INCONTRO ALL’ISIS FACCHINETTI
Salvatore Borsellino: “Verità e giustizia per mio fratello Paolo”

Il fratello del magistrato ucciso dalla Mafia nella strage di via D’Amelio ha portato la sua testimonianza agli studenti dell’Isis Facchinetti. E rivolge un appello ai ragazzi: “Continuate voi la mia battaglia”

Silvia Bellezza

CASTELLANZA

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Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso nella strage di via d’Amelio a Palermo, ha incontrato, nella mattina di giovedì 19 febbraio, gli studenti dell’Isis Facchinetti.

Da quel tragico 19 luglio del 1992, è in prima linea per sensibilizzare i giovani al contrasto della criminalità organizzata e delle collusioni tra politica e mafia. L’incontro è stato introdotto dalla dirigente scolastica, Lucia Grassi: “È un’occasione unica. Fate tesoro di ciò che ascolterete”. Presente anche il sindaco di Castellanza, Mirella Cerini e Francesco Iadonisi, in rappresentanza del consiglio d’istituto.

“Non sono qui a parlarvi genericamente di legalità perché è una parola che mi dà l’orticaria, viene spesso utilizzata come scudo per nascondere ciò che non c’entra, ovvero gli interessi privati – afferma Borsellino, rivolgendosi agli studenti – io parlo contro l’illegalità  che va combattuta da tutti. Mio fratello è come un soldato, è andato in guerra a combattere un nemico dello Stato. Ma è terribile che ad ucciderlo, sia stato non solo il nemico ma i suoi compagni di battaglia – sottolinea con amarezza – per questo motivo, a distanza di più di 25 anni, le ferite non si rimarginano”.

Così, Salvatore Borsellino prosegue la sua lotta: “Oggi, accade sempre più spesso che siamo noi, familiari delle vittime, a dover chiedere verità e giustizia”. Quella verità di cui alcuni tasselli importanti sono ormai chiari: “Mio fratello, ne sono convinto, è stato ucciso in anticipo, a soli 57 giorni dalla morte di Giovanni Falcone.  La sua eliminazione sarebbe arrivata in ogni caso, per mano della mafia, ma è stata sollecitata da quei pezzi dello Stato, che avevano condotto con la mafia una scellerata trattativa”. Ricorda Paolo dal lato umano: “Oggi sono qui a parlarvi dell’amore, per cui mio fratello ha sacrificato la sua vita”, afferma, citando una delle frasi più belle del magistrato: “Palermo non mi piaceva. Per questo imparai ad amarla. Per poterla cambiare”. Ed aggiunge: “Non era un eroe ma una persona che voleva fare il suo lavoro”.

Così lo stesso Paolo Borsellino scriveva in una lettera indirizzata agli studenti di un liceo di Padova, poco prima di essere ucciso: “Ho scelto di fare questa carriera per la mia grande passione  per gli studi di diritto” e aggiungeva di essere “ottimista” per il futuro del suo Paese (nonostante sapesse che il suo destino era già segnato): “Credo che i giovani avranno più forza di combattere la mafia rispetto a quella che io e la mia generazione abbiamo avuto”. Ed è per questo che il fratello Salvatore, all’età di 77 anni, trova ancora la forza di andare nelle scuole ad incontrare i ragazzi: “È un investimento a lungo termine, perché spero che qualcuno di voi, colpito dalle mie parole, possa in futuro continuare la mia lotta”.

 

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