Rispetto per i “vecchi amici”

E' una domenica tipicamente invernale. Piove e fa freddo. Gente in giro, ce n'è. Non proprio copiosa ma abbastanza da farsi notare. Il parcheggio del Cimitero in via Samarate è quasi deserto...

Gianluigi Marcora

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E’ una domenica tipicamente invernale. Piove e fa freddo. Gente in giro, ce n’è. Non proprio copiosa ma abbastanza da farsi notare. Il parcheggio del Cimitero in via Samarate è quasi deserto: dieci vetture in tutto a subire la pioggia battente. Il fiorista è dentro il chiosco. Guarda attonito le gocce a battere forsennatamente sui vetri. Pochi i fiori sullo spiazzo, nonostante la scelta a disposizione.

Sulle strisce pedonali si attraversa con circospezione. Il ragazzo di colore ad augurare sorridendo “buongiorno capo” mostra un sorriso sfavillante oltre i denti bianchissimi e lo sguardo ammiccante. Più in disparte, sempre all’ingresso del Cimitero c’è un “veterano” della questua che non ride, non saluta e chiede nulla. Si limita a osservare la gente che transita in religiosa pazienza.

Attraverso il campo di ghiaia che nasconde il pantano sottostante di un terreno incolto. Inizio il mio giro che tiene conto delle emozioni e non certo del dovere. Sono un “foscoliano” e sono convinto (l’ha detto e scritto lui) che “le urne dei defunti servono ai vivi” per una “corrispondenza d’amorosi sensi che unisce il vivo al caro estinto“.

Incontro il mio amico Sergio con gentile signora che parlano del Premio Letterario e della serata che è piaciuta parecchio. Sono deliziato per il loro commento. Poi su da Francesco Crepaldi e dalla signora Luigia. Più che amici, li definirei “persone di famiglia” tanto sono importanti per me. Donna Luigia per avere fornito a mia madre negli ultimi giorni della sua vita terrena, il conforto “familiare” che tanto ha aiutato la mia Pierina. Francesco, poi oltre a ottimi consigli ha detto molto tempo fa che “senza l’[email protected] la città sarebbe all’oscuro” e noi ci mettiamo la passione (oltre alla professionalità) per mantenere vivo questo Organo di Stampa, Libero e Indipendente.

C’è poi il signor Gino Polizzi da “visitare” e il mio compagno di Elementari Angelo Della Valle che è lì dal 2000 – ricordi di fanciullezza, col signor Polizzi e della gentile sua signora Sara (Rosaria all’anagrafe) che mi hanno accolto in casa loro quando avevo i pantaloni corti e che da sempre sono nel mio cuore. C’è la visita a parenti e familiari attraverso le pozzanghere che incontro nel cammino. Il malcostume di chi inzacchera i viali con cartacce e resti di fiori è riprovevole. Intanto sbuca un papà col suo bambino per mano. Li guardo con ammirazione .. l’insegnamento comincia proprio da lì, per ricordare qual è il valore del camposanto e quale suggestione potrebbe suggerire.

Mi fermo dalla mia Pierina e getto lo sguardo lento e caritatevole sulla lapide dei miei cari. Quasi una parete intera è “mia” con tanti ricordi che non sto qui a elencare. Intanto l’apri e chiudi con il mio ombrello diventa sintomatico. Eppure, il Cimitero non è più deserto. Incontro persone mai viste prima che salutano e persone sconosciute che io saluto. Quasi bello l’imbarazzo di chi si stupisce di così poco e di chi chiede “non la conosco” e si sente rispondere “anch’io” per un incrocio di sorrisi non certo preventivato. Entro nella chiesetta per un attimo di raccoglimento. Socchiudo gli occhi e mi siedo dopo avere acceso un lumino corredato da buone intenzioni.

Prego alla mia maniera. Chiedo serenità, mentre mi passa sul cuore lo stimolo che poi s’è tramutato in un preciso impegno dettatomi da mia madre tanti, ma tanti anni fa, quando mi chiese se avessi avuto voglia di accompagnarla al Cimitero. Capii presto il valore di quella richiesta: per due ore ero solo suo e mamma mi raccontava aneddoti e storie che conoscevo a menadito, ma che fingevo di sentire per la prima volta.

Perchè ne parlo in un Editoriale? Per stimolare a chi sta a cuore il Cimitero di non “curarlo” solo alla ricorrenza dei morti (che poi si chiama Commemorazione dei Defunti), ma fare in modo che certe scempiaggini non abbiano più ad accadere. Ne citiamo qualcuna: furti sulle tombe, cartacce in giro per terra fuori dai cestini, acqua che invade il passaggio sopra i loculi prefabbricati…… chiediamo rispetto e tutela per chi è entrato nella nostra vita e ci aiuta a vivere nella memoria.

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