RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Resistenza e complessità

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Egregio Direttore,

in data 8 maggio è  stato pubblicato  su un noto quotidiano locale un articolo a firma  di A. Ambrosetti: “La Liberazione”, dove si racconta del 25 Aprile del 1945, ma anche della fine della Seconda  Guerra mondiale. Si ricordano anche altre vicende, dallo sbarco in Normandia, la fine della guerra, il periodo post bellico.
Nell’articolo del Signor Ambrosetti c’è anche di più. C’è un giudizio di merito  a proposito  dell’insegnamento e del valore formativo rispetto all’attuale presente della vicenda Resistenziale. Ambrosetti parla, a proposito della lotta di partigiana, di “ aspetti della realtà”, dove  ci sono in gioco” argomenti delicati, come “l’educazione dei giovani, la scelta dei libri di testo”, che, stando all’autore dell’intervento, “devono essere obbiettivi e non inquinati da ideologie politiche che non garantiscono allo studente l’assimilazione della verità oggettiva”. In prosecuzione, l’autore aggiunge, “ con insegnanti che devono mostrare competenza e il rigoroso rispetto dell’obiettività/neutralità e competenza nel racconto”.
Il signor Ambrosetti, dopo averci edotti in virtù di “ saggi consigli a proposito del metodo, dell’analisi storiografica” (sic!), con rapide pennellate presenta l’epopea, “ a volte eroica” della guerra partigiana. La descrizione del “ruolo prezioso, “a volte eroico”, dei partigiani, che erano divisi in due gruppi, uno si chiamava “ Divisione di Dio” , costituita da cattolici, con una “mentalità assimilabile a quella democristiana” e gli altri di sinistra, ” i rossi, che per la maggior parte erano comunisti”, manifesta un’altra  banale semplificazione della complessità della organizzazione resistenziale, alludendo con ciò alle Brigate Garibaldi ( la storiografia documentaria certifica che quest’ultime rappresentavano quasi il 70% delle organizzazioni partigiane sul territorio nazionale interessato dalla  lotta partigiana, vedi:“Le brigate Garibaldi nella Resistenza”, I, II e III Vol. ed. Feltrinelli). Ovviamente, non vi erano soltanto le Brigate Garibaldi, doveroso, appare ricordare le organizzazioni di Giustizia e Libertà e le  Brigate Matteotti.
Un quadro, quindi, molto più complesso, per dirla in breve, di quanto Ambrosetti abbia voluto far intendere con il suo” grossolano manichesimo”, e ciò è detto proprio per rispondere a quell’esigenza  di “completezza” , dall’autore chiamata in causa sin dall’inizio del suo intervento e comunque continuamente disattesa nel suo argomentare.
Declino, per essere breve, il  commento a proposito  delle celebrazioni resistenziali svolte “con protagonisti esclusivi, gli ex partigiani, con fazzoletti rossi (mentre i fazzoletti azzurri sono scomparsi)”, anche questa è una gratuita affermazione, ma ciò che fa veramente specie e che Ambrosetti in questa sua narrazione dimentica quanto non si dovrebbe mai dimenticare, “la Storia”, ovvero “le vicende storiche”, “i fatti” è, “l’interpretazione dei fatti”, dimentica che lo sbarco in Normandia giunse dopo due grandi sconfitte nazifasciste, la prima  nello sterminato territorio Sovietico (all’Unione Sovietica l’invasione Nazista  costò  27 milioni di morti e la quasi totale distruzione della Russia Europea), nella grande battaglia di Stalingrado e la secondo sul  fronte africano,  ad El Alamein , dove le truppe italiane si fecero massacrare per coprire la ritirata tedesca. Ambrosetti, avrebbe dovuto ricordare che quando gli Alleati Angloamericani decisero per lo sbarco in Normandia, la guerra per la Germania  Nazista e per i suoi alleati  fascisti era praticamente persa (l’avevano persa sul fronte orientale), fatto, questo, reso ulteriormente evidente dalla inconsistente reazione trovata nello sbarco Alleato in Sicilia.
Gli Alleati Angloamericani a quel punto non potevano permettersi di avere un territorio europeo sotto il controllo dell’Armata Rossa, e quindi lo sbarco in Normandia, sbarco che non si risolse in un disastro, per fortuna, solo grazie alle folli valutazioni di Hitler (non seguì, per fortuna, le indicazioni date dal generale E.Rommel), dove sosteneva che lo sbarco Alleato  aveva come scenario Calais, per cui l’errore si dimostrò fatale per forze militari naziste.
E anche in questo va ricordato il ruolo della Resistenza francese, i Maquis,” l’esercito invisibile francese” (altro capitolo della storia della Resistenza Europea di cui si dimentica con facilità), che proprio nella prima settimana dello sbarco impedirono, con  la loro azione, che più dell’80% dei mezzi corazzati tedeschi non arrivassero su la linea del fuoco (vedi R. Cartier, La seconda Guerra Mondiale). I fatti, brevemente,  presentati testimoniano che la narrazione  data da A. Ambrosetti  non è sufficientemente “adeguata “per dare ragione  a quelle sterminate file di croci che segnano le campagne della Normandia che qui sono ricordate, al pari delle altre, disseminate nelle grandi pianure ed altopiani dell’est Europa o della Val Padana. Ed infine, rispondendo al sopra citato criterio di “ completezza” e di obiettiva disamina dei “ fatti storici”,si può dire che questo non può  mai essere “ neutro”, perché  quando si “narra la storia”, è la “storia è presente” (direbbe B. Croce), essa chiede a colui che la interroga la  collocazione ideale, che in questo caso è quello della lotta antifascista, per cui  la risposta “a priori” dello scrivente alle cosiddette “ verità oggettive” del Signor Ambrosetti, non ricorda  solo di “quelle di Omaha Beach”, ma di ” tutte”, di tutte quelle che hanno segnato la sconfitta nazista in Europa.

Cosimo Cerardi
Busto Arsizio

Copyright @2020

DALLE RUBRICHE