Senso di Giustizia

Grazie a un commento di una carissima amica, ho ricordato un vecchio detto Bustocco che recita così: "Scuà su a tò cò" - letteralmente "scopa casa tua" frase gergale, per niente volgare...

Gianluigi Marcora

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Grazie a un commento di una carissima amica, ho ricordato un vecchio detto Bustocco che recita così: “scuà su a tò cò” – letteralmente “scopa casa tua” frase gergale, per niente volgare, anche se qualcuno potrebbe sottintendere altri significati. Qui, lo “scopare casa propria” vuol dire “fai pulizia in casa tua” ma pure “prima di parlare vedi se sei in linea con quel che dici“.

La frase in dialetto Bustocco va indirizzata specialmente ai cosiddetti “soloni” (legislatori che dettano leggi) del pensiero; coloro che sanno tutto di tutti e che pontificano. Coloro – in buona sostanza – che pontificano …. poi quando sono alle prese coi problemi a cui hanno dato la loro soluzione (sine qua non), si comportano in maniera differente.

La frase mi ha fatto ricordare certi momenti antichi in cui mi hanno coinvolto (mio malgrado). Una signora disse allora a mia madre “un dì, chèl malcapàci lì al ta farò piangi” e la mia Pierina, la prese male. Invece di rispondere come faceva di fronte a qualsiasi domanda, stette zitta, incassò ed ebbe timore di quella “profezia“; come a dire ….perchè mi dice così? – Aggiunse solo queste parole ….”à idàem” (vedremo) che non era proprio una risposta esaustiva, ma il suo “vedremo” suonava quasi come una sfida.

Sul “piatto della bilancia” c’era la mia vivacità, la mia turbolenza (se proprio dobbiamo dirla tutta), anche la mia voglia di scatenarmi nei giochi, anche in qualche bricconaggine che mi costava spesso in ramanzine, alcuni scappellotti, qualche tiratina d’orecchi, qualche presa energica da parte di mamma dei miei riccioli. Ci aggiungo pure qualche monito che la mia Pierina mi faceva, del tipo ….”quando capirai?” dentro cui c’erano le invocazioni al Buon Dio di farmi essere meno turbolento, di farmi capire le insidie dei pericoli, di non fare tutto ciò che mi passava per il cervello, ma (una volta tanto) pensare almeno una volta e mezza prima di agire. Per non incorrere nella “reprimenda” che mamma adottava ….spesso e volentieri.

Qui, riconosco platealmente il “senso di Giustizia” che aveva mamma. L’ho sperimentato per anni e l’ho pagato quando lei, mi metteva sul “banco degli imputati“. Mi ha insegnato in quei frangenti, una frase che adotto pure io anche al giorno d’oggi. E cioè: “ricordati” – diceva mamma – “che a ogni azione segue una reazione“. Io avrei dovuto pensarla già allora quella frase, tuttavia, evidentemente, al mio pensiero spesse volte seguiva istantaneamente l’azione e non pensavo alla reazione.

L’avessi fatto, mia madre avrebbe avuto ….”meno lavoro” nell’educarmi e io avrei avuto meno conseguenze nella “certezza della pena“; si, perchè mamma non me ne perdonava una (solo anni dopo ho capito che non era vero – lei avrebbe dovuto castigarmi 15 volte al giorno, mentr’invece mi castigava “solo” 6 volte. Le altre 9 volte, la mamma le metteva nella “tolleranza” perchè “fiò l’è fiò” (ragazzo è ragazzo) e non tutti hanno l’argento vivo addosso o quella ….adrenalina sempre accesa.

Tornando a bomba alla ….profezia e al “redde rationem” alcuni anni più tardi (non troppi, ma si era quasi adulti), la signora in questione ebbe un gravissimo problema familiare. Tanto grave da giungere (quasi) alla disperazione. Sembrava non avesse via d’uscita e si lamentava spesso coi vicini e con i conoscenti. La causa di tutto ciò era dovuta a sua figlia. Costei aveva causato del “male” in famiglia e nonostante reiterate ….. avvisaglie, si arrivò al fatto che fece piangere l’intera sua famiglia.

Ciò che mi colpì veramente fu la reazione della mia Pierina. Non accorse subito a casa della signora. Attese qualche giorno. Non voleva correre e farsi vedere dalle altre persone, alcune delle quali erano quasi “contente” del fattaccio. La mia Pierina scelse una sera e portò la sua solidarietà a quella famiglia. Non fece accenno minimamente alla “profezia” e disse solo ….”coraggio, sono cose che capitano“.

Visto che io vidi l’abbraccio fra la mia mamma e la signora, la mia Pierina mi catechizzò con un perentorio: “non augurare mai del male alle persone …anche a coloro che potrebbero augurarlo a te …. anche chi ride dei fatti negativi altrui …. il male ritorna poi a chi lo augura”. Grazie, Pierina di essere la mia mamma.

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