Trasformazione da rifiuto a risorsa
Riprendiamo il tema

Torna prepotentemente d'attualità il problema “rifiuti”. Si interessano i quotidiani Nazionali, ma pure la Rai (Radio anch’io) offre ampio spazio alla questione. Per noi è un “riprendere il tema”, visto che da almeno due anni ne scriviamo e addirittura formuliamo delle proposte per la relativa soluzione

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Torna prepotentemente d’attualità il problema “rifiuti“. Si interessano i quotidiani Nazionali, ma pure la Rai (Radio anch’io) offre ampio spazio alla questione. Per noi è un “riprendere il tema“, visto che da almeno due anni ne scriviamo e addirittura formuliamo delle proposte per la relativa soluzione.

Proprio di queste “proposte” ne parlano tutti: esperti di settore, ma pure la gente comune. E dentro le tesi più disparate, le nostre proposte scritte e analizzate, hanno fatto scaturire un dibattito molto interessante e siamo lieti che al problema si offra un occhio di riguardo.

Nella fattispecie s’è discusso di “plastica” (e non solo) e s’è parlato di come smaltire i rifiuti e farli diventare precise risorse. E qui (come per la Nazionale di calcio) ciascuno ha la propria ricetta. Azzardiamo (per sommi capi) anche la nostra. Che in molti già conoscono e che in molti vorrebbero sentire l’opinione degli addetti ai lavori, ecologisti e tecnici; amministratori pubblici e responsabili di aziende.

Sulla plastica, poco da dire (nel senso che inglobiamo questo genere di “rifiuto” insieme a tutti gli altri): le cifre della dispersione di ogni oggetto di plastica, sono enormi, come enormi sono i danni e i costi che questo genere di rifiuto fa pesare sulla collettività. Non parliamo poi della dispersione della plastica in mare. Qui, sotto pressione ci sono le navi da crociera che scaricano a tutto spiano, inzaccherando il fondale marino deturpando l’intero ambiente. In città – poi – la plastica viene sempre buttata con noncuranza, fino ad arrivare al recentissimo “ordine” della UE (Unione Europea) di far pagare i sacchetti al supermercato.

Vediamo allora il problema in termini generali (plastica compresa) rimarcando a tutto tondo l’ipotesi di un ascoltatore di “Radio anch’io” che ha ottenuto ampio consenso e che (guarda caso) ricalca proprio la nostra opinione. Che ha detto l’ascoltatore toscano? Più o meno questo: “noi italiani siamo ingovernabili. Quando non esiste convenienza, a parole siamo a favore della socialità; nei fatti curiamo il nostro orticello. Ci fosse un incentivo a utilizzare o a riutilizzare la plastica e ogni tipo di rifiuto, allora diventeremmo tutti ecologisti e bramosi di ottenere pulizia a tutto spiano. Qual è l’incentivo?” quindi addentriamoci nella nostra teoria che collima con quella espressa dal radioascoltatore. “La plastica, (come del resto ogni tipo di rifiuto) va raccolta e conservata nell’apposito contenitore o portata in un centro di raccolta. Qui si pesa il “prodotto” (che non è più un rifiuto) e si offre un incentivo monetario al Cittadino che esegue a puntino la raccolta differenziata. Non solo: si dice al Cittadino che a fronte del carico che porta al centro raccolta o che (per noi Agesp) viene ritirato a domicilio, l’Autorità Pubblica (i Comuni) riconosce un compenso in denaro”.

Non è che l’addetto Agesp deve pagare il Cittadino. Però, l’addetto Agesp che ritira il “rifiuto” può pesare il sacco che lo contiene e rilasciare una ricevuta al Cittadino. Il quale, quando vuole, porta in banca tutte le ricevute che ha e si fa pagare in base a un preciso tariffario. Chi invece porta al “centro multi raccolta” ciò che ha catalogato quale “rifiuto” e che ora diventa “risorsa” avrà un incentivo maggiore del Cittadino che ha goduto del ritiro a domicilio di quanto più non gli serve.

Per completare il ragionamento esprimiamo due precisi concetti: per ogni genere di rifiuto, raccolta precisa e differenziata. Vetro nel vetro, umido nell’umido, ferro nel ferro, plastica con plastica e via dicendo. Non esiste limite per la raccolta. Chi vuole può scorrazzare fra i boschi, chiedere a chi non ha la possibilità di “far pulizia” di sostituirsi nel lavoro e ovviamente incassare il compenso attraverso le “ricevute” di Agesp.

Secondo concetto: la “raccolta differenziata” va rispettata e tutelata. Ci fosse (che so) l’umido mischiato al vetro o il ferro con dentro la plastica, l’addetto lo segnala e qui, il Cittadino è passibile di multa.

Morale: con l’incentivo monetario, il Cittadino è …. incentivato ad eseguire la “raccolta differenziata”.

Oggi si parla di grande successo col 60-70% di rispetto della “raccolta” stessa. Non parliamo del 20-30-40% che oggi è palese in certi Comuni e che in taluni – proprio – non sanno cos’è la “raccolta differenziata“. Con l’incentivo avremmo una “raccolta differenziata” del 100% – ambienti molto, ma molto più puliti e (non ultimo) gente che potrebbe inventarsi un lavoro. Come si usava una volta con lo “strascè” il cenciaiolo che arrivava casa per casa, pesava quel che portava via in quantità omogenee e pagava sull’unghia il relativo prezzo eseguendo la “trasformazione” da “rifiuto” a “risorsa”.

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