Importante incontro organizzato dal “Prisma”
Il ruolo del genitore nello sport a livello giovanile

“Se ogni famiglia avesse un figlio che si comporta correttamente in casa, a scuola e nella pratica sportiva vivremmo in una società diversa e senza tanti guai che derivano da una collettività inferocita e divisa, disonesta e ignorante”. L’ha ribadito, alla presenza del Sindaco di Castellanza Mirella Cerini, l’incontro promosso e organizzato dall’Associazione “Il Prisma” presieduta da Alessandro Mazzucchelli dal tema “Chi pensa di avere un figlio campione è pregato di portarlo in un’altra società”

Ottavio Tognola

CASTELLANZA

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“Se ogni famiglia avesse un figlio che si comporta correttamente in casa, a scuola e nella pratica sportiva vivremmo in una società diversa e senza tanti guai che derivano da una collettività inferocita e divisa, disonesta e ignorante”. L’ha ribadito, alla presenza del Sindaco di Castellanza Mirella Cerini, l’incontro promosso e organizzato dall’Associazione “Il Prisma” presieduta da Alessandro Mazzucchelli dal tema “Chi pensa di avere un figlio campione è pregato di portarlo in un’altra società”, con relatori, coordinati dal giornalista Giuseppe Sciascia, il decano degli allenatori e manager cestistici Gianni Corsolini, il Presidente dell’Usd Castellanzese 1921 Calcio, Alberto Affetti, il suo Direttore Sportivo, Salvatore Asmini e come testimonial l’ex cestista azzurro poi, tecnico dell’Italbasket, Carlo Recalcati.

Nei loro interventi hanno evidenziato, nell’ordine, che la mancanza di educazione famigliare e civica dei genitori porta all’arroganza e alla violenza, sgretolando valori etici importanti legati a un figlio emergente nello sport o sopravvalutandolo, o condizionandolo fino anche a costringerlo all’abbondano della disciplina prescelta.

Fondamentale deve essere il rispettare le regole, l’avversario, così come il proprio allenatore, presidente, compagno di squadra, di scuola, professore, arbitro. “Non è debolezza ma scuola di vita”.

Riconoscerne il valore è uno sprone per migliorarsi. Una sconfitta non è un insuccesso; un’analisi degli errori produrrà un miglioramento e poi una vittoria. Un entusiasmante canestro da tre punti, una parata impossibile, un gol in rovesciata, anche se effettuati da atleti dal fisico possente, saranno poca cosa se nel loro cervello non alberga la naturale consapevolezza che ogni atto della vita impone il rispetto di un’etica che fin da piccoli, i genitori hanno insegnato a seguire con l’esempio che determina il corretto comportamento e ogni azione che dobbiamo compiere.

Lo sport, hanno concluso, ha bisogno di educatori veri, iniziando dalla famiglia, senza forzare la mano per la crescita non solo di bravi giocatori o campioni ma anche in futuro di cittadini generosi, pazienti,audaci, forti, flessibili,intelligenti,creativi, disciplinati e ribelli contemporaneamente, attenti, coraggiosi e con una corretta cultura motoria e sportiva.

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