Affiorano lenti e prorompenti
Ricordi

Ricordi che fuggono. Ricordi che appaiono d'improvviso. Tempi di vita nascosti nel cassetto del cuore. Tempi che affiorano lenti e prorompenti. Bagliori improvvisi. Bagliori che luccicano intermittenti...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Ricordi che fuggono. Ricordi che appaiono d’improvviso. Tempi di vita nascosti nel cassetto del cuore. Tempi che affiorano lenti e prorompenti. Bagliori improvvisi. Bagliori che luccicano intermittenti. Poi affiora la nostalgia e non è male assecondarla per coglierne i giusti valori.

Del resto, chi non ha ricordi fugge via dalla realtà. Siamo quelli che erano. Saremo quelli che ora stanno percorrendo la strada della vita. Importante è rimanere aggrappati alla speranza per poterne giovare anche domani, sul percorso di oggi. Sperare è sognare ….anche a occhi aperti.

Fuori dalla finestra di casa, ora m’immagino il cielo; vedo il giardino e l’orto. Lo zio a piantare insalate, fagiolini e pomodori; il babbo a pulire l’orto da erbe e da sassi, per poi assecondare il pollaio al trillo del gallo, al canto della chioccia che chiama a raccolta i pulcini.

Il ciliegio sembra brindare a festa coi gioielli che mette in vetrina. Duroni amaranto che brillano tra il verde copioso delle foglie. Nel giardino, le fragole sembrano anteporre il rosso violaceo del frutto. Intanto, il gatto fa le fusa tra le mani del babbo, accosciato a strappare l’erba dalla zolla.

Gli sguardi tra lui e lo zio Giannino sono eloquenti. C’è un ramo da potare e c’è un’asticella da porre alla pianta dei pomodori che cresce. C’è l’aiuola coi fiori e quella con gli spinaci da preservare pulita come un mantello che copre le radici. Le gabbie dei conigli sono all’ombra, il canarino è nella gabbia.

Intanto noi ragazzi a scorrazzare vocianti, dentro quel coro che fa allegria. Non un bisticcio e nemmeno una parolaccia. C’è mamma che ascolta e se t’azzardi a bofonchiare frasi sconnesse, la vedi apparire per non indulgere, ma per redarguire chi esce dal seminato. Anche le altre mamme fanno sentinella.

Si corre all’impazzata per via di quei giochi fatui che fanno tenerezza. Poi ti concentri in una partita a ping pong da cortile…. nel senso che disegni per terra un ipotetico doppio quadrato con un’ipotetica rete che divide il campo. Tutt’attorno, il tifo. Quasi da stadio. Sono aperte le sfide. C’è chi punta una figurina su uno e chi un soldatino su un altro. Gli schiamazzi fanno allegria. Intanto (senza saperlo) fanno da controllo per tutte le mamme del cortile. Finchè giocano e ridono va bene. Il silenzio dei bimbi fa sospetto.

In fondo c’è la Giovanna che fa un po’ la ritrosa. Non vuol giocare. Luciano e Rodolfo non aspettano altro di cimentarsi nella partita. Gian Battista, Pasquale, Piergiorgio sono su di giri. Anche perchè sono più grandi del gruppo e per batterli ci vuole coraggio, oltre alla freschezza del balzo per rintuzzare la palla.

Si, perchè la palla del ping pong da cortile è il pallone di calcio. La racchetta è la mano destra. Nessuno di noi è mancino. Non ci sono arbitri e battere sulla riga è valido. Il punto lo si conteggia col pallone fuori del tutto. Una moderna “moviola” insomma, quasi inventata da noi per giocare un po’.

Intanto Dick fa colloquio con Bill e la Miss. Spieghiamoci un attimo: Dick è il mio maestoso, inconfutabile, grandioso e bellissimo cane lupo. Non teme confronti. E’ un amico che ….più amico non si può. Chiaro che parteggia per me. Bill è il cane dei Cantù e della signora Maria. Si…va beh è un bel cane, ma vuoi mettere col mio Dick? Poi c’è Miss, una cagna simpatica e allegra con le sue orecchie buone a penzoloni. E’ d’un bianco avorio con sfumature marroni che la fanno graziosa. Dick e Bill non le fanno il filo. Giocano insieme, però. Ogni tanto, queste belle bestiole invadono il campo di gioco. Ci scappa una carezza e un abbraccio per il mio Dick che sembra gradire. Poi basta un cenno per farlo accovacciare ai bordi del campo. Poi richiamato dalla Miss e da Bill va a giocare con loro.

Passano le ore e il richiamo di mamma si associa ai richiami delle altre mamme e sono tutti perentori. Il gioco si ferma. Ci si deve lavare almeno le mani, emerge qualche sbucciatura sulle ginocchia, il viso sembra tumefatto dal sudore che cola e suona ….l’arrivederci. E’ vita da cortile, questa… mica bambagia.

Già, ma adesso è novembre. Non ho più i pantaloni corti. Non ci sono il babbo e lo zio. E nemmeno ci sono parenti e amici d’un tempo. Prima di togliermi dalla finestra, noto che non ci sono più il pollaio, l’orto e il giardino. Non è più come una volta ed io sono lì col groppo in gola ed i capelli bianchi a scovare il bene che c’è nel cuore. E’ novembre, ma ho dentro nell’anima la primavera della mia vita.

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