Giuseppe Lualdi
Scoppia la “macchina a vapore”

La macchina, definita infernale dai proprietari delle case (catapecchie) confinanti con l’azienda del Lualdi, era mal vista anche dal prevosto Piazza e faceva storcere il naso ai canonici Airoldi e Todeschini...

Giorgio Giacomelli

BUSTO ARSIZIO

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Giuseppe Lualdi, tintore in vicolo dei Lualdi numero 173 – 174, aveva impiantato, legge consenziente, nel fabbricato di proprietà adiacente all’agglomerato di case che si addossavano alla Basilica di San Giovanni, una “macchina del vapore”, ritenuta  idonea a tingere i cotoni in matasse.

La macchina, definita infernale dai proprietari delle case (catapecchie) confinanti con l’azienda del Lualdi, preoccupati per il fuoco che trasudava dalle sue fauci, tanto meno dal fumo che avvolgeva i loro fienili, le loro stalle, era mal vista anche dal prevosto Piazza e faceva storcere il naso ai canonici Airoldi e Todeschini.

Il Lualdi, ritenendosi un pioniere, un innovatore, tirava avanti noncurante degli umori dei vicini, che guardavano la macchina di malocchio perché toglieva il pane dalla bocca degli artigiani, delle piccole aziende a carattere famigliare, degli artisti.

Un giorno dell’aprile 1859, la macchina, a furia di ingoiar carbone e vomitare fumo, saltò in aria con un tremendo boato che riempì di terrore tutto il borgo, fece tremare i vetri della chiesa , della casa del prevosto, dei canonici, appiccò il fuoco alle case circostanti.

Arrivò di gran carriera la “macchina idraulica”, con i suoi addetti, il direttore ed il custode. L’incendio venne domato, non senza aver procurato gravi danni, solo in parte risarciti dall’assicurazione.

Passata la paura, nell’offelleria del Magnaghi, situata di fronte alla ditta Lualdi, ripresero le discussioni politiche, improntate alla massima cautela che la traballante dominazione austriaca ancora imponeva. La macchina infernale venne quasi dimenticata, fu solo oggetto di scherno da parte di non poche nemici che, fregandosi le mani, sussurravano “l’avevamo detto che non sarebbe durata”.

Si sparse voce nel borgo che Giuseppe Lualdi era intenzionato ad impiantare una nuova macchina a vapore.

Pronta fu l’istanza di protesta inviata in data 28 luglio 1859 alla Deputazione Comunale di Busto Arsizio sottoscritta dal Prevosto Bartolomeo Piazza, dal Conte Luigi Airoldi Canonico Curato Anziano, dal Canonico Curato Todeschini, da Aquilino Crespi, da Giuseppe Crespi detto Bonino, da Maria Marcora ved. Pellegatta, da Maddalena Pellegatta.

L’istanza manifestava non solo la perplessità per l’allestimento nello stesso luogo di una macchina a vapore che tre mesi addietro aveva arrecato notevoli danni alle proprie abitazioni, altresì ravvisava la preoccupazione della gente del posto, avvertita dall’assicurazione che l’incendio era quasi prevedibile ed al riguardo sanciva la decadenza di ogni copertura nel caso di mancata segnalazione di avvenuta installazione di nuovo impianto nella medesima sede di quello precedente.

La Deputazione, allarmata, convocò d’urgenza Giuseppe Lualdi, defilatosi e non reperibile per vari giorni. Poi il Luadi chiese copia dell’istanza al fine di poter fornire proprie considerazioni attinenti al nuovo impianto.

Non furono mai trovate tracce della replica di Giuseppe Lualdi.

La Deputazione impose al Lualdi di dar notizia del nuovo impianto allestito secondo i regolamenti vigenti.

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