Le conseguenze dell’emergenza sanitaria sulle relazioni sindacali
Sciopero regionale per il diritto alla salute

La gravità dell’emergenza coronavirus è tale da intaccare pesantemente le basi stesse della società industriale, a partire dalle relazioni sindacali

MILANO-VARESE

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La gravità dell’emergenza coronavirus è tale da intaccare pesantemente le basi stesse della società industriale, a partire dalle relazioni sindacali.

Il dilemma è noto a tutti: chiudere tutto, oppure no?

Il Dpcm dello scorso 22 marzo, a questo proposito, non brilla per chiarezza.

Con il consueto burocratese viene precisato (si fa per dire) che è disposto il fermo di tutte le attività, salvo quelle che è consentito proseguire (indicate in un apposito elenco), quelle che sono funzionali ad esse e ai servizi di pubblica utilità ed essenziali (con alcune eccezioni e salvo contrordine del prefetto), quelle di impianti a ciclo di produzione continuo (salvo contrordine del prefetto), quelle aerospaziali e di rilevanza strategica (previa autorizzazione del prefetto).

Senza poi contare la possibilità del ministro dello Sviluppo economico, tramite decreto e d’accordo con quello dell’Economia, di intervenire aumentando o diminuendo il numero delle attività sospese.

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ha dichiarato che l’interruzione del 70% delle attività produttive determinerebbe un calo mensile del Pil pari a 100 miliardi di euro (rispetto ai 150 dei tempi normali).

Cgil-Cisl-Uil, dal canto loro, hanno pesantemente criticato quelle che hanno definito delle forti pressioni confindustriali sul governo e hanno ribadito che la salute delle lavoratrici e dei lavoratori deve prevalere su ogni altra considerazione di ordine economico.

Risultato finale?

Domani 25 marzo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici nelle aziende meccaniche, chimiche, tessili, energetiche lombarde le cui produzioni vengono giudicate “non essenziali e di pubblica utilità e in tutti quei luoghi di lavoro dove non ricorrano le condizioni di sicurezza”.

Secondo quanto specificato da Filctem-CGIL, Femca-CISL e UILTEC-Tessile Energia Chimica in un comunicato stampa significativamente intitolato “Di fronte all’emergenza non tutto è essenziale. Ci mobilitiamo per difendere la vita e la salute”.

Sulla stessa lunghezza d’onda si sono espresse SLC CGIL, FISTel-CISL e UILCOM UIL della Lombardia proclamando lo sciopero di 8 ore in tutte le aziende dei settori industriali della lavorazione della carta e del cartone e della stampa.

“Ad eccezione delle aziende che svolgono attività veramente essenziali legate all’alimentare, alla sanità, alla sicurezza, alla produzione di carta a ciclo continuo e all’informazione, e dove vengano effettivamente fatti e rispettati i protocolli per la sicurezza. I lavoratori lombardi non hanno mai avuto problemi a lavorare ma non permetteranno di mettere a rischio la propria vita per farlo”, affermano i Segretari generali Donatella Perazzi (SLC-CGIL), Silvio Belleni (FISTel CISL) e Bruno Bifronte (UILCOM-UIL).

Anche i lavoratori del settore trasporti della regione Lombardia hanno fatto sentire la loro voce.

La Filt-Cgil, la Fit-Cisl e la Uiltrasporti hanno diramato il comunicato “La pazienza ha un limite” nel quale precisano che “Il decreto del governo, firmato in data 22 marzo, tiene conto solo in misura parziale delle istanze che CGIL, CISL e UIL hanno posto: molte attività non indispensabili sono state inserite tra quelle che possono continuare a lavorare”.

Così facendo – prosegue il comunicato – si contraddice un principio per noi basilare, ovvero: la salute e la sicurezza della persona sono prioritarie rispetto a qualsiasi altra esigenza”.

I lavoratori lombardi del settore trasporti (nei magazzini, sui treni, sui mezzi pubblici, negli aeroporti, nelle infrastrutture, sui furgoni), nella piena consapevolezza dell’importanza delle loro funzioni operative in questa emergenza sanitaria, chiedono “solidarietà” alle istituzioni “affinché diminuiscano il numero delle attività permesse e fermino quelle aziende il cui operato non risulta indispensabile alla sopravvivenza della nostra Nazione” e chiedono alle aziende “l’attivazione degli ammortizzatori sociali a sostegno di quei lavoratori non impegnati nelle filiere essenziali del trasporto e il riconoscimento della retribuzione per quei lavoratori che nei giorni scorsi non hanno potuto prendere servizio a salvaguardia della propria salute”.

Leonardo, un’azienda di indubbia rilevanza strategica del settore aerospaziale, con importanti insediamenti produttivi in provincia di Varese, ha fatto sapere che “nella sola giornata di ieri (lunedì 23 marzo, ndr) ha registrato nei propri siti in Italia oltre il 70% delle presenze dei propri dipendenti in linea con le attività programmate. Lo svolgimento dei processi produttivi – sottolinea il comunicato aziendale – sta avvenendo secondo le condivise esigenze di sicurezza e salute dei luoghi di lavoro, nonostante le iniziative di sciopero. Prosegue invece il dialogo costante e costruttivo con le parti sociali con l’obiettivo di garantire – conclude l’azienda – l’operatività del comparto strategico dell’aerospazio e difesa”.

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