AUDIZIONE DEL GARANTE DEI DETENUTI, MATTEO TOSI
In Regione i problemi del carcere di Busto

Sovraffollamento, carenza di personale, poche attività di reinserimento. Ma non solo

Riccardo Canetta

BUSTO ARSIZIO

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Il garante dei detenuti del Comune di Busto Arsizio, Matteo Tosi, è stato ascoltato lunedì in Regione Lombardia dalla Commissione speciale sulla situazione carceraria.
Tosi ha illustrato all’organismo presieduto da Gianantonio Girelli i problemi del penitenziario bustocco, dal sovraffollamento (450 detenuti e 300 posti disponibili), alla carenza di personale, alle poche attività di reinserimento.

“Ho illustrato le situazioni di urgenza ed emergenza, che sono le stesse di altri istituti del territorio – spiega l’ex consigliere comunale –. In particolare, però, a Busto i problemi interessano la direzione e l’organico dell’area trattamentale. È importante tornare ad avere educatori e un responsabile dedicato esclusivamente al carcere di Busto, che manca ormai da un anno e mezzo, dopo il pensionamento della dottoressa Rita Gaeta”.

Tra gli argomenti trattati, “nell’ambito della definizione dei nuovi piani del trasporto pubblico, ho invitato la Regione a valutare la possibilità di inserire una fermata all’altezza della struttura di via per Cassano. È un’idea che ho condiviso con il cappellano del carcere, nell’ottica di andare incontro alle famiglie meno agiate che hanno difficoltà a raggiungere questa zona”.

Nella relazione di Tosi, anche la necessità di un mediatore di lingua araba e, ovviamente, le note carenze di personale amministrativo e di agenti. “La polizia penitenziaria è la parte migliore del carcere di Busto. Attualmente è costretta a lavorare in condizioni senza senso”.
Il garante ha sollecitato gli esponenti dei vari gruppi presenti in Regione a sensibilizzare i rispettivi referenti politici presenti sul territorio affinché si attivino per consentire ai detenuti di svolgere qualche attività lavorativa. “Che si tratti di lavori socialmente utili, di corsi formativi o quant’altro, è importante dare loro qualcosa da fare. Se non si fa nulla, viene meno il senso di appartenenza alla società civile e si finisce per fare scuola di criminalità, a discapito ovviamente anche di chi lavora in carcere e dei cittadini che avranno a che fare con queste persone una volta tornate in liberà”.

Quello con Matteo Tosi è stato l’ultimo incontro della Commissione con i garanti dei detenuti del territorio. Ora la Commissione ha una fotografia della non semplice situazione carceraria lombarda.

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