LA FINESTRA SUL MONDO
Il richiamo al buon senso del ministro Tria e il fondo (dell’abisso) che si avvicina

Luciano Landoni

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Un sistema Paese che, industrialmente parlando, può vantare una quota sul valore aggiunto mondiale pari al 2,3% (2° in Europa davanti a Francia e Gran Bretagna) ed è capace di offrire ai mercati internazionali una straordinaria diversificazione produttiva (oltre 4.000 categorie, riescono a fare meglio dell’Italia solo Stati Uniti, Cina e Germania) è un grande Paese.

Fino a quando un grande Paese potrà sopportare un piccolo governo?

La politica sta rimandando tutte le decisioni più strategiche a dopo le elezioni europee. La campagna elettorale prima di tutto. Il consenso, prima dello sviluppo. Le sorti della Tav – ha dichiarato Riccardo Comerio, presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese –  sempre più appese ad un filo ne sono l’esempio lampante”.

Parole molto chiare, parole il cui significato è stato ulteriormente avallato e amplificato dal ministro dell’Economia del governo gialloverde in carica Giovanni Tria.

Non uno qualunque.

Nessuno verrà mai a investire in Italia – ha detto il ministro Tria se il Paese mostra che un governo non sta ai patti, cambia i contratti, le leggi e le fa retroattive”.

Il grottesco teatro dell’assurdo che è stato messo in scena dal Movimento 5 Stelle (peraltro perfettamente coerente con l’anima antimodernista e antindustriale del Movimento stesso) per bloccare la realizzazione della Tav Lione Torino, ossia un’infrastruttura di rilevanza strategica per la competitività del sistema Italia, è l’esempio più drammaticamente evidente del pericolo reale che corre il nostro sventurato Paese.

Il buon senso non può essere strapazzato più di tanto.

La surrealtà ideologica di un movimento politico che ha la pretesa di fermare il tempo e di frantumare le fondamenta stesse della società moderna e aperta, nonché quelle della democrazia elettivo-rappresentativa in base a qualche centinaio di clic sulla piattaforma Rousseau, rischia di provocare, negando in continuazione la realtà effettuale, un autentico collasso.

Se poi a queste pulsioni anti-sistema aggiungiamo le velleità sovraniste di una Lega che sembra ignorare (o quanto meno sottovalutare) i richiami al realismo provenienti dall’Italia che lavora e che produce (sempre più insofferente a causa del parassitismo assistenziale dilagante), ci ritroviamo a dover fare i conti con un vero e proprio mostro dalle formidabili potenzialità distruttive.

Quando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro” (Friedrich Nietzsche).

Attenzione, la caduta continua e il fondo si avvicina sempre di più.

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