La memoria che s’incontra con l’attualità
Il mio ricordo di Eugenio Bersellini

Un ricordo lontano. La memoria che s'incontra con l'attualità. La passione e la storia. Il mestiere e il dovere. Poi un attimo di stupore che segue la riflessione. Ed eccoci a Eugenio Bersellini, scomparso di recente ma presente nel cuore bustocco di chi l'ha conosciuto...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Un ricordo lontano. La memoria che s’incontra con l’attualità. La Passione e la Storia. Il Mestiere e il Dovere. Poi un attimo di stupore che segue l’attimo della riflessione. Ed eccoci a Eugenio Bersellini, scomparso di recente ma presente nel cuore bustocco di chi l’ha conosciuto, stimatori e critici; tutti sull’attenti per onorarne la memoria.

Lo intervistammo nel maggio 1981 alla Pinetina di Appiano Gentile (mi va di scrivere “covo” dell’Inter). Non adottai alibi, ma glielo dissi subito che “io sono un Milanista” e lui si aprì in un sorriso non proprio patetico, ma utilizzò il garbo della persona seria. Lo chiamavano “sergente di ferro” per via della meticolosità con cui faceva eseguire gli allenamenti alla “combriccola nerazzurra”.

Eugenio Bersellini, da giocatore aveva compiuto un’onesta carriera (Fulgor Fidenza, Simmenthal Monza, Pro Patria, Monza, Lecce), mentre da allenatore si spinse molto più in alto: Lecce, Como, Cesena, Sampdoria, Inter, con cui aveva pure vinto uno scudetto. Poi, un tonfo, a dispetto della “profezia” dell’avv. Prisco, noto tifosissimo dell’Inter che sentenziò “l’Inter raggiungerà tanti traguardi che nemmeno la giacca di Breznev (Presidente URSS) saprà contenerne le medaglie“. L’Inter non vinse più e le beccò sode nella Coppa dei Campioni (non vogliamo infierire, ma quella realtà non tolse il sorriso al prode Eugenio).

Lasciamo stare le vicende nerazzurre, ma parliamo del Bersellini “targato” Pro Patria, per rivangare cosa si diceva nel 1981 della nostra blasonata squadra e di come quella Pro Patria viveva il clima di campionato e come il “cuore” di Busto Arsizio le era vicino.

Extrapoliamo dall’intervista qualche passo per vivere l’onestà intellettuale del “sergente di ferro” Bersellini, autodefinitosi timido a oltranza, ma deciso e preciso nelle risposte che ci ha fornito con estremo tatto.

Gli chiedemmo “lei giocò un campionato alla Pro Patria in serie B 1962/63. C’è qualcuno o qualcosa che ricorda in particolare?” – Rispose: “Taglioretti, Regalia, Rovatti, ma se rifletto un po’ posso ricordare qualche altro nome“. Un ricordo curioso? “quello che non ho mai dimenticato è lo stile di vita dei bustocchi . Stile genuino, senza fronzoli, schiettezza e cordialità“.

Con la Pro Patria scivolata in C2 non le sembra un… peccato di stile? – “se parlassimo di altre cause, allora non capisco proprio come può una squadra ancora molto bene ricordata andare così tanto indietro nel calcio, sino a livelli di semiprofessionismo“.

Poi, Bersellini allarga le braccia e ci fa capire che “qualcosa” (allora) non girò per il verso giusto in chiave tecnica, ma pure in chiave dirigenziale, ma non si espose in giudizi.

Adesso siamo alla cronaca: la Pro Patria in vetta alla classifica di serie D con Patrizia Testa che fa un lavoro “oscuro e duttile” per rinverdire l’entusiasmo del tifo bustocco. Oscuro per i tanti problemi che Patrizia Testa ha trovato, ma che sta risolvendo con meticolosità manageriale. Bersellini direbbe “ora o mai più” e noi auguriamo alla Presidente e all’intero ambiente Pro Patria di salire la china presto e bene, proprio per ricordare le parole di Eugenio Bersellini che definì la gente di Busto Arsizio in maniera lusinghiera.

Alla famiglia Bersellini le condoglianze sincere del nostro giornale. Alla Pro Patria (forte per sentito dire, ma tuttora non osservata) l’auspicio di vederla trionfare per lo “stile operaio” da esprimere sul campo.

L’auspicio è che il “sergente di ferro” porti proprio alla squadra “così ben ricordata” quell’intraprendenza necessaria per onorare nel modo migliore il “blasone” conquistato dalla Pro Patria in serie A e non solo.

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