Busto a secco e senza rappresentanti
Rinascita

Si approssima la Primavera. Dopo un inverno quasi anomalo è tempo di pensare alla rinascita. Vero, è ancora presto, ma è bene come si diceva una volta, “metter giù le mani prima di cadere”...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Si approssima la Primavera. Dopo un inverno quasi anomalo è tempo di pensare alla rinascita. Vero, è ancora presto, ma è bene come si diceva una volta, “metter giù le mani prima di cadere“. No che non vogliamo “cadere“, ma dopo una campagna elettorale “viziosa” e “violenta” siamo alle prese con tante voci che gridano allo… stupore e poche voci che nemmeno si odono. In un silenzio assordante! Una in particolare? Quella degli sconfitti… tremendamente sconfitti alle Elezioni del 4 marzo scorso. Tutti i candidati di Busto Arsizio hanno voluto fare corsa a sé e tutti sono stati esclusi (avremmo voluto scrivere “trombati“) dai posti di comando sia in Regione sia al Parlamento.

Non è vero che le strategie di Partito o la sorte avversa abbiano “messo lo zampino”, Per carità di Dio, hanno certamente influito nelle scelte anche gli ordini di Segreteria, però si sarebbe dovuto intendersi prima di volere arrivare alla nomina dei Candidati. Con ciò vogliamo ribadire che “un soldato da solo, non fa la guerra“. Siccome “guerra” c’è stata, si pensi a raccogliere i “cocci” a (ancora una volta) e recitare il “mea culpa“. Il Partito può avere la sua parte di colpa, ma davanti a richieste personali non condivise, si arriva drasticamente e inequivocabilmente  al risultato negativo. Che coinvolge Busto Arsizio e di sicuro la offende in base alla logica che qui è di casa.

Per le Regionali, in quanti di Busto Arsizio hanno concorso? Di sicuro, troppi. E troppi anche dello stesso Partito. Puntare (ad esempio ) alle “primarie” interne come s’è fatto per l’elezione di Antonelli a Sindaco di Busto Arsizio e candidare uno solo dei personaggi, non è poi vero che almeno UNO di Busto Arsizio avrebbe potuto essere eletto?… macché! Avanti tutti in …ordine sparso. Tutti si sono autocandidati. Tutti hanno sostenuto in proprio la propria campagna elettorale (con tanto di “convegni” al bar o in pizzeria) e tutti sono tornati nell’alveo familiare con le pive nel sacco. Per il Parlamento – poi – solo Gigi Farioli avrebbe avuto le chance di andare a Roma. Qui hanno prevalso le richieste “di bottega” e s’è preferito puntare su “gente di nome” piuttosto di “gente di valore“. Per carità, gli eletti hanno sempre ragione, tuttavia, Busto Arsizio è arrivata dopo a due personaggi che in fatto di Politica hanno molto, moltissimo da imparare e da “masticare”.

Risultato? Busto a secco e senza rappresentanti con lo scherno di non avere un proprio rappresentante in Parlamento. Ed è grave per la “prima città” non capoluogo di Provincia della Lombardia avere nessun esponente dove si fanno le Leggi. E’ grave per una città che ha “inventato” l’aeroporto di Malpensa avere nessuno che lo difenda sia in Regione sia a Roma. E’ grave pensare che la “prima città” per gestione e ricchezza della Provincia di Varese, non avere nessuno anche a livello Regionale. Parliamoci chiaro e fuori dai denti: i varesini eletti sia a Milano sia a Roma non è che amano tanto Busto Arsizio. Al di là dei giuramenti e degli spergiuri, Varese è maggiormente tutelata di Busto Arsizio sia in Regione sia in Parlamento. Busto Arsizio ha un bel dire che il Pil prodotto qui è superiore a quello di Varese e si colloca al primo posto in ambito provinciale. Per quanto riguarda la ricchezza, basta leggere il rapporto delle Banche: Busto Arsizio è davanti a tutte le 127 città della Provincia di Varese e davanti pure al Capoluogo.  Qui, è come avere una montagna di soldi e stare nel deserto.  Che ci compri se hai nulla da acquistare?  Diverso il fatto di avere ogni “ben di Dio“, ma di supporto avere dove conta “Regione e Parlamento” che facciano valere le proprie ragioni a favore della città. Non ragioni campanilistiche, ma ragioni commerciali, di tutela, di rispetto.

Per dirla con Marchionne: “nessun problema, proprio nessun problema“. Si, però la città insignita a “medaglia di bronzo al valore civile” il 9 aprile 1979 mostra belle parole in vista, ma nessun prestigio in pratica. Tutto ciò, all’insegna di un vecchio adagio che si dice da troppo tempo a Busto Arsizio: “qui (Busto Arsizio) si preferisce perdere da soli, piuttosto di vincere in compagnia“.

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