettive famiglie.

Alle sue origini, un’azienda familiare fondata e diretta da Adolfo Magnani (MAM è un acronimo che sta per: Magnani Adolfo Morazzone), imprenditore scomparso parecchi anni fa: una vera e propria eccellenza del territorio, rientrante a pieno titolo nella categoria delle cosiddette “imprese glocali”, che nei tempi d’oro era arrivata ad occupare oltre 400 persone e che ora è in procinto di scomparire.

I venti impetuosi della concorrenza globalizzata hanno il potere di cambiare e stravolgere assetti proprietari consolidati e di strappare le radici (anche quelle più profonde) di tradizioni aziendali locali in apparenza inattaccabili.

Nell’estate 2017 la proprietà cinese aveva assottigliato l’occupazione dell’industria di Morazzone mediante l’uscita volontaria di 30 dei complessivi 140 dipendenti; oggi, ad una manciata di mesi di distanza, la comunicazione della procedura fallimentare.

Mentre da un lato la morsa della Grande Crisi (deflagrata nel 2008) sembra aver allentato la sua presa, dall’altro sussistono casi aziendali che contraddicono in pieno l’inversione di tendenza e dimostrano una volta di più quanto sia ancora problematica la condizione di chi lavora.

La vicenda MAM si aggiunge infatti a quelle della New Lace di Lonate Pozzolo (piccola impresa specializzata nella produzione di pizzi e ricami) i cui dipendenti non percepiscono la retribuzione da oltre due mesi e della Gemelli di Canegrate (componentistica per il settore aeronautico) le maestranze della quale sono senza paga da tre mesi.

Insomma, se è vero che la recessione economica statisticamente parlando sta mostrando segni di miglioramento, è altrettanto vero che la “recessione umana” è l’altra faccia della medaglia delle statistiche.

“Statisticamente  tutto si spiega, personalmente tutto si complica” (copyright Daniel Pennac).

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