Scampoli di Storia Bustocca

Mi va di trovare "scampoli" di Storia Bustocca e di vicissitudini che l'hanno caratterizzata. Sino a comprendere lo stile di vita d'un tempo che ora non si usa più. E nemmeno lo ci coglie dalla vita di tutti i giorni

Gianluigi Marcora

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Mi va di trovare “scampoli” di Storia Bustocca e di vicissitudini che l’hanno caratterizzata. Sino a comprendere lo stile di vita d’un tempo che ora non si usa più. E nemmeno lo ci coglie dalla vita di tutti i giorni. Parlarne senza meditarci sopra, per me è come sconfessare il tempo che fu. Invece, per me, certi esempi di vita e certi personaggi tuttora viventi, arricchiscono il mio “bagaglio culturale” che desidero mettere a disposizione di chi vive il mio tempo.

Dicono che “senza memoria non c’è storia” ed è verità. Tralasciare il “vissuto”, non si apprezza bene il presente e le prospettive per il futuro sarebbero viziate dalla mancanza di esperienza.

Scrivere di “casa di ringhiera” o di “stalle e animali” potrebbe destare solo stupore. Invece è giusto “indossare” almeno per pochi minuti “quegli abiti” per comprendere la fatica, il sacrificio, la volontà, il pensiero che univa quelle persone….non molto distanti da noi; di questo modernismo sviscerato e a volte scellerato.

Le case di ringhiera avevano in comune un cortile, uno spiazzo davanti casa e (per i più fortunati), una stalla dove accucciarsi per sentire caldo e per sbrigare lavori notturni di timida portata che, non dimentichiamolo, avevano anche lo scopo di riscaldare a poco prezzo. La stalla ospitava il cavallo o la mucca e doveva sempre essere in ordine; addirittura più delle mura di casa.

Gli animali emettevano calore e la famiglia si riuniva al lume di una lampada a petrolio, mentre sgranava le pannocchie o impacchettava il fieno per la stagione invernale. C’erano poi le patate da scegliere fra quelle “sane” e quelle spaccate dalla zappa, per poi metterle a disposizione del fabbisogno familiare e destinare il resto, alla vendita. Chi aveva il pollaio poteva contare sulle uova fresche e, per le “feste comandate” sui capponi che offrivano un pranzo succulento.

La dignità di allora era sempre “di moda“: il mutuo soccorso era mai banale ed era sempre provato. Di “furbetti” neanche a parlarne. Il bisogno costituiva una “prova di coraggio” e si faceva a gara a … non avere bisogno degli altri, ma quando la necessità incombeva, nessuno si tirava indietro.

In mezzo al “podere comune” c’era una latrina, ovviamente di uso comune. In base agli orari di …. sveglia, veniva utilizzata: prima c’era chi doveva accudire gli animali, poi chi aveva un posto di lavoro con orario da rispettare, quindi chi doveva andare a scuola e, per ultime, le massaie, dopo che avevano preparato la colazione per tutti e “messo a posto” le suppellettili di casa. Sovente, oltre a un tavolo con quattro o cinque (a volte sei) sedie, un divano, la madia, un buffet e la “muschiròa” c’era poco altro. Ecco: la “muschiròa” che fungeva da ….ripostiglio per il burro o il salame o i formaggi che andavano conservati. Era una specie di cassetta, con un reticolo fitto (da cui non poteva entrare nemmeno una mosca) che proteggeva le vivande. Il frigorifero, non era ancora inventato e mettere certi cibi nella ghiacciaia, non era possibile….li avrebbe deteriorati.

D’inverno (neppure parente di quello appena passato), si metteva nel forno della stufa alimentata da carbone e legna, il mattone e (più o meno) un’ora prima di andare a dormire, si deponeva il mattone avvolto da un sacchetto di tela, fra le coperte. Si portava a letto pure la “scaldina” o boule con dentro acqua bollente che aveva la stessa funzione del ….mattone. Da non dimenticare, il ….risveglio. Non c’erano i caloriferi e la stufa (sia pure accesa per tempo da mamma) non scaldava l’intera casa. Quindi, la “lotta” del mattino, appena fuori dalle coperte era ….fare in fretta a lavarsi e a indossare un maglione pesante, oltre ai guanti ed al cappello, prima di uscire da casa. Il lavarsi? La mamma era in agguato ed era perentoria nel ….giudicare e nell’impartire gli ordini. L’olio di gomito dovevi sempre averlo a disposizione per non sentirti dire “a pèl la s’a strascia non” (la pelle non si straccia). Per oggi basta così, suvvia. Non provo nostalgia per il passato, ma il raffronto con la vita d’oggi, lo tengo bene presente.  Per dire che la vita ….non è stata sempre così, ma per migliorare è necessario avere il dovuto rispetto per quanto ….eravamo ieri.

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